Quesito su impignorabilità ed insequestrabilità

Il codice civile regolamenta questa materia all’art. 1923:

“Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva (c.p.c 491) o cautelare (c.c. 1246, n.3: c.p.c 670)”.

Ciò significa che, anche in caso di fallimento del contraente o del beneficiario, tali somme non vengono ripartite tra i creditori.

Nel caso specifico mi interesserebbe sapere se quanto sopra è operante sia per le polizze vita contratte a  fini previdenziali (ovvero con la figura dell’assicurato) che per quelle denominate “contratti di capitalizzazione”, dove non sempre la figura dell’assicurato è presente.

Mi pare di capire che il Tribunale di Parma (prima sezione civile, sentenza n. 1107 del 10 agosto 2010) abbia emesso una sentenza nella quale in riferimento ad una polizza unit linked non essendo garantito il rendimento della stessa non veniva considerata impignorabile in quanto non contratta con finalità previdenziali.

Vorrei ora capire: una polizza di capitalizzazione del ramo vita, senza la figura dell’assicurato, comunque con  rendimento minimo garantito ha o non ha le caratteristiche di impignorabilità ed insequestrabilità?

 
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L’articolo 1923 del codice civile – diritti dei creditori e degli eredi – al primo comma dice: le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare.

In pratica tutte le polizze in cui è presente seppur in minima parte  il rischio demografico e nelle quali è presente la figura dell’assicurato che si possono qualificare come polizze vita quali le caso morte, caso vita, miste, in valuta, index e unit linked, ecc. non sono sequestrabili o pignorabili.
Qualcosa è cambiato quando la prima sezione della Corte di Cassazione, con sentenza della prima sezione civile n. 8676 del 25 gennaio – 26 giugno 2000 ha dato una lettura restrittiva all’articolo 1923 con l’obiettivo di scoraggiare chi, mediante i versamenti in un prodotto assicurativo, cercasse uno scudo giuridico al riparo dei creditori.

La Corte di Cassazione ritiene che, oggetto  delle speciali tutele previste dall’articolo 1923 come impignorabilità e insequestrabilità, siano la rendita o il capitale erogati a favore del contraente o del beneficiario al verificarsi dell’evento per cui è stato stipulato il contratto.

L’indennizzo finale che l’assicuratore paga a favore dei beneficiari nel caso morte e il capitale e/o rendita a favore del contraente o del beneficiario nel caso vita sono esenti da pignoramento, da sequestri e anche dal fallimento.
Il raggiungimento dell’evento assicurato rappresenta la concretizzazione del contratto stipulato e l’indennizzo finale la sua conclusione.

Diversa è l’interpretazione che la Corte di Cassazione ha sentenziato riguardo ai riscatti effettuati prima che l’evento oggetto di contratto si sia realizzato.
Le somme ricevute come riscatti anticipati da parte della compagnia a favore dell’assicurato o di chi risulta legittimato a riceverle possono essere aggredite dai creditori e confluiscono nel fallimento.

In pratica, l’impignorabilità e la non sequestrabilità delle polizze miste, caso vita e morte, index e unit linked,…sono diritti inviolabili se vengono portati a termine i contratti fino al verificarsi dell’evento assicurato, altrimenti, se si effettua un disinvestimento anticipato si presuppone che siano stati sottoscritti solamente con la chiara intenzione di eludere i creditori.

Innovativa  è invece la pronuncia del Tribunale di Parma del 10.08.2010, con la quale si dichiara la non applicabilità del divieto di pignoramento delle polizze vita a quelle rientranti nelle categorie unit ed index linked.

Negli ultimi anni, il mondo assicurativo ha proposto ai consumatori delle particolari polizze vita che prendono il nome di polizze unit linked ed index linked.
La loro particolarità risiede nel fatto che il premio versato garantisce un rendimento collegato all’andamento di un fondo finanziario (per le unit linked) o di un indice azionario (per le index linked) che può essere riscosso – insieme al capitale versato – non solo in caso di morte dell’assicurato, ma anche alla scadenza naturale del contratto “assicurativo”.

Nella sentenza de qua, il Tribunale di Parma solleva il velo sulla congerie di prodotti finanziari proposti come “assicurazioni sulla vita” precisando la ratio, e di conseguenza il limite di applicazione, del principio di impignorabilità e insequestrabilità delle somme relative all’assicurazione sulla vita, sancito dall’art. 1923 cod. civ.

Pur confermando tale principio, il Tribunale di Parma ha stabilito che le polizze index o unit linked sono da considerarsi prodotti finanziari a tutti gli effetti in quanto le caratteristiche tipiche di “prodotto finanziario” prevalgono sulla componente assicurativa, ancorché presente.
In particolare, il fatto che tali polizze siano contratti legati agli indici di uno o più mercati borsistici significa che l’entità del capitale assicurato dipende interamente da un indice azionario. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le polizze sono a premio unico e possono essere sottoscritte per coprire sia il caso vita che il caso morte.
Ne deriva che è del tutto secondario che a tale forma di investimento finanziario sia associata un’assicurazione sulla vita per il periodo dell’investimento.

Costituendo soprattutto un investimento finanziario che non ha la finalità, almeno in via principale, di soddisfare bisogni di carattere previdenziale, tali prodotti non possono beneficiare del divieto di pignorabilità previsto dal legislatore, potendo quindi essere aggrediti con le normali procedure esecutive.

In conclusione, risulta di palmare evidenza che, qualora venisse definitivamente acquisito il principio sostanzialistico espresso dal Tribunale di Parma, si realizzerebbe una forte espansione dei poteri dei creditori di quei soggetti che, proprio per evitare di subire azioni esecutive, hanno sottoscritto polizze index o unit linked nella speranza di approfittare del regime previsto dall’art. 1923 del cod. civ..

Alla luce di questa sentenza vi è una schiera di magistrati che ritiene che tali contratti non siano da ascriversi nei contratti vita e come tali non godano dei benefici di impignorabilità e  insequestrabilità e  un’altra serie di esperti che invece sostengono l’assoluta appartenenza ai contratti vita perché per il  1882 contengono  il rischio  demografico anche se in minima parte e quindi sono da ascriversi ai contratti vita.

Resto scettico sui contratti di capitalizzazione che non avendo inserita in polizza la figura dell’assicurato non possono dirsi a pieno titolo contratti vita e come tali non fruiscono dei benefici del 1923 C.C.

Cito per la cronaca anche un’altra sentenza della Corte di Cassazione a favore dell’impignorabilità di un soggetto al quale il curatore fallimentare voleva nel fallimento far confluire anche una polizza che era stata stipulata in bonis cioè in epoca non sospetta a puro titolo previdenziale che nulla aveva a che fare con il pregiudizio dei creditori e la sentenza ha ribadito il divieto di pignoramento di quelle somme   Le sezioni unite della Cassazione, con la sentenza n. 8271 del 31 marzo 2008, hanno risolto il contrasto giurisprudenziale (tra Cass. n. 8676/00 e le precedenti Cass. nn. 1811/65; 2802/72; 11975/99) in ordine alla questione se sia o non sia legittimato il curatore del fallimento ad esercitare il riscatto della polizza vita stipulata dal fallito, già in bonis, con l’impresa assicuratrice, stabilendo che “non essendo (per la loro funzione previdenziale) acquisibili al fallimento le somme dovute al fallito in base a contratto di assicurazione sulla vita, non è conseguentemente legittimato il curatore ad agire nei confronti dell’assicuratore per ottenere il valore di riscatto della correlativa polizza”.

In conclusione ferma la validità dell’art. 1923 c.c,  laddove si evinca la malafede e il dolo  in pregiudizio dei creditori oltre al diritto fallimentare e alle revocatorie relative,anche la magistratura ordinaria può giudicare pignorabili e sequestrabili le somme accantonate su un contratto vita; dove sono palesi le finalità previdenziali e   il contratto è stato stipulato in bonis senza alcun legame con creditori ipotetici futuri, la polizza vita è ancora oggi , al di là di sentenze dell’ultima ora frutto più di un vezzo giuridico  che di una reale modificazione degli intenti previdenziali stabiliti dal codice, l’unico strumento che difende i capitali da eventuali creditori.