L’INVIATO SPECIALE

LA SENTENZA 220/2025 SUL RUP E LA NUOVA LEGGE 1/2026 MOSTRANO COME LA CONCENTRAZIONE DELLE RESPONSABILITÀ NELLA GESTIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI ESPONGA IL RUP A UNA FORTE RESPONSABILITÀ PERSONALE PER COLPA GRAVE, MA ANCHE COME UNA CORRETTA ORGANIZZAZIONE DEI CONTROLLI E UN’ADEGUATA COPERTURA ASSICURATIVA POSSANO RENDERE SOSTENIBILE TALE RISCHIO

Autore: Ugo Ottavian
ASSINEWS 385 – Maggio

Tutto nasce dalla concentrazione delle responsabilità. E per quel che riguarda la realizzazione di un progetto pubblico: una strada, un ponte, una casa di riposo, il RUP (Responsabile Unico del Procedimento/Progetto) è la figura primariamente responsabile dell’istruttoria e degli atti del procedimento, con un ruolo centrale nella corretta gestione delle risorse pubbliche.

A dire il vero ogni Ente dovrebbe avere in sé ed attuarli di giorno in giorno i presupposti di gestione che i modelli organizzativi ex d. lgs. 231/2001 gli impongono per l’effettuazione in piena trasparenza di ogni sua azione, ma tant’è.

Succede allora che quando si concentrano le cose, per colpa o per dolo, proprio sulla figura apicale del RUP, si arrivi a conseguenze a dir poco preoccupanti. Ma andiamo con ordine e partiamo da quanto accaduto.

I fatti

È del 15.01.2026 la pubblicazione della sentenza n. 220 del 2025 della I sez. giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti, relativa, manco a farlo apposta, alla gestione di un appalto pubblico. Per motivi non noti, ovvero confidando sulla buona fede degli uffici istruttori, la verifica del RUP sulle fidejussioni dell’appalto per la realizzazione di una residenza per anziani è stata fatta dando per buoni i dati della polizza fidejussoria.

Le cose sono andate avanti e l’Appaltatore ha chiesto un anticipo per 800.000 euro. E da questo punto in avanti la vicenda sembra quasi un thriller amministrativo. L’impresa ottiene un’anticipazione contrattuale. La garanzia fideiussoria presentata però è irregolare, ma il RUP non se ne accorge: controlla poco, controlla male, o forse dà per scontato che tutto sia in ordine.

L’impresa poi non adempie.

Le conseguenze

Il denaro pubblico è perso. E la Corte dei Conti interviene. Condanna per danno erariale:

  • Ribadito che il RUP deve esercitare un controllo attivo, tecnico e approfondito.
  • Chiarito che la responsabilità non si attenua per carenze organizzative dell’ente.
  • Rafforzata la necessità di assicurazione per colpa grave (oggi obbligatoria, per chi gestisce risorse pubbliche, ai sensi della Legge 7 gennaio 2026, n. 1). Con la sua sentenza conferma la condanna del RUP: la sua omissione è colpa grave, perché il controllo sulle garanzie è un dovere sostanziale, non una formalità. L’errore è definito «inescusabile». La condanna in solido è personale e la Corte, che in prima istanza aveva applicato al RUP un importo superiore, arriva infine – dopo aver assunto tutte le motivazioni a difesa – ad un ammontare definitivo di circa 180.000 euro.

A che cosa avrebbe dovuto prestar e attenzione il RUP

Il RUP avrebbe dovuto esser stato estremamente rigoroso almeno su questi punti:

  • Verificare che la sua polizza per colpa grave fosse attiva prima dell’incarico (data certa, massimali adeguati, retroattività e postuma).
  • Controllare che le procedure interne fossero state rispettate: omissioni, ritardi e controlli mancati sono oggi più facilmente qualificabili come colpa grave.
  • Documentare ogni passaggio: la tipizzazione della colpa grave rende essenziale dimostrare la diligenza adottata.
  • Evitare atti autorizzativi senza verifiche sostanziali (garanzie, requisiti, conformità).
  • Segnalare tempestivamente anomalie o rischi: la mancata segnalazione è una delle prime cause di responsabilità.
  • Assicurarsi di non assumere compiti senza adeguate competenze: la legge valorizza la «diligenza professionale qualificata».
  • Scegliere massimali di polizza coerenti con il valore degli appalti gestiti.
  • Evitare deleghe improprie: la responsabilità resta personale, anche se l’ente organizza processi e supporti.

Cosa prevede la legge 1/2026

Una congrua proposta di soluzione pare venire ora dall’introduzione della nuova legge 7 gennaio 2026, n. 1 (in vigore dal 22 gennaio 2026), che:

  • Procede alla tipizzazione della colpa grave: la legge definisce in modo più preciso quando la colpa grave è configurabile, richiamando, tra l’altro, la violazione manifesta di norme di legge o di regolamento, il travisamento del fatto, l’affermazione o la negazione di fatti la cui esistenza è incontrovertibile, riducendo i margini interpretativi.
  • Modifica la legge 20/1994: riforma in modo profondo la responsabilità amministrativa e contabile dei dipendenti pubblici e dei soggetti che gestiscono risorse pubbliche.
  • Prevede l’obbligo assicurativo preventivo: dal 22 gennaio 2026, chi gestisce risorse pubbliche (inclusi RUP e dirigenti) deve stipulare una polizza per colpa grave prima di assumere l’incarico.
  • Prevede la partecipazione dell’impresa assicuratrice nel giudizio davanti alla Corte dei Conti, rendendo l’assicuratore parte del processo contabile nei limiti delle somme garantite.
  • Introduce dei «tetti» al danno erariale: vengono fissati limiti massimi risarcibili in caso di condanna (in via generale, una percentuale del danno – ad esempio il 30% – e comunque non oltre un multiplo della retribuzione annua), così da rendere più prevedibile l’esposizione del singolo.
  • Rafforza i controlli della Corte dei Conti e riorganizza alcune sue funzioni, anche in chiave di prevenzione e collaborazione con le amministrazioni.
  • Fissa il principio che la responsabilità del RUP è personale e non trasferibile: la riforma conferma che la responsabilità resta individuale, anche se assicurabile.
  • Pone l’obbligo di stipula della polizza a carico del dipendente: il premio è, in linea di principio, sostenuto dal singolo, salvo diverse previsioni contrattuali o iniziative dell’ente.

Come l’assicurazione infine risolve il problema

L’assicurazione:

  • copre, nei limiti di polizza, il danno erariale imputato al RUP per colpa grave;
  • tutela il RUP da richieste risarcitorie molto elevate, rese oggi più frequenti dalla tipizzazione della colpa grave;
  • consente all’ente di assegnare l’incarico in conformità alla legge 1/2026, verificando che il soggetto sia preventivamente assicurato. Quali assicurazioni deve avere allora il RUP? Le coperture essenziali sono:
  • Polizza colpa grave (obbligatoria dal 22.01.2026 per chi gestisce risorse pubbliche ai sensi della L. 1/2026).
  • RC patrimoniale (copre, a favore dell’ente o di terzi, il pregiudizio economico derivante da errori, omissioni, atti illegittimi e violazioni dei doveri d’ufficio).
  • RC professionale (per attività tecniche, progettazione, direzione lavori se cumulate in capo al medesimo soggetto, con estensioni specifiche legate alle mansioni). Nella pratica di mercato, polizza colpa grave e RC patrimoniale possono essere strutturate in un unico prodotto o in più sezioni coordinate, ma la logica di fondo resta quella di coprire il patrimonio personale del RUP rispetto alla responsabilità amministrativa e contabile. L’assicurazione non elimina la responsabilità, ma la rende sostenibile.

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