Al lavoro per aumentare i trattamenti

Continua a non decollare la previdenza integrativa dei professionisti (dipendenti di una pubblica amministrazione o iscritti a una cassa di previdenza autonoma). Ma c’è comunque molto fermento. Per quanto riguarda il pubblico impiego è stato costituito con atto pubblico nel dicembre 2010 Perseo.

 

Vi possono aderire oltre ai dipendenti delle regioni e delle autonomie locali anche i professionisti del Servizio sanitario nazionale quali medici, veterinari, dirigenti dei ruoli sanitario, tecnico e amministrativo. Il concreto avvio dell’operatività della forma pensionistica rimane subordinato alla presentazione dell’istanza di autorizzazione all’esercizio. Sul fronte del liberi professionisti, invece, si sta muovendo la Cassa nazionale di previdenza dei geometri che per il 2012 dovrebbe partire con la raccolta delle adesioni al proprio Fondo. La Cipag, infatti, aspetta solo una serie di chiarimenti da parte della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) per poter predisporre il regolamento necessario e sottoporlo all’organismo vigilante per l’approvazione. Le stime della Cassa parlano di 5.500 adesioni previste in 18/24 mesi per una somma di oltre 14 milioni di euro all’anno, pari ad una media di 2.600 euro di versamenti pro capite. I dettagli del progetto (partito un anno fa) sono stati illustrati recentemente (si veda ItaliaOggi del 6 maggio 2011) dai vertici dell’istituto pensionistico a Milano nel corso della giornata nazionale della previdenza. Dati alla mano, da un sondaggio interno al quale hanno partecipato oltre 11 mila geometri, almeno il 20% degli iscritti risulta avere una propensione molto alta a sottoscrivere il nostro fondo di previdenza complementare appena sarà operativo.

Restando in casa dei liberi professionisti, in attesa che l’iter avviato dalla Cipag possa considerarsi «un buon esempio» per il comparto privato, le casse stanno seguendo strade diverse per quanto concerne il miglioramento delle condizioni per i futuri pensionati. Va messo in risalto, per esempio, «il manifesto del welfare» sposato dai cinque enti di nuova generazione (Eppi – periti industriali; Enpab – biologi; Enpapi – infermieri; Enpap – psicologi; Epap – dottori agronomi e forestali, chimici, attuari e geologi) che applicano il poco generoso metodo di calcolo della pensione di tipo contributivo. Vista la prospettiva di erogare assegni poco adeguati, questi cinque enti hanno messo in campo una strategia comune per migliorare tutte quelle tutele che possano dare al professionista un vita dignitosa. Altri enti, come quelli di avvocati, veterinari e consulenti del lavoro, invece, stanno sperimentando da qualche tempo la quota modulare contributiva aggiuntiva a quella ordinaria e obbligatoria. I versamenti serviranno a far maturare al professionista una quota di pensione aggiuntiva. Da segnalare infine una delibera della cassa dei dottori commercialisti che prevede una mini riforma finalizzata all’innalzamento dal prossimo anno dell’aliquota soggettiva dal 10 al 12% in tre anni e al mantenimento sine die del contributo integrativo (a carico del cliente) al 4%. L’incremento di quest’ultimo garantirà la possibilità di riconoscere sui montanti pensionistici degli iscritti importi percentualmente superiori alla contribuzione effettivamente versata (per esempio, a fronte del versamento di un contributo soggettivo con l’aliquota del 12%, verrà riconosciuto sul montante individuale l’equivalente del 15%). Tutto ciò dovrebbe porre le basi per una pensione più dignitosa di quella che si prospetta oggi.