Moody’s conferma il rating Aa3 ad Allianz Italia

Moody’s conferma il rating Aa3 ad Allianz Italia, livello più elevato tra le compagnie assicurative operanti Paese, con outlook stabile. La valutazione è basata «sulla posizione molto forte della compagnia in termini di fondamentali finanziari e distributivi in Italia», dove il gruppo è azionista tra l’altro di Unicredit con il 2%. Il rating riflette anche la rilevanza del mercato italiano per il gruppo Allianz SE, secondo per importanza dopo la Germania in termini di raccolta premi e risultati operativi. Secondo Moody’s «tutti i brand di Allianz spa contribuiscono al forte posizionamento del gruppo in Italia», dove vanta una quota di mercato del 9,1% e una raccolta premi di 12,8 miliardi di euro a fine 2010. Nella distribuzione, Allianz Italia «si avvale di una strategia multicanale molto forte e dispone di una buona diversificazione di prodotti Vita e Danni, che rappresentano rispettivamente il 70% e il 30% della raccolta premi totale». In termini di solidità, la qualità degli asset complessivi è valutata molto elevata. La strategia di asset allocation è orientata alla prudenza ed è consistente con le linee guida del Gruppo Allianz. «Dal 2008, l’esposizione sul mercato azionario è stata significativamente ridotta e il portafoglio di titoli a reddito fisso è di qualità molto elevata, con una quota limitata all’1,7% di titoli con rating inferiori all’investment grade». Gli analisti di Moody’s osservano poi che «la performance operativa di Allianz SpA è forte, sostenuta dai buoni risultati di underwriting nei Danni e da un portafoglio Vita con elevata redditività, in un contesto che per il mercato italiano è particolarmente difficile». Nel difficile contesto del business Danni, spiega Moody’s, Allianz ha saputo ottenere significativi miglioramenti nella seconda parte del 2010 e nel primo trimestre 2011, grazie alle azioni intraprese dal management: particolarmente forte è stata la riduzione del combined ratio, che si è attestato al 97,9% alla fine di marzo rispetto al 101,2% di un anno prima. (riproduzione riservata) Franco Polacco