Il nuovo report ANIA “Osservatorio KID” fotografa un mercato IBIPs maturo, molto ampio in termini di opzioni, ancora fortemente orientato a componenti garantite, ma con rendimenti attesi moderati e costi strutturalmente rilevanti, soprattutto sulle componenti unit‑linked.
Struttura dell’offerta: prevalenza MOP e premio unico
Alla data del 31 dicembre 2025 risultano attivi 616 prodotti assicurativi di investimento (IBIPs), 42 in più rispetto alla rilevazione di maggio 2025, con una netta prevalenza dei multi‑opzione (MOP), pari al 58% del totale, a conferma di una strategia industriale orientata a piattaforme multi‑fondo e modulabili nel tempo. I single‑option (SOP) rappresentano il restante 42%, mantenendo comunque un ruolo significativo, specie in ambiti più semplici o monolinea.
La stragrande maggioranza dell’offerta è a premio unico: 497 prodotti, pari all’81% del totale, mentre solo il 19% (119 prodotti) prevede premi annui o periodici, segnalando una forte focalizzazione sui risparmiatori con capitali già accumulati piuttosto che sui piani di accumulo nel tempo. Nei prodotti a premio unico prevalgono i MOP (291 prodotti, 59% di quella sotto‑base), mentre nei prodotti periodici i MOP sono comunque maggioritari (67 prodotti, 56%), a dimostrazione che la logica multi‑opzione è ormai trasversale alle modalità di versamento.
Dal punto di vista regolamentare, la maggioranza dei MOP utilizza la struttura di informativa 10b (Generic KID, G‑KID): 243 MOP, pari al 68% dei MOP complessivi, contro 115 MOP in struttura 10a, con KID autonomo per ciascuna opzione. Ciò indica una netta preferenza del mercato per soluzioni “generiche” del KID, con allegati di dettaglio sulle opzioni, probabilmente per ragioni di efficienza produttiva e aggiornabilità della gamma fondi.
Tipologia di prodotto e garanzie: il peso della componente garantita
Guardando alla tipologia di prodotto, il 64% dei contratti presenta opzioni riferite a un solo ramo, con una predominanza delle polizze rivalutabili (201 prodotti, 33% del totale), seguite dalle unit‑linked (174 prodotti, 28%) e da 20 prodotti di capitalizzazione (3%). Tuttavia, la tipologia “regina” in termini di numerosità resta il multiramo/ibrido, con 221 prodotti (36% del totale), che combina gestione separata e unit‑linked e quindi integra, nello stesso contratto, una componente garantita e una più volatile.
Sommando multiramo, rivalutabili e capitalizzazione – assumendo che le unit‑linked pure non offrano garanzie di prestazione – il report evidenzia che quasi tre quarti dei prodotti hanno in tutto o in parte una componente garantita, segno che la domanda di protezione del capitale (anche solo parziale) rimane fortissima nel retail italiano. Anche sulla dimensione temporale l’offerta è polarizzata: 415 prodotti (67%) sono a vita intera, senza durata predefinita, mentre 201 prodotti (33%) prevedono una scadenza fissa, con una forte rappresentanza di rivalutabili tra questi ultimi (47% dei prodotti a durata definita).
Canali distributivi e complessità dell’offerta
Dal punto di vista distributivo, il canale bancario‑postale è il principale veicolo dei prodotti IBIPs: distribuisce 233 prodotti, pari al 38% del totale, seguito dal canale agenziale con 195 prodotti (circa un terzo), dai broker (104 prodotti, 17%) e dai consulenti finanziari (84 prodotti, 12%). Il numero totale per canale supera i 616 prodotti perché molti contratti sono multi‑canale, riflettendo strategie distributive integrate.
Un dato rilevante per il tema di product governance e tutela del cliente è che 434 prodotti (su 616) riportano la segnalazione di complessità; di questi, il 78% è rappresentato da MOP, confermando che la combinazione di molteplici fondi, opzioni e scenari genera livelli di complessità elevati, sia in termini di valutazione del rischio‑rendimento sia di comprensione da parte dei sottoscrittori.
Le opzioni complessive offerte dal mercato sono 30.326, in crescita dell’11% rispetto alla rilevazione precedente, con un numero medio di 49 opzioni per prodotto, a sottolineare l’ampiezza e granularità della scelta demandata all’assicurato (o al distributore) in fase di allocazione. Il 24% delle opzioni ha un orizzonte consigliato di 10 anni, il 22% di 5 anni e il 15% di 7 anni; complessivamente, il 31% delle opzioni è di breve periodo (fino a 5 anni), il 62% di medio (6‑10 anni) e solo il 7% di lungo periodo (oltre 10 anni), a conferma di una impostazione tipicamente “medio‑termista” dell’offerta.
Rischio e performance attese: concentrazione nelle classi medie e rendimenti moderati
Sul fronte del rischio (SRI), le opzioni si concentrano nelle classi intermedie: oltre un terzo è in classe 4 (11.095 opzioni) e circa il 30% in classe 3, mentre la classe 2 raccoglie il 22% delle opzioni e la classe 5 il 9%; le classi estreme (1, 6 e 7) sono marginali, con la classe 7 che conta solo 10 opzioni. Il profilo tipico dei KID analizzati è dunque quello di prodotti “medio‑rischiosi”, coerenti con un investitore retail disposto a qualche oscillazione in cambio di rendimenti attesi superiori alla liquidità, ma non orientato a soluzioni estreme.
Le performance attese, calcolate secondo la metodologia europea basata sull’estrapolazione dei rendimenti storici, mostrano una forte differenziazione tra tipologie di prodotto e scenari. Nei prodotti a premio unico, le opzioni di polizze rivalutabili si concentrano attorno a un rendimento netto atteso di circa 1,5%, mentre quelle di capitalizzazione gravitano poco sopra il 2%; le opzioni di prodotti multiramo e unit‑linked, invece, presentano una moda della distribuzione su valori negativi (circa ‑1%), evidenziando come la combinazione tra volatilità di mercato e costi possa comprimere il rendimento netto atteso in scenario moderato.
Nei prodotti a premio periodico, le rivalutabili e le capitalizzazioni mantengono rendimenti attesi lievemente positivi (intorno allo 0,5%), mentre le opzioni multiramo mostrano una concentrazione più alta intorno al 3% annuo netto, segnalando una maggiore potenzialità di rendimento per chi accetta un mix più ampio di rischio. Le unit‑linked pure, su base complessiva, hanno una moda intorno allo 0% nello scenario moderato, un dato che va letto tenendo presente sia la metodologia PRIIPs (molto sensibile ai dati passati) sia l’incidenza dei costi.
Analizzando le performance per tipologia di opzione (InternalFund, ExternalFund, SegregatedFund, FundsPortfolio, Combination), i rendimenti attesi netti in scenario moderato si collocano per lo più tra circa 1,7% e 3,6% annuo, con forte variabilità per i fondi interni ed esterni (minimi intorno a ‑7/‑8%, massimi oltre il 20%), mentre le gestioni separate presentano un range molto più contenuto, con minimi intorno a ‑1% e massimi intorno al 7%. È la consueta trade‑off: minore volatilità e più stabilità sulle gestioni separate, maggiore dispersione e potenziale upside sui fondi finanziari.
Per grado di rischio, nello scenario favorevole il rendimento medio atteso cresce con la classe SRI: quasi 2% in classe 2, circa 4% in classe 3, oltre 10% in classe 4 e quasi 15% in classe 5; i prodotti con rischio massimo (classe 7), pochi in numero, mostrano un rendimento medio atteso intorno al 4% ma con una variabilità più contenuta, dato influenzato dalla specifica composizione di quel sotto‑insieme. Nello scenario moderato, i rendimenti medi sono più bassi: classe 2 leggermente negativa (circa ‑1%), classe 3 leggermente positiva, classi più rischiose con rendimenti maggiori ma comunque inferiori ai corrispondenti dello scenario favorevole.
Negli scenari sfavorevole e di stress le performance attese nette sono generalmente negative per tutte le classi di rischio, con ampie bande di oscillazione ma massimo delle distribuzioni che, per le classi più rappresentative, raramente supera il 5% annuo nello scenario sfavorevole, e viene fortemente compresso in scenario di stress. Sulla dimensione temporale, nello scenario favorevole il rendimento medio annuo passa da circa 5,8% negli orizzonti brevi a circa 6,8% nei medi fino a quasi 9,6% nei lunghi; nello scenario moderato si va da circa 1,45% (breve) a 3,65% (medio) e 6,46% (lungo), mentre nello scenario sfavorevole i rendimenti medi annui sono negativi in tutti gli orizzonti (circa ‑3,5% breve, ‑2,1% medio, ‑1,7% lungo). In scenario di stress, la perdita media annua si accentua ulteriormente, con valori medi attesi intorno a ‑12/‑16% a seconda dell’orizzonte.
Lo scenario assicurativo, che misura l’importo della prestazione in caso di morte all’RHP nello scenario moderato, mostra una crescita significativa della protezione attesa: a fronte di un premio unico standard di 10.000 euro, in classe di rischio 2 la prestazione media è lievemente superiore al premio, in classe 3 sale oltre 11.500 euro, in classe 4 sfiora i 18.000 euro e in classe 5 supera i 22.000 euro. Considerando invece l’orizzonte temporale, per RHP di 5 anni la prestazione media si colloca intorno a 11.500 euro, per 7 anni quasi 13.000 euro e per 10 anni quasi 17.000 euro, con maggiore variabilità sugli orizzonti più lunghi ma sempre con un chiaro effetto “leva temporale” sull’importo assicurato.
Costi: RIY medio stabile ma elevato, trainato dalle commissioni di gestione
Sul fronte dei costi, l’Osservatorio calcola un RIY medio ponderato (pesato con la nuova produzione effettiva) del 2,12%, sostanzialmente stabile rispetto alla rilevazione precedente, il che significa che in media oltre due punti percentuali di rendimento annuo vengono assorbiti dai costi. Le gestioni separate sono la componente meno onerosa, con un RIY medio di circa 1,61%, mentre le opzioni unit‑linked sono le più costose, con un RIY medio di circa 3,28%; le opzioni multiramo si collocano a metà strada, con un’incidenza media di circa 2,30%.
La scomposizione delle voci di costo è molto netta: le commissioni di gestione e altri costi amministrativi/di esercizio rappresentano il 93% del RIY complessivo; i costi di ingresso e di transazione incidono ciascuno per il 3%, mentre le commissioni di performance e i costi di uscita pesano solo per l’1% ciascuno. Esiste, inoltre, una correlazione lineare molto elevata tra grado di rischio (SRI) e livello di costo (RIY medio), con coefficiente pari a 0,88, segno che i prodotti più rischiosi tendono sistematicamente ad avere anche una maggiore incidenza percentuale di costi sul rendimento potenziale.
Nel complesso, il quadro delineato dall’Osservatorio KID ANIA evidenzia: ampiezza e crescente articolazione dell’offerta IBIPs; forte persistenza di componenti garantite (pure o ibride); preferenza per strutture MOP e per KID “generic” (10b); concentrazione del rischio nelle classi medie; aspettative di rendimento moderato, soprattutto in scenario realistico (moderato), e struttura dei costi significativa, che diventa una variabile chiave nella valutazione dell’adeguatezza e della value for money per il cliente retail.
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