Ppf, il dilemma tra divorzio e sviluppo

PAOLO POSSAMAI

Nei grafici, le principali cifre operative del gruppo Ppf del finanziere céco Petr Kellner: il 13 maggio tornerà all’esame del consiglio di Generali la discussione sull’opportunità o meno di sciogliere anzitempo il rapporto che lega i due gruppi. In tal caso, il costo per il Leone sarà di 2,53,5 miliardi di euro.

Il prossimo consiglio di Generali, venerdì 13, dovrebbe esaminare lo studio commissionato a Mediobanca finalizzato a valutare la possibilità di sciogliere anzitempo l’accordo che lega il Leone a Ppf Group. Secondo le comunicazioni ufficiali, la liquidazione del 49% di GeneraliPpf Holding in mano al finanziere cèco Petr Kellner alla scadenza del 2014 richiederà un assegno variante da 2,5 a 3,5 miliardi di euro. Il punto è stabilire quanto vale oggi e quali riverberi operativi una eventuale anticipazione potrebbe avere sullo sviluppo della società presente in 14 paesi dell’Europa centroorientale, Russia inclusa, che è l’area in cui il Leone cresce di più. Vari consiglieri del gruppo triestino sarebbero favorevoli ad accelerare per evitare di essere costretti a un aumento di capitale nel 2014, ma altri ve ne sono che temono, in caso di rottura, che Kellner possa tirarsi dietro il management della joint venture. Più in generale, tutti sanno che il portafoglio di relazioni di Ppf nell’ex galassia sovietica è pur esso un patrimonio. Lo scenario dell’esercizio anticipato della call, peraltro, non è l’unico e – oltre all’ipotesi di una quotazione parziale di GeneraliPpf Holding – alla fine sembra essere prevalente la possibilità che l’avventura a due continui.
“Noi siamo convinti che la joint venture possa incrementare il proprio valore fino a livelli superiori a quelli attesi – sostiene un portavoce di Ppf Onestamente, considereremmo quel range come un fallimento nel continuo sforzo di Ppf di creare valore addizionale per entrambi i partner in quei mercati in crescita, che il nostro Gruppo conosce bene”. Un modo per dire che Kellner non ha alcuna fretta di sciogliere l’intesa perché è convinto che nel 2014 varrà molto più di ora. Ma d’altra parte, molto dipende dall’attitudine con cui il partner vuol andare avanti. Se Generali avesse il freno a mano inserito, Kellner potrebbe decidere di dedicare le sue attenzioni ad altri business più profittevoli.
Ppf è oggi uno dei maggiori investitori stranieri in Russia, con una quota degli investimenti diretti esteri del 5% (secondo le stime dell’Ufficio statistico russo). Dalle start up e soprattutto attraverso l’acquisizione di partecipazioni in varie società russe, Kellner ha messo assieme un portafoglio che vale più di 7.5 miliardi di dollari, in settori come le assicurazioni (Generali Ppf è uno dei top 5 assicuratori vita), credito al consumo (Credit&Finance Bank, primo nel mercato), elettronica di consumo (la catena Eldorado è prima nel mercato), miniere di metalli preziosi (quota del 19,6% in Polymetal) e banking (una partecipazione del 29,9% in Nomos, seconda banca privata in Russia, valutata 3,2 miliardi di dollari due settimane fa in sede di quotazione alla Borsa di Londra). E poi ancora nel campo assicurativo c’è una partecipazione del 40% in Ingosstrakh, la più importante compagnia assicurativa russa, detenuta tramite il fondo di private equity “Ppf Beta”, partecipato al 51% da PPF e al 49 da Generali”. “Per questo – sottolinea il portavoce di Kellner piuttosto che guardare a nuovi mercati, la joint venture con Generali si concentra sullo sviluppo ulteriore della sua presenza in Paesi come la Russia e la Polonia. Questi sono Paesi in cui Ppf può davvero creare valore per la joint, grazie al suo background e alla sua esperienza”.
Nessuna fretta di rompere in anticipo sul 2014, dunque. Ma nel caso, a Kellner non mancherebbero i progetti cui dedicarsi, posto che l’accordo con Generali pesa attorno a un quarto del valore totale del suo gruppo, creato nel ’91 in concomitanza con la prima ondata di privatizzazioni di Praga. Secondo i dati della prima semestrale 2010 di Ppf Group, questa sorta di mega fondo di private equity controllato al 94,25% da Kellner disponeva di attività per 11,8 miliardi. E i piani di crescita svariano dal lancio di nuovi format di negozi per la catena retail Eldorado, all’acquisto di nuovi depositi e impianti di lavorazione per oro e argento con Polymetal, ma soprattutto guardano all’ampliamento delle attività finanziarie consumer nell’Est europeo e nel Far East. Dal quartier generale di Praga sottolineano che il gruppo non ha problemi di liquidità né di indebitamento, per sostenere le sue strategie di crescita, e al riguardo ricordano che il capitale al 30 giugno 2010 ammontava a oltre 4 miliardi di euro. E oggi Ppf fa mostra di credere molto nell’Asia e, dopo l’ingresso in Cina e Vietnam, sta ora valutando India, Indonesia e Egitto.