In occasione del World Backup Day, Europ Assistance Italia – con la ricerca “Protezione digitale e cybersecurity” realizzata con Lexis Research su consumatori e PMI – mostra un’Italia iper‑connessa, in cui l’Intelligenza Artificiale entra nella quotidianità, mentre la consapevolezza dei rischi informatici e delle soluzioni di protezione tende a diminuire.

Italiani iper-connessi

Per i privati il web è ormai pervasivo: il 90% naviga su Internet almeno una volta al giorno e quasi l’80% utilizza app di messaggistica e social network. Una persona su due si definisce costantemente connessa, il 41% riconosce di trascorrere online più tempo di quanto vorrebbe e il 39% fatica a staccarsi dai propri device; oltre un terzo trova difficile mantenere un equilibrio tra vita online e offline e un quarto percepisce un impatto negativo dei media digitali sulla qualità della vita.

L’Intelligenza Artificiale ha già fatto il suo ingresso stabile nelle abitudini quotidiane: oltre il 70% degli italiani l’ha provata almeno una volta, il 50% la usa settimanalmente e il 27% quotidianamente, con un 15% che la utilizza più volte al giorno. Le piattaforme più citate sono ChatGPT (68%), Gemini (44%) e Copilot (20%). L’AI viene usata soprattutto per motivi personali (89% del campione), in primis per ricerche e consultazione di informazioni (76%), molto meno per lavoro (31%) e per studio (10%).

Rischi informatici: cala la consapevolezza

Accanto a questo uso diffuso, emergono però timori significativi: il 44% si dichiara preoccupato dall’AI, soprattutto per la mancanza di controllo umano (47%) e, in misura minore, per la possibile scarsa accuratezza delle informazioni (23%).

Sul fronte dei rischi, la conoscenza dichiarata diminuisce rispetto al 2024. I pericoli più noti restano virus (42%, con un calo di 9 punti), malware e phishing (39% contro il 45% del 2024) e furto d’identità (37%, in calo di 6 punti). Cala anche la quota di chi conosce soluzioni per proteggere la propria identità online: 54% contro il 62% dell’anno precedente. Le misure più citate sono antivirus/antimalware (28%) e navigazione in incognito (14%); crescono, in controtendenza, le strategie prudenziali (comportamenti più attenti), indicate dal 12% (+10 punti rispetto al 2024). Solo il 33% conosce specificamente gli anti‑ransomware, con un calo di 4 punti.

Le preoccupazioni sono elevate: il 40% degli italiani è preoccupato per l’uso del web, in particolare per furto d’identità (54%, leggero calo rispetto al 2024) e altri crimini informatici (55%). Entrando nel dettaglio, il 59% teme violazioni del conto bancario, il 57% dei dati della carta di credito, il 55% degli account Amazon o PayPal e il 51% dei propri profili social. Il 38% si sente personalmente esposto, il 49% si preoccupa per i figli e il 45% per i familiari anziani. Il 40% ritiene di essere a rischio di truffe generate con l’AI o di diffusione, scambio o modifica non consensuale delle proprie immagini.

Sul versante delle difese, quasi l’80% possiede un antivirus o anti‑malware sul PC personale, mentre solo il 21% dichiara di avere un anti‑ransomware; smartphone e tablet risultano ancora meno protetti rispetto ai computer. Il 40% sa che l’AI può essere usata per prevenire le frodi, ma meno della metà ha fiducia nei sistemi di sicurezza digitale basati sull’AI. Tra i sistemi ritenuti più efficaci spiccano l’autenticazione a più fattori (60%), antivirus e anti‑malware (56%) e i sistemi di gestione delle password (56%).

L’esperienza diretta degli attacchi è tutt’altro che marginale: oltre il 30% della popolazione è stata vittima di un attacco ai propri dati personali negli ultimi 12 mesi o conosce persone che ne hanno subìto uno. Le tipologie più diffuse sono il furto di informazioni della carta di credito (25%, in aumento di 6 punti rispetto al 2024), le telefonate indesiderate (24%), le email sospette e il phishing (20%) e il furto d’identità (20%, +7 punti rispetto al 2024). In seguito a un attacco, il 47% ha denunciato alle autorità competenti, mentre il 32% si è rivolto a familiari o conoscenti esperti.

PMI: forte digitalizzazione, AI diffusa, rischio percepito in aumento

Anche il mondo delle piccole e medie imprese mostra un forte grado di connessione e digitalizzazione. Oltre l’80% dei lavoratori naviga su Internet almeno una volta al giorno dai device aziendali, per motivi personali o di lavoro, e circa il 70% utilizza app di messaggistica istantanea e social network.

Il 90% delle PMI ha sperimentato almeno una volta l’Intelligenza Artificiale e il 33% la utilizza ogni giorno, principalmente per fare ricerche e consultare informazioni (63%). Le piattaforme più utilizzate sono ChatGPT (71%), Gemini (43%), Amazon AI (19%) e Copilot (17%). Anche qui emergono timori: il 44% del campione è preoccupato dall’AI, soprattutto per la possibile inesattezza delle informazioni e per la perdita di controllo umano.

Come per i consumatori, anche nelle PMI cala la familiarità con i rischi informatici rispetto al 2024. I più conosciuti restano virus (52% contro il 58% del 2024), malware (52% contro 57%), phishing (49% contro 52%) e furto d’identità (46% contro 50%). Tre imprese su quattro dichiarano di conoscere soluzioni per proteggere la propria identità online: antivirus, anti‑malware e antiphishing (32%) e sistemi di gestione delle password (6%) sono gli strumenti più diffusi.

Le principali preoccupazioni riguardano furto d’identità (51%) e crimini informatici (48%) ai danni dell’azienda, seguiti da danni a locali e contenuti (46%) e dal timore di fallimento dell’impresa (45%) in caso di attacco grave. Il 41% considera elevato il rischio che la propria azienda possa essere esposta a problemi di sicurezza informatica e furto di dati sensibili (conti bancari, account aziendali), in lieve aumento (+3%) rispetto al 2024. Il 35% ritiene probabile che l’azienda subisca un cyber attacco, soprattutto tra le realtà più piccole, con massimo tre dipendenti.

Sul piano dei presidi, l’85% dichiara di avere antivirus e malware sui computer aziendali; la protezione scende però sui dispositivi mobili: 65% su smartphone e 68% su tablet. Solo la metà delle aziende (49%) conosce e possiede un anti‑ransomware, anche in questo caso con maggiore diffusione su PC rispetto a smartphone e tablet. Il 55% è a conoscenza del potenziale dell’AI per prevenire le frodi, ma la fiducia nello strumento si ferma al 50%.

Il lavoro da remoto viene percepito come un fattore di ulteriore rischio: il 55% del campione ritiene che lo smart working comporti maggiori vulnerabilità per via di reti meno sicure e dispositivi personali meno protetti rispetto a quelli aziendali. Contestualmente, cala la percezione di efficacia dei principali metodi di protezione: antivirus e anti‑malware vengono ritenuti efficaci dal 59% (‑6 punti rispetto al 2024), l’autenticazione a più fattori dal 57% (contro il 59% del 2024) e i sistemi di gestione delle password dal 53% (contro il 59% del 2024).

Gli attacchi sono già una realtà concreta anche per le PMI: quasi un’azienda su quattro ha subìto un attacco negli ultimi sei mesi e il 35% conosce qualcuno che ne ha subìto uno. La tipologia più frequente è il furto, la contraffazione e la divulgazione di foto (19%), seguita da ransomware, email sospette, furto di informazioni della carta di credito e furto d’identità. A seguito degli attacchi, il 42% delle imprese si è rivolto a colleghi o conoscenti esperti, mentre il 35% – in aumento di 8 punti rispetto al 2024 – ha denunciato il crimine alle autorità competenti.

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