Azimut più internazionale tra Asia e Lussemburgo

di Gabriele Frontoni

Raddoppiare le masse gestite entro cinque anni arrivando a toccare i 30 miliardi di euro. Di questi, il 10% dovrà provenire dall’estero, inteso come aree a forte crescita economica esterne all’Europa. E’ questa la sfida lanciata dal patron di Azimut, Pietro Giuliani.

Così ha messo sul piatto 6 milioni di euro per entrare nel mercato del risparmio gestito turco, attraverso la creazione di una partnership con la finanziaria di Istanbul, Global Yatirim holding. E tra pochi giorni pianterà la sua prima bandierina anche in Asia attraverso la creazione di una holding di Hong Kong con un partner locale a cui faranno capo una società di advisory basata a Shanghai e un vero e proprio hub operativo a Hong Kong. «Siamo in attesa di ricevere l’autorizzazione a operare da parte dell’autorità cinese. Secondo i nostri calcoli, potremmo essere operativi già dalla seconda metà di giugno», spiega Andrea Ciaccio, uno dei tre manager chiamati da Giuliani a conquistare l’Oriente, che ha ceduto la propria postazione in Lussemburgo a Ramon Spano, senior portfolio manager dotato di una lunga esperienza internazionale. «Inizialmente saremo tre gestori italiani più un partner locale di Hong Kong. Si tratta di persone che venivano da istituzioni finanziarie e che hanno deciso di mettersi in proprio scommettendo sulla crescita di Azimut anche in Asia. Money manager molto motivati e di grande esperienza, capaci di dare un contributo sostanziale alla nostra missione in Cina e alle performance dei nostri clienti in Italia». A questo scopo, spiega Ciaccio, è stata creata una holding di Hong Kong dedicata alla gestione del mercato cinese per i cinesi. «Abbiamo anche l’idea di importare in Europa questa expertise, in modo da dare accesso agli investitori europei a un mercato con un grandissimo potenziale di rivalutazione. Diversa la situazione a Hong Kong, dove il partner locale si occuperà della distribuzione dei prodotti destinati a investitori provenienti da tutta l’Asia. E lo sfasamento orario ci consentirà di coprire i mercati 24 ore su 24».

Ma quale sarà il compito iniziale degli uomini di Azimut a Hong Kong? «Continueremo a gestire i nostri fondi, affiancheremo i partner commerciali cinesi e studieremo prodotti specifici per il mercato locale. Senza dimenticare l’attività di scouting. Andremo cioè a cercare investitori locali di nicchia i cui prodotti potranno essere portati anche sui nostri mercati», continua il money manager, secondo cui in Asia, in questo momento, il multimanager è ancora praticamente a zero. E questo perché esiste il problema della doppia commissione legata al gestore e a quello sottostante. «Gli intermediari locali fanno in realtà pagare ai clienti commissioni altissime, dal trading fee a quelle di custodia, senza contare le conversion fee, le switch fee e così via. Si tratta di una questione psicologica, ha ammesso Ciaccio. Ultimamente, tuttavia, le cose paiono cambiate. Basti pensare che in gennaio il più grande fondo pensioni cinese ha deciso di lanciare un bando destinato a gestori multimanager. «Per noi il multimanager rappresenta una parte molto importante dell’offerta, a oggi oltre 4 miliardi su 16 totali, e il rafforzamento del team con l’ingresso in Lussemburgo di un gestore di alto profilo come Ramon Spano rappresenta un’evidenza della volontà della società di continuare a investire, come fa da sempre, sulla qualità della gestione», conclude Ciaccio. E proprio sull’asset allocation aggiunge Spano: «Nel breve termine non siamo molto positivi sui mercati emergenti, che scontano la crescita del tasso di inflazione. Ma i governi asiatici sembrano reattivi in questo senso. E lo stanno dimostrando aumentando progressivamente il livello del costo del denaro per scongiurare l’eccessiva fiammata dei prezzi».

Secondo Spano nella seconda metà dell’anno i Paesi emergenti dovrebbero riuscire a riportare sotto controllo il livello inflazionistico, scongiurando un ulteriore rialzo dei tassi. «Paradossalmente, se ci dovessimo trovare di fronte a una terza inattesa crisi economica, gli emerging market avrebbero la forza di tagliare i tassi per sostenere la congiuntura. Manovra, di fatto, inattuabile in Occidente a causa del livello già basso del costo del denaro». Cosa accadrà invece in Europa? «La maggioranza delle notizie negative sui problemi di Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna sono già contenute nei prezzi dei bond e nei bilanci delle banche», ammette Spano, che guarda dunque con ottimismo ai titoli finanziari, sottovalutati rispetto al loro potenziale. (riproduzione riservata)