Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

I rischi per la stabilità finanziaria sono in aumento in Europa, secondo l’autorità Ue per i pericoli sistemici (Esrb). Il consiglio generale dell’organismo, che è presieduto da Christine Lagarde e si è riunito il 31 marzo, ha evidenziato che l’impatto della guerra può arrivare in Europa attraverso il canale economico e quello finanziario. Riguardo all’economia, «un periodo prolungato di conflitto intenso, combinato con incertezza e prezzi dell’energia persistentemente elevati, potrebbe causare stress di bilancio sia per le famiglie che per le imprese, in particolare nei settori ad alta intensità energetica». Il consiglio generale ha sottolineato poi che ciò potrebbe comportare un aumento del rischio di credito nel medio termine per le banche. Inoltre, l’aumento dei costi di finanziamento e la più debole attività economica potrebbero aggravare i rischi degli Stati. Quanto al canale finanziario, l’Esrb ha ricordato che un conflitto prolungato potrebbe portare a «un improvviso aggiustamento delle aspettative dei mercati, innescando potenzialmente correzioni brusche e disordinate dei prezzi degli asset e determinando un ulteriore inasprimento delle condizioni di finanziamento». Inoltre, «le persistenti fragilità in alcuni settori dei fondi di investimento potrebbero amplificare le dinamiche di mercato avverse attraverso vendite forzate di asset, tensioni di liquidità e comportamenti prociclici». Il consiglio generale ha inoltre evidenziato «le preoccupazioni relative all’apparente opacità dei mercati privati, nonché agli squilibri di leva e di liquidità».
L’Europa deve decidere ora se l’euro rimarrà una potente valuta regionale o se riuscirà a diventare un pilastro dell’ordine monetario internazionale. Il conflitto in Iran ha fatto emergere come questo ruolo sia oggi ancora riservato al dollaro. Nelle ultime settimane il mondo «si è affrettato ad acquistare greggio più costoso, il che significava prima acquistare più dollari, anche a costo di vendere le riserve auree», osserva il capo economista di Allianz, Ludovic Subran, citando la battuta dell’ex segretario al Tesoro statunitense John Connally del 1971: «Il nostro dollaro, il vostro problema». Una frase che rimane più che mai attuale, ma può esserci un’alternativa al dollaro che l’Europa deve affrettarsi a costruire, dice fiducioso Subran. «L’euro è già la seconda valuta al mondo, rappresentando circa il 20% delle riserve valutarie globali. Eppure il suo peso economico è di gran lunga inferiore a quello dell’Europa. L’Ue rappresenta il 16% del commercio mondiale, più degli Stati Uniti, ma solo il 18% degli scambi globali è fatturato in euro, contro il 60% in dollari», ricorda. E aggiunge che «ridurre la dipendenza dal dollaro è nell’interesse di ogni Paese che acquista energia, emette debito o commercia oltreconfine».
«Un conflitto prolungato, compresi gravi e duraturi disagi nello Stretto di Hormuz, porterebbe a un aumento sostenuto e significativo dei prezzi di petrolio e gas, con effetti negativi sull’inflazione e sulle prospettive di crescita economica dell’Italia» nonché di conseguenza sulle valutazioni delle agenzie di rating. Questo perché, spiegano gli analisti di Moody’s nell’aggiornamento della Credit Opinion sull’Italia, Roma dipende fortemente dall’estero in materia di energia: le importazioni nette hanno rappresentato il 74% del consumo energetico italiano nel 2024, quasi il 20% in più della media dell’Unione Europea ferma al 57%. E soprattutto l’Italia è uno dei Paesi europei più esposti alle importazioni energetiche della regione del Golfo: nel 2024 il 19% degli acquisti di petrolio e prodotti petroliferi proveniva dalla regione, e il 12% del gas arrivava dal Qatar. Alla luce degli attacchi congiunti degli Stati Uniti e di Israele lanciati il 28 febbraio, gli analisti hanno quindi «leggermente ridotto la previsione di crescita del pil reale per il 2026 allo 0,7% (dallo 0,8%); aumentato la previsione di inflazione al 2,1% (dall’1,8%) e lasciato invariate le previsioni per il 2027». Il deficit è invece stimato al 2,9% nel 2026. Inoltre il surplus delle partite correnti dell’Italia, che ha raggiunto l’1,2% del pil nel 2025, «potrebbe calare allo 0,4% nel 2026, a causa dell’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia per la guerra, la persistente incertezza sul commercio globale e sui dazi statunitensi», si legge nel report.
Bene Assicurazioni, la compagnia Danni fondata e guidata dal ceo Andrea Sabìa e partecipata dalla Italmobiliare di Carlo Pesenti (24,997%), ha incassato il via libera di Ivass per rilevare il 51% di CF Vita e il ramo d’azienda di CF Assicurazioni. A venderle, come anticipato da MF-Milano Finanza lo scorso 2 ottobre, è stata Tecnocasa. L’operazione coinvolge circa 30 milioni di euro di premi assicurativi Danni e altrettanti premi Vita ed è più di una semplice dismissione. Tecnocasa Holding deterrà il 49% di CF Vita (in precedenza controllata da CF Assicurazioni, che cesserà di operare come impresa di assicurazioni e soprattutto in parallelo è stato definito un accordo distributivo pluriennale (di cinque anni rinnovabile per altri cinque) che prevede il collocamento delle polizze di Bene Assicurazioni da parte delle 2.500 agenzie immobiliari Tecnocasa e dei 1.100 mediatori creditizi della partecipata Kiron.
La raccolta di febbraio delle reti di consulenza riunite in Assoreti (associazione di categoria guidata da Massimo Doris) si chiude con volumi di raccolta netta pari a 6,5 miliardi di euro, in decisa crescita rispetto al mese precedente (+65,6%). Due voci su tutte spiccano tra le diverse categorie di prodotti di investimento: da una parte i fondi obbligazionari di diritto estero, che hanno portato alle associate quasi 790 milioni. Dall’altra gli Etp (prodotti quotati tra cui rientrano gli Etf), che vengono conteggiati come risparmio amministrato e che hanno registrato afflussi superiori ai 700 milioni, per un totale di 1,4 miliardi nel primo bimestre del 2026. Il risparmio gestito si conferma comunque il principale motore della raccolta mensile, con flussi netti per 3,7 miliardi (+13,8% annuo), mentre l’amministrato raggiunge quota 2,8 miliardi.
L’Unione Europea avanza verso un rinvio parziale dell’AI Act: Parlamento e Consiglio Ue hanno proposto di posticipare l’entrata in vigore delle norme sui sistemi ad alto rischio (al 2027 e 2028) e degli obblighi di watermarking (al 2026), per consentire la definizione di standard e linee guida tecniche. Parallelamente, il Parlamento propone un nuovo divieto per i cosiddetti nudifier, segnalando un passaggio dal semplice obbligo di trasparenza a divieti mirati su applicazioni considerate lesive dei diritti fondamentali.
In Italia, la legge 132/2025 ha già introdotto un quadro di governance nazionale dell’AI e una nuova fattispecie penale (art. 612-quater c.p.) contro la diffusione di contenuti sintetici ingannevoli. Tale approccio può essere visto come una “terza via” tra regolazione europea e intervento nazionale. Tuttavia, la complessità normativa rischia di frenare le imprese, rendendo urgente la pubblicazione di linee guida europee di interpretazione e adeguamento.
- FUTURO: POCHI PIANIFICANO
La longevità sta cambiando profondamente il rapporto degli italiani con risparmio, previdenza e pianificazione finanziaria. L’Osservatorio Look to the Future mostra però una scarsa preparazione ad affrontare una vita più lunga: molti risparmiano riducendo le spese, ma pochi trasformano quel risparmio in un progetto di lungo periodo o attivano strumenti di previdenza complementare. Ne emerge un Paese prudente ma poco proattivo, dove timori sul futuro, sfiducia nel sistema pensionistico e scarsa educazione finanziaria alimentano la procrastinazione.
- L’importanza delle strategie comunicative. Athora: investiamo in educazione finanziaria di qualità, non in semplice alfabetizzazione
«Come compagnia vita specializzata nel risparmio e nella previdenza, il nostro obiettivo è quello di posizionarci come un riferimento affidabile per gli italiani in questi ambiti. Per farlo abbiamo bisogno di comprendere i bisogni reali, gli obiettivi, le paure delle persone. Da qui l’esigenza di questa indagine realizzata con Nomisma, che ci offre spunti di contesto, anche psicologico ed emotivo, molto importanti per capire come gli italiani affrontano le scelte in tema della previdenza». Spiega così Jozef Bala, ceo di Athora Italia, parte del Gruppo europeo Athora, con oltre cinquant’anni di esperienza nel mercato italiano, l’idea di creare l’Osservatorio permanente Look to the Future. «Solo comprendendo il perché di certe scelte
e anche di non scelte verso il futuro, possiamo, infatti, guidare le persone a prendere consapevolezza delle soluzioni migliori da seguire per assicurarsi un futuro di benessere e serenità».

Un disegno di legge per combattere la dipendenza algoritmica che può manifestarsi nell’uso delle piattaforme, in particolare dei social, e che dipende da come queste sono concepite. È stato presentato ieri dai senatori Pd Antonio Nicita e Lorenzo Basso e intende mettere paletti al design delle piattaforme non ai contenuti che queste veicolano partendo da un presupposto: «il danno più pervasivo che le grandi piattaforme infliggono agli utenti non riguarda ciò che pubblicano, ma il modo in cui lo pubblicano. L’architettura algoritmica che governa la selezione, la sequenza, l’amplificazione e la tempistica dei contenuti è essa stessa uno strumento produttore di danni, progettato e ottimizzato non per servire gli interessi degli utenti ma per massimizzare attenzione, coinvolgimento e dipendenza comportamentale», si legge nel documento di presentazione.
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