Istat: nel 2010 peggiora la situazione economica per il 43,3% delle famiglie

Il 43,3% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare la propria situazione economica rispetto all’anno precedente, una quota comunque inferiore a quella registrata nel 2009 (pari al 50%), nonostante la sostanziale stabilità degli indicatori di deprivazione economica. La difficile situazione economica costringe infatti le famiglie a contrarre debiti o a fare ricorso alle proprie risorse patrimoniali (16,2% contro il 15,1% del 2009) e a risparmiare meno dell’anno precedente (19,1%)”. E’ quanto rileva l’Istat nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010.

Nel 2010 è  tornato a crescere il reddito disponibile delle famiglie (+1%), dopo la flessione del 3,1% registrata nel 2009. Considerando la variazione dei prezzi, il potere d’acquisto ha subito una ulteriore riduzione dello 0,5% (-3,1% nel 2009). Nel dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie italiane si concentra per il 53% nelle regioni del Nord, per il 26% nel Mezzogiorno e per il restante 21% nel Centro. La contrazione del reddito disponibile nel 2009 dovuta alla crisi economica non ha interessato in misura omogenea le diverse ripartizioni territoriali:  l’impatto è  stato più forte nel Nord (-4,1% nel Nord-ovest e -3,4% nel Nord-est) e più contenuto al Centro e nel Mezzogiorno (rispettivamente -1,8% e -1,2%). A contribuire significativamente alla diminuzione del reddito disponibile è stata essenzialmente la marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo) un importante apporto negativo è venuto anche dai redditi da lavoro dipendente.

In calo la propensione al risparmio delle famiglie, che si è attestata al 9,1%, il valore più basso dal 1990, 1,4 punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente. I redditi da lavoro dipendente sono aumentati dell’1%, erano diminuiti dell’1,3% nel 2009. I redditi netti da capitale sono scesi del 5,8%, dopo la caduta del 35,4% del 2009. Il reddito da lavoro autonomo e dalla gestione delle piccole imprese è risultato in calo dello 0,7% (-0,2% nel 2009).Le prestazioni sociali in denaro delle Amministrazioni pubbliche sono cresciute del 2,3%, quelle assistenziali in denaro sono invece scese del 5,8% rispetto al 2009, anno di erogazione del bonus straordinario di 1,5 miliardi di euro destinato al finanziamento delle famiglie a basso reddito.

La crisi ha costretto le famiglie a risparmiare meno nel 19,1% dei casi, e a intaccare il proprio patrimonio o a indebitarsi (16,2%) per mantenere stabile il tenore di vita. Inoltre, anche nel 2010 la famiglia ha svolto il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani, affiancandosi alla cassa integrazione che ha sostenuto una larga quota di adulti con figli. Le tendenze demografiche e i cambiamenti nel rapporto delle donne con il mercato del lavoro sono state alla base di difficoltà crescenti della rete informale di aiuti. La rete di parentela è  sempre più stretta e lunga. Ogni potenziale care giver (persona di 14 anni e più che fornisce aiuto gratuito a persone non coabitanti) ha meno persone con cui condividere l’aiuto nella rete di parentela, meno tempo da dedicare agli aiuti e un maggior numero di individui bisognosi di aiuti per un periodo di tempo più lungo.

 Nel Mezzogiorno sono state aiutate meno famiglie, per quanto i bisogni siano stati maggiori a causa di una povertà più  diffusa, delle peggiori condizioni di salute degli anziani e un maggior numero di disabili. Nel corso del tempo è cresciuto  lo svantaggio rispetto al Nord-est: nel 2009 il 15,9 % delle famiglie residenti nel Mezzogiorno ha ricevuto aiuti dalla rete  informale contro il 20,4 di quelle del Nord-est (erano il 15,3 % e il 16,2, rispettivamente, nel 1998). I care giver sono  il 21,8 % al Sud contro il 31,0 del Nord-est.