di Claudia Cervini

Intesa Sanpaolo muove con decisione sul risparmio gestito. Se da un lato Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, ha ribadito ieri che la banca sta preparando l’acquisizione di un brand internazionale con una valutazione non superiore alla divisione private del gruppo (stimata tra 10 e 15 miliardi), dall’altro la Ca’ de Sass ha avviato una profonda riorganizzazione nell’area private banking.

Una mossa propedeutica a potenziare il polo del risparmio gestito, per il quale un’operazione di m&a si fa sempre più concreta. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza a partire dal 1° luglio sarà operativa la cessione di ramo d’azienda relativa alle attività di governance da Intesa Sanpaolo Private Banking a Banca Fideuram. Il progetto prevede la cessione del pacchetto azionario della divisione private banking e della fiduciaria Siredif a Banca Fideuram. E, secondo quanto riportato dalle organizzazioni sindacali (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfum, Ugl, Uilca e Unisin), anche il passaggio di 110 dipendenti attivi nelle funzioni di governance (compliance, risk management, amministrazione finanza e controllo, It operation e affari generali). Una manovra in linea con l’obiettivo del piano d’impresa 2014-2017 che prevede la creazione un unico polo del private banking. Non va dimenticato che il piano industriale triennale stima risparmi di costi per 800 milioni di euro grazie alla semplificazione della struttura societaria, alla razionalizzazione della copertura territoriale (gli sportelli) e alla razionalizzazione del portafoglio di immobili. 
La logica è quella della polarizzazione delle attività ai fini di raggiungere una maggiore efficienza e di sviluppare questi settori con l’aumento delle masse gestite.

 

La riorganizzazione in corso nella divisione pr vate banking non investe, almeno per il momento, le reti distributive che rimarranno separate. A partire dal 1 luglio diventeranno operative anche le nomine: Paolo Molesini, dal 2004 amministratore delegato di Intesa Private Banking, ma con un passato da assicuratore, subentrerà a Matteo Colafrancesco a capo della divisione private (che rimarrà all’interno del team in una posizione di vertice). Tutto è pronto, insomma, per un cambio di passo che dovrà essere decisivo vista la sfida dell’acquisizione e, successivamente, di un’ipotetica quotazione in Borsa. In un’intervista a Bloomberg Tv Messina ha ribadito che la Ca’ de Sass, per il consolidamento guarda a un marchio internazionale del private banking perché fra gli obiettivi di questa crescita nell’asset management c’è quello di un’espansione e diversificazione sui mercati internazionali. Particolarmente rilevante nella decisione sarà la taglia dell’acquisizione. Il marchio dovrà infatti essere di dimensioni minori o pari alla valutazione attuale della divisione private banking di Intesa, che intende crescere in questo business mantenendo però il controllo della nuova entità.

Attualmente la banca ragiona su una valutazione della divisione di private banking che va da 10 a 15 miliardi di euro, a seconda che si prenda a riferimento il price-earnings o il price-to-book value. Qualora si trattasse di un’acquisizione di taglia piccola o media la Ca’ de Sass concluderebbe un’operazione cash, se l’acquisizione fosse di taglia superiore allora sarebbe finalizzata in parte tramite cash e in parte tramite azioni.

L’attenzione di Intesa Sanpaolo per questo comparto trova un riscontro nei conti. Nella trimestrale appena chiusa il risparmio gestito ha registrato un aumento di circa 22 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con circa 14 miliardi di raccolta netta, di cui circa 4 miliardi convertiti da raccolta amministrata. La divisione, sempre nel primo trimestre 2015, ha registrato proventi operativi netti per 427 milioni, ossia circa il 9% dei proventi operativi netti consolidati del gruppo (salito del 9% rispetto al primo trimestre 2014), +22% rispetto a 350 milioni del primo trimestre 2014. (riproduzione riservata)