«Mediobanca più forte con Generali»

IL CONTROLLO DEI SALOTTI BUONI

I nuovi parametri di Basilea 3, e in particolare la possibilità computare nel capitale la partecipazione nelle Generali, potrebbero rafforzare il patrimonio di Mediobanca. Dopo il taglio dell’outlook da parte di S&P, Piazzetta Cuccia si prende la sua rivincita e, come apparso sulle colonne del Financial Times, sembra destinata a migliorare il già elevato core tier 1. L’articolo pubblicato venerdì dal quotidiano inglese, che parla di un allentamento dei rigidi paletti di Basilea, ha dato una bella spinta a tutto il settore bancario in Borsa. La migliore è stata per l’appunto Mediobanca, che ha archiviato la seduta di ieri con un progresso del 2,02%, mentre Unicredit ha guadagnato l’1,97% e Intesa Sanpaolo – per la quale il 23 maggio ha preso il via l’aumento di capitale – è salita dell’1,83 per cento. Secondo le anticipazioni del Financial Times, la Commissione Ue starebbe pensando di introdurre alcune modifiche ai principi di patrimonializzazione di Basilea 3 che permetterebbero di computare a capitale sia gli strumenti ibridi sia le partecipazioni in società assicurative. Un’ipotesi che, tra le società nostrane, farebbe bene soprattutto a Mediobanca, che non a caso ieri ha messo a segno la performance migliore del settore. Se le cose stessero davvero in questi termini, per gli analisti di Intermonte, l’istituto di Piazzetta Cuccia, nel periodo 2014-2018 «potrebbe evitare una deduzione del capitale di circa 300 punti base legata alla propria partecipazione (di maggioranza e pari al 13,24%, ndr) in Generali». Se confermata, proseguono gli analisti, che su Mediobanca hanno una raccomandazione outperform (il titolo farà meglio del mercato) con target price collocato a 9,2 euro, «si tratterebbe di una ottima notizia per Piazzetta Cuccia, che in ogni caso puà già contare su un indice di patrimonializzazione core tier 1 pari all’11,3% alla fine dello scorso marzo». 
Insomma, la sensazione è che Basilea 3 per le banche possa rivelarsi meno difficile da affrontare di quanto ipotizzato fino a poco tempo fa. Anche gli analisti di Equita Sim, in un recente report su Unicredit, ritenevano meno probabile la possibilità che la banca di Piazza Cordusio possa procedere con un aumento di capitale, proprio in vista della nuova regolamentazione di Basilea 3. Il ragionamento degli esperti della Sim si basava sulla constatazione che anche i requisiti di core tier 1 richiesti alle banche di importanza sistemica (le Sifi, categoria della quale la stessa Unicredit dovrebbe far parte) dovrebbero essere meno stringenti del previsto. «L’opinione più diffusa – scrivevano da Equita Sim – è che il range di core tier 1 richiesto possa essere dell’8,5-9,5% post Basilea 3». Dunque un livello inferiore rispetto a quello del 10% che nei mesi scorsi era stato ipotizzato.
Secondo il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, la prospettiva di regole di più «soft» sulla patrimonializzazione degli istituti di credito rispetto al previsto, rappresenta l’occasione per ribadire da parte delle banche italiane la richiesta, sostenuta anche dagli altri sistemi europei, «di una valutazione d’impatto omnicomprensiva su imprese e famiglie delle nuove regole di Basilea 3, perché i motivi di preoccupazione ci sono. Lo dicono – prosegue Sabatini – anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e Rete Imprese Italia». Il dg dell’Abi polemizza anche sulla possibilità che Basilea 3 possa finire per creare una sorta di discrasia tra Europa e Stati Uniti: «Noi – si domanda – una prima bozza di recepimento di Basilea 3 almeno l’abbiamo redatta, ma a che punto sono gli Stati Uniti? Chiediamocelo prima di vedere eventuali divergenze rispetto al testo originiario». Tuttavia, per il momento l’Ue frena e preferisce non parlare di alleggerimento dei requisiti di Basilea 3. Come fatto sapere dal commissario al mercato interno, il francese Michel Barnier, l’Ue applicherà le regole fissate in Basile 3 «rispettando il bilanciamento e le ambizioni» contenute nell’accordo. «Alcune settimane fa – osserva Barnier – qualcuno ci ha accusato di danneggiare la ripresa economica applicando regole troppo severe che avrebbero limitato la capacità operativa delle banche oggi altri ci accusano dell’opposto suggerendo che l’Europa non applicherà le regole di Basilea in modo appropriato». Si tratta di critiche, dice ancora il commissario, «ingiustificate e semplicemente sbagliate». Ciononostante, il mercato ieri ha creduto al Financial Times, anche grazie ad alcune importanti promozioni giunte dalle banche di investimento. Come nel caso di Kbw, che ha alzato il rating di Intesa Sanpaolo a outperform da market perform, confermando il target price a 2,2 euro. Soltanto il 24 maggio, invece, Standard and Poor’s aveva rivisto al ribasso, da «stabile» a «negativo», l’outlook sul merito di credito di quattro banche italiane – Mediobanca, Bnl, Findomestic e Intesa Sanpaolo – e di tre sussidiarie degli istituti che hanno un rating uguale o superiore a quello della Repubblica italiana, confermandone però contemporaneamente i rating.