Cat Bond, chi non teme i Maya

Eppure anche sui disastri si può speculare. Esistono emissioni (catastrophe bond, meglio noti con il più accattivante nomignolo di cat bond) o derivati (cat swap) su tutti i flagelli immaginabili emesse da assicuratori, riassicuratori o enti pubblici per finanziare la ricostruzione e il risarcimento dei danni in caso di calamità. 
E in un mercato finanziario tradizionale che assomiglia sempre di più a uno scenario post apocalittico potrebbero essere degli strumenti di investimento decisamente attraente sotto il profilo della diversificazione del rischio. anche perché decorrelati dall’andamento delle Piazze. Il funzionamento è piuttosto semplice: chi si assume il rischio (risk carrier) emette il bond tramite una specifica società (special purpose vehicle). La raccolta viene detenuta in un fondo fiduciario collaterale (collateral trust) vincolato ad investimenti liquidi e con rating elevati e per di assicurata da uno swap counterparty che garantisce giornalmente il valore del collaterale detenuto dal trust». 
«Se si verifica l’evento il titolo va in default e il capitale raccolto viene utilizzato per i risarcimenti», spiega Riccardo Milan, responsabile per l’Italia di Capital Strategies Partners. Peraltro aggiunge Milan «i fondi specializzati, come Eskatos, diversificano a mosaico sia a livello geografico sia nell’ambito del rischio così da abbassare i livelli di rischio mantenendo elevata la redditività». Un universo attraente quindi ma riservato per lo più a istituzionali o a privati con elevata disponibilità. Solo di recente iniziano ad apparire prodotti (quelli di Azimut ad esempio) destinati a un mondo retail più ampio.