Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Gli infortuni sul lavoro? Si riesce maggiormente a prevenirli (soprattutto quelli gravi) laddove si adotta un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro certificato e accreditato. In dettaglio, la frequenza degli incidenti diminuisce di circa un quarto e la gravità media dell’infortunio si riduce di poco meno del 30%. A evidenziarlo è l’Inail in uno studio realizzato in collaborazione con Accredia, ente italiano di accreditamento, sull’efficacia del Sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro (Sgsl) nella riduzione dei costi sociali ed economici relativi agli infortuni sul lavoro.  Cifre alla mano: su un campione di 7.048.530 lavoratori ci sono stati 38.500 infortuni in meno, 11.165 dei quali con una gravità minore, per una riduzione complessiva dei costi di oltre 2 miliardi di euro (2.116.114.000 euro) che imprese, famiglie e paese intero hanno evitato di sopportare insieme alle sofferenze legate alla tragicità dell’evento.
Meno lavoro nero, più sicurezza sul lavoro. È l’equazione alla base della “patente a crediti” che, dal 1° ottobre, rappresenterà l’inevitabile titolo abilitante per poter lavorare nei cantieri edili. Con un punteggio iniziale di 30, anche se ne basteranno 15 per operare, i crediti verranno decurtati in presenza di violazioni delle norme di prevenzione ovvero d’infortuni (l’infortunio mortale, per esempio, taglia 20 crediti). Per ottenere la patente, obbligatoria per imprese e lavoratori autonomi, occorrerà, tra l’altro, il Durc, il Dvr (Documento valutazione rischi) e il Durf (Documento unico regolarità fiscale). A stabilirlo è l’art. 29 del decreto legge n. 19 del 2 marzo 2024, convertito in legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di martedì 30 aprile.
L’Unione europea duplica il numero delle condotte dannose per ambiente e salute che devono essere obbligatoriamente perseguite come reato in tutti gli Stati membri. E chiede di applicare, nei casi più gravi, sanzioni detentive non inferiori a determinati standard. La riforma delle regole eurounitarie sulla tutela penale dell’ecosistema arriva con la nuova direttiva licenziata dall’Ue in via definitiva lo scorso 26 marzo 2024, in viaggio verso la Gazzetta ufficiale, e destinata a sostituire lo storico omonimo atto del 2008. Ma rispetto alla direttiva 2008/99/Ce, il nuovo provvedimento europeo non si limita a tracciare le grandi linee del futuro diritto penale, entrando invece nel dettaglio degli elementi strutturali dei reati, in quanto: in relazione alla loro “tipicità”, descrive analiticamente le fattispecie da perseguire; in merito alla “antigiuridicità”, limita a monte le ipotesi di esenzione da responsabilità; con riferimento alla “colpevolezza”, definisce i diversi profili di imputazione psicologica degli illeciti.
Se l’autovelox non è omologato (anche se approvato) il verbale è illegittimo e l’automobilista ha più chance di farsi annullare la sanzione, ma per poterle sfruttare deve presentare ricorso, senza confidare in annullamenti d’ufficio. È lo scenario aperto dall’ordinanza della Corte di cassazione, seconda sezione civile, n. 10505 del 18 aprile 2024, che impone alle amministrazioni di assumere decisioni sia a proposito della gestione dei procedimenti pendenti sia delle modalità future di accertamento per le amministrazioni. Tuttavia, l’ordinanza citata potrebbe non essere la parola definitiva, considerato che è la prima pronuncia con cui una sezione semplice della Cassazione prende questa posizione e, quindi, potranno esserci future decisioni difformi.
Risponde tutto il consiglio di amministrazione se l’amministratore delegato deruba la società. Anche il presidente del cda, dunque, è condannato a pagare per il passivo della srl quando non blocca i prelievi indebiti compiuti dall’amministratore dai conti bancari dell’impresa. Il consigliere non esecutivo, infatti, risulta responsabile in solido dei danni arrecati all’ente e ai creditori, laddove di fronte ai segnali d’allarme sulla gestione della società, emersi o comunque rilevabili, non chiede conto al delegato delle operazioni compiute. Il tutto sia per negligenza sia per inerzia. Si applica il principio dell’agire informato: l’amministratore senza delega non può limitarsi ad aspettare di ricevere le informazioni sulla gestione da parte dell’ad, ma deve attivarsi per ottenere i chiarimenti e i dati mancanti oppure è tenuto adottare i rimedi giuridici più adeguati quando non si ritiene soddisfatto, dalla revoca della delega all’avocazione al consiglio di amministrazione, fino alle misure cautelari. Così la Corte di cassazione nell’ordinanza n. 10739 del 22/4/2024, pubblicata dalla prima sezione civile.
Tra le famiglie a regnare è la cautela nella richiesta di credito. Si registra, infatti, nei primi tre mesi dell’anno, una contrazione del 3,4% sulle richieste di prestito. Sono da segnalare, però, tendenze opposte per i finanziamenti finalizzati, ossi quelli legati all’acquisto di un determinato bene o servizio (auto, elettrodomestici e così via), e i prestiti personali, finalizzati cioè ad avere più liquidità o a saldare dei debiti: i primi proseguono, infatti, la loro curva discendente (-10% nel primo trimestre dell’anno); i secondi mantengono una dinamica positiva (+5,2% nei primi tre mesi 2024). Anche se, pur in questo caso, a prevalere è la prudenza: si chiedono prestiti per piccoli importi e con rate diluite fino a cinque anni. Non solo. Accanto agli attori tradizionali, iniziano ad affacciarsene di nuovi, che sfruttano le nuove tecnologie.
È legittimo il calcolo d’imposta su una rendita vitalizia, contenuto in un avviso di liquidazione, laddove si limiti a richiamare la specifica normativa di riferimento che prende a parametro il valore di mercato al quale ragguagliare uno specifico coefficiente stabilito dalla normativa vigente. Sono i canoni riconosciuti dalla Cgt di I grado di Milano nella sentenza n. 3357/2023, depositata il 2 ottobre 2023. Una società di assicurazioni aveva impugnato un avviso di liquidazione con il quale l’Agenzia delle entrate pretendeva la maggiore imposta di registro su una sentenza avente a oggetto una rendita vitalizia di oltre 43 milioni di euro. La ricorrente, invero, lamentava che la normativa in materia di coefficienti applicabili per l’individuazione del valore presunto di una rendita vitalizia quale base imponibile dell’imposta di registro palesava una evidente illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 46 comma 2 lettera c) del dpr n. 131/86, dell’art. 3 comma 164 della l. n. 662/1996 e del dm 20 dicembre 2019 approvante il prospetto dei coefficienti applicabili per il 2020 e che, oltretutto, l’utilizzo di coefficienti violava i principi di uguaglianza, ragionevolezza e dell’adeguatezza, nonché il canone della capacità contributiva. L’ufficio, dal canto suo, costituendosi in giudizio, si limitava a rappresentare la correttezza del proprio operato, posto che alla natura dell’imposta di registro come “imposta d’atto”, consegue una liquidazione vincolata ai canoni di legge vigenti, ai quali si era semplicemente attenuta.
Niente caparra se salta il rogito perché l’acquirente non è riuscito a ottenere, in buon fede, il placet del comune: il venditore non ha diritto a incamerare la quota quando non è concesso il titolo. È quanto emerge dall’ordinanza n. 5976 del 6/3/2024, emessa dalla seconda sezione civile della Cassazione, secondo cui il promittente venditore dell’immobile non può trattenere la caparra confirmatoria nel recedere dal preliminare solo perché il promissario acquirente non riesce a ottenere l’autorizzazione al cambio di destinazione d’uso dei locali, come invece pattuito tra loro. Il contratto, infatti, è soggetto a una condizione sospensiva potestativa mista: risulta subordinato al conseguimento del titolo abilitativo, mentre contestualmente le parti sottoscrivono anche una scrittura privata che dà mandato al promissario acquirente, che deve attivarsi presso il comune per ottenere l’autorizzazione. Non si può tuttavia considerare avverata la condizione per causa imputabile al promissario acquirente: l’omissione non è contraria a buona fede.
Non si può differenziare il risarcimento del danno parentale tra i fratelli della vittima di omicidio stradale solo perché uno di loro non viveva più con il de cuius, perché più grande di età: non conta di per sé il fattore anagrafico né la circostanza che lo stretto congiunto del danneggiato avesse deciso di stabilire la residenza altrove. Così la Corte di cassazione penale, sez. quarta, nella sentenza n. 10648 del 14/03/2024.
Obbligazioni verdi, social bond e green loan. Sono questi i principali strumenti di finanza sostenibile a disposizione delle imprese per il raggiungimento e il rispetto degli obiettivi di sostenibilità definiti dai fattori Esg (Environmental, social, governance, ovvero ambientale, sociale e di governance). Da quanto si legge nello Studio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti “Sostenibilità, governance e finanza dell’impresa, impatto degli Esg con particolare riferimento alle pmi”, dopo una prima spinta al tema della sostenibilità derivata dall’approvazione da parte del Parlamento europeo del “Green deal” nel 2020, la finanza sostenibile muove soprattutto dalle sollecitazioni derivanti dal mercato e dalle modalità con le quali il settore bancario recepisce e applica le innovazioni sugli assetti organizzativi, amministrativi e contabili (Oac). Tali cambiamenti avranno riflessi anche nelle procedure operative degli istituti di credito che incideranno in maniera sempre più significativa sulla valutazione della solvibilità delle imprese che chiederanno di essere affidate dal sistema finanziario (e di riflesso sulla stabilità e solidità delle stesse banche). Le attività identificate per una gestione aziendale green e social, infatti, dovranno essere allineate agli obiettivi della regolamentazione bancaria e creditizia, la cui funzione di trasparenza e di intellegibilità informativa è il minimo comune denominatore di tutti i componenti che formano la cornice giuridica di sustainability disclosure dell’ordinamento europeo.

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Quattro operazioni nell’arco degli ultimi due anni stanno dando una scossa importante al settore del brokeraggio assicurativo. Un mercato frammentatissimo nella parte bassa della classifica per dimensioni, che in Italia conta circa 2500 boutique, molte di queste con meno di un milione di ricavi. La parte alta è invece in mano a 4-5 grandi società internazionali, di cui le prime due, Aon e Marsh raccolgono il 52% dei premi lordi, le prime 5 arrivano all’81%. Per dare un’idea il leader di mercato, Aon, nel 2023 ha intermediato (senza le riassicurazioni) 3 miliardi di euro di premi che si sono tramutati in ricavi netti per 275 milioni (+11,9% sul 2022). Ma le operazioni Assiteca-Howden, Argonagh-Mediass, Pollen Street Capital-Wide group, Brera Partners-GB Sapri segnalano che il mercato si sta muovendo anche nella parte medio-bassa, con diverse strategie, verso un processo di concentrazione che sta diventando una realtà anche in Italia. Da una parte, infatti, per gli imprenditori italiani si presenta la classica opportunità di vendere e realizzare una bella somma, al massimo restando dipendenti o ricoprendo qualche ruolo di prestigio nel gruppo acquirente.
Le adesioni continuano a essere troppo poche e le prestazioni soddisfano solo in parte le richieste di assistenza. Il difficile rapporto con il regime pubblico, che in futuro fornirà coperture sempre minori. Sono 16,5 milioni gli italiani coperti (9 milioni di lavoratori, 4 milioni i familiari, 1,5 di liberi professionisti, meno di 1 milione di pensionati) e 324 i soggetti che erogano servizi e prestazioni sanitarie integrative iscritti all’Anagrafe fondi sanitari del Ministero della Salute, con una raccolta complessiva di 4 miliardi di euro e 10 milioni di prestazioni erogate all’anno.
In un Paese come l’Italia dove il welfare è la principale voce di spesa pubblica, non si può non mettere al centro dell’agenda economica il tema della pensione e della previdenza complementare. Lo scorso anno sono stati spesi 637,7 miliardi di euro in welfare, pari al 33,1% del Prodotto interno lordo italiano e al 58,6% della spesa pubblica. Un numero che ci colloca al sesto gradino dei valori più elevati all’interno dell’Unione europea. E di questi miliardi, più o meno la metà, ben 317,5, sono stati spesi in previdenza. Basterebbero queste percentuali per mettere l’argomento in cima all’agenda di ogni governo, anche perché guardando al passato i trend di spesa sono tutt’altro che rassicuranti, non avendo mai smesso di crescere. Nel 2014 la spesa previdenziale era di 256,6 miliardi e, per arrivare ai livelli attuali, ha registrato un tasso di crescita annuale del 2,4%.
Su poco più di un milione di macchine, infatti, 500mila hanno più di trent’anni. Nel resto del Continente, invece, l’età media degli impianti è di 25 anni. I dati, in chiaroscuro, sono stati raccolti dal Cresme in uno studio per Anie-AssoAscensori, l’associazione delle aziende di progettazione, installazione e manutenzione degli ascensori. Nel nostro Paese il comparto fa registrare numeri importanti, con un fatturato che nel 2022, ultimo dato disponibile, ha superato i 2,7 miliardi. Su uno stock immobiliare complessivo di 12,54 milioni di edifici residenziali censiti, soltanto 617mila – il 4,9% – sono dotati di un ascensore. Il rapporto evidenzia, inoltre, che il patrimonio edilizio italiano è complessivamente vetusto: meno del 10% degli edifici è stato costruito negli ultimi vent’anni, mentre più del 70% è stato realizzato prima del 1980. Esiste – ed è una questione da affrontare con urgenza – un problema di accessibilità. Incrociando i dati con quelli forniti dall’Istat sulla disabilità in Italia, il rapporto Cresme-Anie fornisce una stima del numero delle persone che vivono in una potenziale situazione di disagio a causa dell’assenza di ascensori. Molto dipende dalla tipologia degli edifici. Nel nostro Paese, infatti, c’è una prevalenza di stabili mono o bifamiliari in cui la presenza degli ascensori è ridotta.
Gli investimenti delle banche italiane in fintech crescono del 50% ogni due anni e la strategia perseguita è sempre più quella di una collaborazione con le start up specializzate nello sviluppo di applicazioni per il sistema finanziario. Nonostante questo andamento positivo, la spesa in fintech resta però solo una quota frazionale del budget che gli istituti di credito tricolori destinano alla tecnologia. È questo il quadro che emerge dalla più recente edizione del documento “Indagine Fintech nel sistema finanziario italiano” di Bankitalia, secondo il quale gli investimenti in tecnologie innovative dovrebbero passare dai 600 milioni complessivi del biennio 2021-2022 ai 901 milioni di quello 2023-2024. In base alle risposte fornite dalle banche – la quasi totalità del sistema bancario italiano ha partecipato all’indagine assieme a 67 intermediari non bancari – sono previste ulteriori spese per 380 milioni a partire dal 2025, fino al completamento dei progetti già avviati. L’ammontare complessivo della spesa per i progetti rilevati dovrebbe dunque salire a 1,88 miliardi di euro.

Con le dimissioni, lunedì scorso, dalla presidenza di Fondazione Crt, l’ente torinese è salito a onor delle cronache, ma non per operazioni finanziarie o progetti filantropici. Perché il passo indietro dell’ex banchiere di Tortona è stato l’ultimo atto di una storia piena di tensioni tra gli organi della fondazione che va avanti da settimane. E che difficilmente vedrà scriversi presto la conclusione. Anzi, un nuovo atto è cominciato giovedì scorso, quando si è appreso che il Ministero dell’Economia, organismo vigilante sugli enti ex bancari, ha depositato un esposto alla Procura di Roma. Un atto dovuto dopo la segnalazione di Palenzona al Tesoro in cui si denunciava l’esistenza di un presunto «patto occulto» all’interno di Crt e dopo la comunicazione di un altro esposto alla Procura di Torino.
Più rendimento, meno protezione del capitale. In estrema sintesi questi sono i desiderata finanziari degli italiani in una primavera «fredda» dal punto di vista meteorologico e anche finanziario, con i mercati di nuovo molto in bilico sull’incertezza. Arriverà la svolta sui tassi di interesse? E da dove partirà? Il sondaggio, svolto tra febbraio e marzo, intercetta un umore in miglioramento rispetto all’autunno, ma l’inflazione resta un bel problema. La foto di gruppo dei connazionali con soldi in banca — scattata ogni sei mesi dall’Osservatorio Anima che monitora da anni un campione composto da mille persone, rappresentativo di 35 milioni di italiani – mostra un atteggiamento positivo, indotto con molta probabilità dal fatto che il 2023 è stato un anno di recupero e di tregua per le cattive notizie sui mercati. L’inflazione — da cui alla fine dipende anche il su e il giù dei tassi di interesse — viene definita un «problema importante» dal 40% degli investitori (ovvero dai 500 intervistati che possiedono anche investimenti finanziari di qualche tipo) e dal 50% dei bancarizzati (quelli che possiedono almeno il conto corrente). Quindi la maggioranza di chi rappresenta gli investitori pensa che il caro vita sarà un problema via via meno importante (42%) o addirittura che non lo sia più o non lo sia mai stato (18%), mentre l’insieme dei correntisti ha l’anima divisa esattamente a metà di fronte al giudizio sulla pericolosità del caro vita. Ma chi è più preoccupato considerando tutto il campione diviso per età? Quelli che hanno tra i 55 e i 64 anni (72%), mentre tra i più giovani (35%) e i più anziani (48%) il tasso di pessimismo scende di molto.
Il cambiamento è in atto. Il mondo del brokeraggio assicurativo sta vivendo in Italia un momento di transizione. Grandi operatori esteri sono entrati sul mercato e una tendenza manifestatasi da anni, quella della concentrazione delle imprese presenti, sta subendo una marcata accelerazione. Wtw, acronimo che sta Willis Towers Watson, sta abbinando a questo cambiamento in atto nel mercato italiano una visione diversa che il gruppo sta abbracciando globalmente, in ognuno dei 140 paesi in cui opera. «Vogliamo trasformare la nostra funzione, da meramente intermediaria a più ampiamente consulenziale – dice Marco Antonio Colonna, co-amministratore delegato e Head of corporate risk and broking di Wtw Italia -, un cambio sfidante a cui si deve necessariamente arrivare. Wtw è partita prima degli altri e dispone di strumenti che ci mettono in prima linea nell’affrontare analiticamente le sfide di mercato. E il mercato chiede soprattutto consulenza qualificata. I nostri attuari sono il motore del nostro cambiamento. Vogliamo arrivare ad essere più consulenti strategici delle imprese clienti che venditori di prodotti assicurativi, una specie di services specializzati per i clienti, dove venga evidenziata la nostra capacità di analizzare i rischi, non solo di conoscere il listino dei prodotti esistenti».
Il totale degli investimenti che il sistema bancario, a livello mondiale, farà confluire nello sviluppo della Intelligenza artificiale generativa, nel corso del 2024, raggiungerà i sei miliardi di dollari. Nulla rispetto alle previsioni che prevedono per il 2030 – ovvero fra poco più di cinque anni – un investimento complessivo di 85 miliardi di dollari in quell’anno. Somme importanti, anche perché si cumuleranno dell’arco del lustro, che permetteranno un pieno sviluppo di un sistema di affiancamento decisionale che non ha uguali nella storia dell’umanità. Gli effetti saranno evidenti in tutta l’organizzazione del lavoro, bancario e non.
Oltre 4 milioni di lavoratori iscritti, con un risparmio accumulato destinato alle future prestazioni previdenziali superiore a 67 miliardi di euro. È il bilancio 2023 dei fondi pensione negoziali, la categoria più rilevante della previdenza integrativa sia dal punto di vista delle posizioni in essere sia dal punto di vista patrimoniale. In occasione dell’Assemblea 2024 di Assofondipensione (Associazione dei fondi pensione negoziali), che si è tenuta a Roma lo scorso 23 aprile, il presidente dell’Associazione, Giovanni Maggi, ha sottolineato la rilevanza numerica, la consistenza patrimoniale e quindi la solidità della categoria: «Considerando la platea dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, quasi il 40% dispone di una posizione di previdenza complementare e tra questi il 48% ha scelto un fondo pensione negoziale – argomenta –. La previdenza complementare raccoglie un patrimonio che a fine 2023 aveva un valore di 223 miliardi e i fondi pensione negoziali rappresentano la quota più rilevante tra le diverse forme previdenziali, gestendo il 30,5% del totale.
Attesa con grandi aspettative dai risparmiatori è l’attuazione del principio che prevede l’abolizione della distinzione tra redditi di capitale (come i dividendi) e redditi diversi (i capital gain azionari) che genera da tempo irragionevoli distorsioni fiscali. Dovrebbe pertanto essere stabilito che la base imponibile per le persone fisiche sarà costituita dal risultato netto complessivo realizzato nell’anno solare (con possibilità di riportare le eccedenze negative nei periodi d’imposta successivi) senza più distinzioni di sorta. Tale intervento permetterà (finalmente) di rendere equo un sistema che impedisce attualmente in taluni casi di compensare le perdite derivanti dagli investimenti (tipicamente le minusvalenze) con i proventi ricorrenti derivanti dagli stessi strumenti o strumenti analoghi (dividendi, interessi) fino al paradosso per cui i proventi dei fondi comuni di investimento (qualificati come redditi di capitale) non sono compensabili con le minusvalenze scaturite dagli stessi (qualificati come redditi diversi). Tale assetto può generare attualmente un carico impositivo anche in assenza di un effettivo reddito complessivo percepito dal contribuente. Ipotizziamo di realizzare una plusvalenza di 100 su un fondo e una minusvalenza di 100 su un altro fondo; con un risultato netto economico pari a zero e un’imposta del 26% dovuta sulla sola plusvalenza.

L’uso doloso del veicolo, anche se in area non ordinariamente adibita al transito veicolare, determina l’operatività della garanzia Rc auto nei confronti del terzo danneggiato, ma non nei confronti del responsabile. Questo a condizione che il veicolo sia utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale, cioè che il danno sia determinato dal movimento del mezzo, sia pure in modo improprio rispetto alla sua natura di mezzo di trasporto. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 10394 del 17 aprile 2024. Il caso riguarda una donna che, mentre camminava, era stata affiancata da una vettura (condotta dall’ex partner). Dopo averla seguita, raggiunto un campo arato, la vettura l’aveva investita e poi l’uomo l’aveva colpita mentre la donna era intrappolata sotto l’auto.