di Anna Messia

 

L’obiettivo è chiaramente quello di farsi trovare pronti e perfettamente allineati alle nuove disposizioni di Banca d’Italia sul Bancoposta, prima del debutto a Piazza Affari, atteso per l’autunno. Con questo traguardo chiaro in mente alle Poste hanno aperto ben undici cantieri, che rappresentano altrettanti pilastri di un più articolato master plan.

Un progetto cruciale per Poste Italiane, avviato fine 2014, che punta a colmare le carenze della divisione bancaria rispetto alle disposizioni messe a punto dall’istituto guidato da Ignazio Visco a fine maggio scorso.

La disciplina predisposta da Banca d’Italia, come noto, ha lo scopo di definire per il Bancoposta regole prudenziali sostanzialmente allineate a quella delle altre banche, benché ci sia necessariamente bisogno di tenere conto delle caratteristiche peculiari della divisione bancaria del gruppo, che opera attraverso la rete degli uffici postali e che non eroga direttamente credito. Un percorso iniziato a maggio del 2011, quando Bancoposta ha dovuto creare una patrimonio separato di un miliardo di euro, destinato esclusivamente all’attività della divisione bancaria che, insieme a Poste Vita, rappresenta ormai il pilastro portante del gruppo. I numeri parlano chiaro: l’utile 2014 conseguito dal patrimonio Bancoposta è stato di 440 milioni, mentre Poste Italiane Spa ha chiuso l’anno con un risultato netto di 57 milioni, a causa delle perdite del settore postale. La riorganizzazione della divisione rappresenta quindi un tassello fondamentale in vista della privatizzazione del gruppo.

L’ultima stretta di Bankitalia ha coinvolto questa volta più aspetti della divisione bancaria, con inevitabili modifiche dello statuto sociale e del regolamento del patrimonio Bancoposta. Via Nazionale ha dettato per esempio regole sulla governance e sui controlli interni, oltre che sulla remunerazione, chiarendo pure che la società guidata da Francesco Caio non può svolgere funzioni operative rilevanti o di controllo che riguardano Bancoposta, a meno che non siano espressamente autorizzate da Via Nazionale. Nuovi presidi sono poi stati posti per esempio per l’esternalizzazione delle attività bancarie in relazione agli accordi tra Bancoposta e la rete commerciale di Poste Italiane, con l’aggiunta nuovi adempimenti per la rete distributiva e paletti più rigidi per gli adempimenti relativi alla rete distributive all’attività fuori sede. Tra giugno e luglio dello scorso anno Poste Italiane si è messa subito al lavoro avviando un’attività di autovalutazione condotta da un gruppo di lavoro per definire le contromisure. A settembre scorso il progetto è stato messo a punto, con la definizione delle misure da adottare e delle relative tempistiche. Poi a dicembre è arrivato anche il via libera del cda e il fascicolo è stato spedito a Bankitalia. Ora, finalmente, è il momento dei cantieri. (riproduzione riservata)