Massimo Giannini

Solo le anime candide potevano illudersi che le Operette Immorali del capitalismo italiano finissero con l’ignominiosa retata dei «Ligrestos» ordinata dai pubblici ministeri di Torino. Nuovi e indecorosi capitoli si aggiungono, alla saga infinita dei Poteri Morti. O Marci, secondo i punti di vista. Non bastava Ubibanca e la profanazione del tempio bresciano di Giovanni Bazoli, storico patriarca del sistema bancario italiano, l’uomo che ha salvato e ripulito l’Ambrosiano di Roberto Calvi infestato da piduisti corrotti, mafiosi incalliti e cardinali impenitenti. Ora arriva al suo naturale epilogo anche lo scandalo Carige, cassa spolpata a dovere dai vertici che hanno lucrato laute provviste in nero sui conti esteri e hanno distribuito prestiti generosi alle sacre famiglie e ai cacicchi locali. La vera domanda è: quanti sono i Berneschi d’Italia? Come sempre, il garantismo impone cautela e sconsiglia processi sommari. Ma quello che è accaduto a Genova è già sufficientemente chiaro. I conti di quella banca parlano da soli, il crollo dei ratios patrimoniali e l’urgenza di aumentare il capitale (operazione a questo punto gravemente compromessa) sono l’altra faccia di un credito erogato solo in base alle clientele e negato alle piccole imprese che in questi anni sono crepate a migliaia per effetto del credit crunch. I capitali esportati e occultati all’estero sono invece la vera faccia di una classe dirigente miserabile, dedita a predicare le virtù pubbliche e a praticare i vizi privati. Intorno, regnano l’accidia dei regolatori o la

miopia dei vigilanti. Nessuno sa niente, nessuno vede niente. Che senso ha, poi, prendersela con le Procure che intervengono a valle, quando la malafinanza ha ormai rotto gli argini e inondato i mercati di vergogna? Da Genova a Bologna. Il passo è breve, anche se la storia è assai diversa. Che l’operazione Unipol sulla disastrata galassia ligrestiana di Fonsai presentasse qualche aspetto poco chiaro, in questi due anni, lo sapevano e lo scrivevano un po’ tutti. Dall’effettiva capacità patrimoniale del gruppo assicurativo delle coop ai valori di concambio, le criticità erano sotto gli occhi di tutti. Ma che si arrivasse a un avviso di garanzia per aggiotaggio ai danni di Carlo Cimbri era difficile immaginarlo. Aspettiamo con fiducia gli sviluppi delle inchieste e le decisioni della magistratura giudicante. Ma l’inquietudine resta, ed è forte. Tanto più che l’operazione Unipol-Fonsai ha avuto ed ha tuttora una portata «di sistema», visto che a progettarla e a gestirla è stata soprattutto Mediobanca, con la regia indiscussa di Alberto Nagel. Nel frattempo, in Borsa piovono pietre. Centinaia di migliaia di ignari e incolpevoli risparmiatori pagano un conto salatissimo alla Questione Morale che continua ad ammorbare il povero capitalismo tricolore. m.giannini@repubblica.it