Il nodo Tfr è un falso problema Occorre solo più informazione

Paci (Carefin): «Per spingere le adesioni ai fondi pensione bisogna lavorare molto sull’educazione Il sistema funziona bene, anche se va migliorato»

«Il sistema della previdenza complementare? È nella stessa situazione del 2009. In un anno quasi nulla è cambiato». Questo il pensiero di Sergio Paci, responsabile della divisione Pensions & Insurance del Carefin (Bocconi), che aggiunge: «I pubblici poteri hanno fatto veramente poco per la previdenza, negletta ormai da anni. Se ne sono disinteressati perché impegnati da temi più importanti. Così, dopo la riforma del Tfr non è stato fatto più niente, se si esclude un’attenzione sempre maggiore all’educazione finanziaria. Così, da un lato i fondi chiusi continuano a perdere iscritti, e dall’altro i Pip (piani pensionistici individuali, ndr) si mostrano molto più dinamici, grazie anche al ruolo importante svolto dalle reti collocatrici».
Intanto le adesioni latitano.
Più che altro, le adesioni si sono stabilizzate; ma bisogna anche dire che c’è stato e c’è ancora un periodo di crisi. Quindi non c’è da meravigliarsi. La cosa importante è che i fondi pensione hanno superato in maniera brillante lo shock economico-finanziario. Questo vuol dire che il sistema è protetto e ben funzionante, anche se va migliorato.
E in che modo può essere migliorato? Magari sciogliendo il nodo Tfr?
Quello del Tfr è un falso problema, almeno a mio parere. Vede, chi sceglie di non aderire al fondo pensione per il discorso della non reversibilità della scelta in merito alla destinazione del trattamento di fine rapporto vuol dire che non è, o non è stato, ben informato sulla disciplina giuridica. Anche perché l’articolo 14 nel comma 5 dà la possibilità a chi è iscritto ai fondi pensioni contrattuali di riscattare tutto in caso di perdita del posto di lavoro. E poi bisogna anche considerare il vantaggio fiscali del fondo pensione, con le prestazioni previdenziali soggette a un’imposta sostitutiva del 15 per cento. Insomma, sono convinto che un’informazione corretta non dovrebbe dare particolare rilevanza alla irreversibilità della scelta.
Dove bisogna intervenire allora?
Credo che sia necessario continuare a lavorare su una maggiore informazione ed educazione finanziaria e previdenziale. E da questo punto di vista la Covip si è mostrata molto attiva, partecipando con commissari e vertici a vari eventi. E nello spiegare come incentivare le adesioni, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione ha puntato molto sui giovani, chiedendo ai genitori di iscrivere i figli, anche con cifre piccolissime, purché in un orizzonte di lungo periodo. È un messaggio molto forte che crea consapevolezza previdenziale nelle fasce più deboli.
I Pip sono gli strumenti preferiti dai futuri pensionati. Eppure, guardando l’Isc, presentano costi maggiori. Come se lo spiega?
Il fatto che ci siano strumenti che costino di più può trovare giustificazione nelle diverse caratteristiche dei prodotti. Nell’universo dei Pip ci sono molti piani pensionistici che offrono diversi valori aggiunti legati al ramo I delle assicurazioni. Come, per esempio, una garanzia di rendimento consolidata più ampia rispetto a quella dei più classici fondi pensione. Inoltre, a differenza delle altre forme previdenziali, molti Pip offrono anche la garanzia del mantenimento dei coefficienti di conversione in rendita. Insomma, sono prodotti che hanno al loro interno delle particolarità che non sono note a tutti e che potrebbero giustificare un costo più alto.