?Passera e Ghizzoni si sono incontrati per discutere il rilancio del San Raffaele ma sono andati oltre. Fissando l’agenda della nuova collaborazione tra i due gruppi. Sul tavolo infrastrutture e Fideuram-Pioneer 

di Andrea Di Biase

 

C’era una volta la grande sfida tra Intesa Sanpaolo e Unicredit.

 

Solo pochi mesi fa i due principali istituti italiani non erano solo acerrimi concorrenti sui mercati del risparmio e del credito, ma incarnavano anche due modi diametralmente opposti di fare banca. Da un lato la Ca’ de Sass, con la dichiarata vocazione di essere banca «nel Paese e per il Paese» e pronta a sostenere, non solo attraverso il credito, quei progetti ritenuti strategici per l’economia nazionale, purché economicamente sostenibili; dall’altro Piazza Cordusio, la cui stella polare, durante il lungo regno di Alessandro Profumo, è stata unicamente la creazione di valore per gli azionisti, anche a costo di rinunciare a quelle operazioni di sistema, alle volte fondamentali in un capitalismo di relazione come quello italiano.

Questo non significa che in passato le due banche non abbiano né dialogato né cooperato. Ci sono state occasioni, infatti, in cui Intesa e Unicredit si sono trovate l’una accanto all’altra. È successo, ad esempio, ai tempi del convertendo Fiat e della mini-scalata di banche e fondazioni alle Generali.

 

Ma allora a fare da trait d’union tra i due istituti fu l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, grande regista sia del salvataggio della Fiat ad opera del sistema bancario sia della difesa delle Generaliin nome dell’italianità. Dopo l’arrivo di Mario Draghi in Via Nazionale, invece, le occasioni di collaborazione tra i due colossi sono state più sporadiche e prevalentemente legate alla contingenza. È stato così, ad esempio, nel caso della messa in sicurezza della Carlo Tassara, grande azionista ma anche grande debitrice di Intesa Sanpaolo, verso la quale era tuttavia fortemente esposta (per via dei crediti concessi a Romain Zaleski dall’allora Capitalia) anche Unicredit. Più frequenti sono stati invece gli episodi in cui le due grandi banche si sono differenziate: dal salvataggio dell’Alitalia, sponsorizzato e portato a termine della Ca’ de Sass e al quale non ha invece partecipato Piazza Cordusio, alla costituzione del nocciolo duro di soci per la Telecom Italia del dopo Tronchetti Provera, dove Intesa Sanpaoloha investito di suo per affiancare Mediobanca e Generali accanto agli spagnoli diTelefonica. Se poi si ripensa alle polemiche seguite alla fusione tra Unicredit e Capitalia e al monito di Giovanni Bazoli contro il rischio di una influenza eccessiva di Piazza Cordusio su Mediobanca e Generali, il recente flirt tra i vertici delle due grandi banche appare proprio come qualcosa di rivoluzionario. È stato proprio Bazoli, non più di due settimane fa, a tendere la mano ai nemici di un tempo, invitandoli a partecipare a progetti comuni nel campo delle infrastrutture. Un invito prontamente raccolto dall’amministratore delegato Federico Ghizzoni che si è detto «molto interessato» a collaborare con Intesa Sanpaolo in questo settore, ribadendo la nuova vocazione di sistema della banca di Piazza Cordusio. Un modo rinnovato di intendere la banca, promosso come linea guida per il dopo-Profumo dal vicepresidente Fabrizio Palenzona e già messo in pratica nel salvataggio del gruppo Fondiaria-Sai prima e nel tentativo, poi fallito, di creare, proprio assieme a Intesa, una cordata italiana per la Parmalat. Ma che i rapporti tra le due banche non siano più tesi come un tempo lo testimonia anche il fatto che Unicredit è stata invitata dalla Ca’ de Sass a fare parte del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale da 5 miliardi da poco lanciato dall’istituto guidato da Corrado Passera. Una decisione impensabile ancora fino a poco tempo fa, considerato anche che Banca Imi non era stata invitata (forse anche in virtù del ruolo di regia ricoperto da Mediobanca) a fare parte del consorzio dell’aumento da 4 miliardi lanciato da Piazza Cordusio nel 2010.

Ma questi segni di affetto sono solo la punta di un iceberg ben più consistente. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, infatti, l’avvicinamento tra le due banche avrebbe un carattere ancora più organico di quanto pubblicamente appare. La scorsa settimana, infatti, Passera e Ghizzoni si sono visti a colazione e si sono a lungo intrattenuti per analizzare i possibili campi di cooperazione tra i due istituti.

Un primo terreno comune d’azione è stato individuato nella ristrutturazione del debito del San Raffaele di Milano. Il rilancio dell’ospedale fondato da don Verzé, nei confronti del quale Intesa Sanpaolo è esposta per circa 100 milioni, mentre Unicredit per circa 70, avrebbe dovuto essere l’unico tema trattato nell’incontro tra i due banchieri. In realtà Passera e Ghizzoni avrebbero approfittato dell’occasione e si sarebbero soffermati anche su altri temi di interesse per le due grandi banche, come appunto le infrastrutture e l’asset management. Su quest’ultimo argomento, in particolare, nel corso dell’incontro sarebbe emersa l’idea di studiare eventuali forme di collaborazione tra Pioneer, la società di asset management che Piazza Cordusio ha provato senza successo a valorizzare (con una cessione o attraverso la quotazione in borsa), e Banca Fideuram, la società di private banking della Ca’ de Sass, che può contare su una rete di 4.300 professionisti. Il futuro di Pioneer, che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha auspicato italiano, potrebbe dunque non passare da Eurizon Capital, come si pensava a inizio anno dopo le esternazioni di alcuni dei principali soci di Intesa Sanpaolo, ma proprio da Fideuram, la cui quotazione in borsa, pur essendo stata congelata in attesa di tempi migliori, continua ad essere uno degli obiettivi di Passera. Quale forma prenderà l’eventuale asse Fideuram-Pioneer è ancora presto per dirlo, così come è presto ipotizzare fino a dove si spingerà la cooperazione tra le due grandi banche. Se infatti c’è chi ritiene che questa possa rimanere circoscritta a pochi, seppur importanti campi, c’è anche chi vede in un futuro nemmeno troppo remoto scenari finora impensabili come addirittura una fusione tra i due istituti. Fantafinanza? Forse, anche se recentemente proprio Palenzona parlando con alcuni amici avrebbe indicato nell’unione tra le due banche la strada maestra. (riproduzione riservata)