Il maggior fondo pensione Usa vota contro Buffett

L’ente dei dipendenti pubblici californiani appoggerà la mozione per l’estromissione del guru dalla presidenza di Berkshire
di Francesco Bertolino

Non c’è oracolo che tenga. Il maggior fondo pensione degli Stati Uniti è pronto a chiedere a Warren Buffett la rinuncia alla presidenza di Berkshire Hathaway. La cassa dei dipendenti pubblici della California (Calpers) ha annunciato che nella prossima assemblea del conglomerato voterà a favore della mozione avanzata dall’azionista National Legal and Policy Center. L’organizzazione non-profit esige la nomina alla presidenza di Berkshire di una figura indipendente in sostituzione di Buffett. La proposta non contempla l’allontanamento del 91enne fondatore dalla gestione del colosso poiché l’oracolo di Omaha ne rimarrebbe amministratore delegato. La sua approvazione comporterebbe piuttosto la scissione delle cariche di ceo e presidente del conglomerato che al momento sono concentrate entrambe nelle mani di Buffett. Il sostegno di Calpers è significativo in termini sia azionari sia simbolici. Non è detto però che sia sufficiente a garantire il via libera alla risoluzione in assemblea dal momento che Buffett detiene circa il 32% dei diritti di voto. Come dimostra il clamoroso voto contrario dei soci alle remunerazioni pagate ai vertici di Stellantis nel 2021, tuttavia, non sono da escludere sorprese. Gli azionisti appaiono quantomai combattivi in questa stagione assembleare e il cumulo degli incarichi è da tempo oggetto di severe critiche da parte degli investitori istituzionali. Ceo e presidente sono la stessa persona in circa il 43% delle quotate presenti sull’indice S&P 500. Benché il dato sia in calo ormai da alcuni anni, rimane comunque ben al di sopra della media del 29% registrata nei principali mercati europei. Tutte le grandi banche americane, per esempio, hanno un’unica guida e hanno sempre resistito alle richieste di separazione avanzate dagli azionisti. Di recente, la pressione degli investitori sembra aver fatto breccia nella prima banca degli Stati Uniti, JpMorgan. In un documento depositato alla Security Exchange Commission l’istituto ha rivelato alcuni dettagli sui piani di successione dell’attuale ceo e presidente, Jamie Dimon. Una maggioranza significativa dei soci avrebbe chiesto al manager di rimanere presidente non esecutivo del gruppo, una volta concluso il suo mandato da ceo. Un desiderio che, se esaudito, comporterebbe appunto la scissione della figura del capo-azienda e del presidente. Benché Dimon sia al comando di JpMorgan da quasi 20 anni e nonostante qualche recente critica alla sua strategia di espansione in Regno Unito, comunque, l’avvicendamento non pare all’ordine del giorno. (riproduzione riservata)
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