Diritto alla famiglia e unioni civili, crescono davvero le tutele?

di Alessandro Lazzari

A seguito di un lungo e difficile iter parlamentare anche l’Italia ha una legge che consente a due cittadini dello stesso sesso di godere di diritti, prima riservati alle sole coppie eterosessuali e inoltre introduce, regolamenta e tipizza i contratti di convivenza, nelle tre forme di relazioni personali:

  • La convivenza di fatto
  • Il contratto di convivenza
  • Le unioni civili

Fondamentalmente la differenza sta nel fatto che la convivenza è imperniata sulla volontà delle parti di mantenere la massima autonomia, al contrario dell’unione civile caratterizzata da vincoli imposti dallo status di coniugi. Nella pratica il riconoscimento della convivenza prevede una serie di facoltà che possiamo riassumere in questo modo:

Convivenza di fatto

  • il diritto di visitare il convivente in carcere o in ospedale
  • designare il partner come rappresentante per le scelte più delicate in caso di malattia grave o morte
  • oppure i diritti di abitazione nella casa comune o la partecipazione agli utili dell’impresa
  • stipulare un contratto di convivenza davanti ad un avvocato o un notaio

semplici facoltà che possono essere esercitate o meno e tale convivenza non genera una nuova famiglia così come non fa mai sorgere il diritto alla pensione di reversibilità.

Mentre la disciplina dell’unione civile, dedicata alle coppie omosessuali, è modellata in gran parte sui diritti e doveri dei coniugi, anche se rimangono fuori alcuni dettagli normativi che potranno facilmente essere sistemati:

Unioni civili

  • diritto alla pensione di reversibilità
  • diritto agli alimenti
  • diritto di eredità
  • obbligo reciproco di assistenza morale e materiale
  • obbligo di contribuire ai bisogni comuni

Così come stanno le cose si evidenzia che le “coppie di fatto”, non unite civilmente e che sono la stragrande maggioranza, rimarranno discriminate per la mancanza di alcuni diritti fondamentali; coppie non sposate che si troverebbero ad affrontare potenziali difficoltà economiche qualora il partner venisse a mancare. Come potrebbero fare queste coppie conviventi per vivere una vita serena sotto l’aspetto finanziario regolandosi adeguatamente dal punto di vista della previdenza e del welfare? Vogliamo dare alcuni suggerimenti che possono seguire l’evoluzione della coppia di fatto e i suoi bisogni.

Polizza temporanea cosa morte, una copertura assicurativa “puro rischio” che può tutelare la coppia come nucleo, liquidando un capitale al partner che dovesse rimanere solo per una disgrazia.

Previdenza complementare e risparmio assicurativo, che rappresentano due sistemi per accantonare, nel lungo periodo, una riserva di denaro designando il beneficiario fuori dall’asse ereditario, il convivente appunto.

Integrazione sanitaria, sottoscrivendo appositi fondi integrativi o prodotti di rimborso spese mediche collettivi.

Casa, se si dovesse decidere di sottoscrivere insieme un mutuo per l’acquisto dell’abitazione è fondamentale una tutela reciproca con una temporanea caso morte che andrebbe a coprire il debito residuo in caso di prematura scomparsa di uno dei due conviventi, senza dimenticare la polizza che tutti i nuclei famigliari dovrebbero avere, la così detta polizza del capo famiglia (rcvt).