L’assicurazione piace su misura

STUDIO DELOITTE: CON L’EMERGENZA IL 32% DELLE PMI HA AUMENTATO LA PROPENSIONE ALL’ACQUISTO
di Antonio Longo
Complice l’emergenza sanitaria, cresce, da parte delle pmi, la domanda di coperture assicurative cucite sulle proprie esigenze. Tra gli imprenditori, infatti, si è diffusa una maggiore consapevolezza dei rischi con conseguente richiesta di un modello di protezione basato su polizze mirate e servizi di consulenza, anche alla luce dell’attuale complesso scenario geopolitico internazionale. Passando ai numeri: il 32% delle pmi italiane ha incrementato la propensione all’acquisto di polizze assicurative. In particolare, sono le polizze che coprono i rischi legati al personale in smart working, ai rischi legati alla cessazione dell’attività e alla cyber sicurezza quelle più richieste. Inoltre, nove aziende su dieci si sono dette favorevoli all’acquisto di coperture e servizi assicurativi da operatori non tradizionali, quali associazioni di categoria, banche, provider online. Ma la spesa media annua delle pmi (14.013 euro) per le coperture assicurative rimane più bassa della media internazionale (22.600 euro).

In sintesi è quanto emerge dallo studio «Il futuro delle assicurazioni per le pmi dopo la pandemia», curato da Deloitte e che ha coinvolto 5.300 aziende di 14 paesi. «Nonostante l’impatto economico e sociale generato dalla pandemia, il bisogno di coperture assicurative da parte delle pmi italiane è rimasto alto e in futuro è atteso un ulteriore aumento, anche alla luce delle conseguenze derivanti dall’attuale complesso scenario geopolitico internazionale», commenta Luigi Onorato, insurance sector leader di Deloitte Italia, «dal nostro studio emerge, tuttavia, una distanza tra la percezione delle pmi italiane, che ritengono di avere un elevato livello di copertura assicurativa e una buona comprensione dei contenuti di polizza, e quella che sarebbe la corretta tipologia di copertura e l’effettivo livello di protezione delle piccole imprese».

Le tipologie di polizze. Dall’inizio della pandemia, la fiducia da parte delle pmi italiane verso il settore assicurativo, già alta nel periodo pre-pandemico, è aumentata. Nello scenario pre-pandemia, il 96% delle pmi italiane dichiarava di riporre fiducia verso il proprio provider assicurativo, intermediario o compagnia assicurativa. Tale livello di fiducia è aumentato dall’inizio della pandemia per il 58% delle pmi italiane. Secondo i risultati dello studio, le pmi italiane dichiarano di avere un elevato livello di copertura assicurativa, solo il 4% non possiede alcuna copertura assicurativa. In termini di tipologie di coperture assicurative, quelle più diffuse sono quelle riguardanti la protezione flotta aziendale (48%), protezione dai danni diretti a fabbricato e/o contenuto (37%), responsabilità civile verso dipendenti, fornitori, clienti (29%), cyber risk (25%), cessazione dell’attività (21%). Nell’ottica di acquisto futuro di diverse tipologie di coperture assicurative, quelle più richieste sono la copertura assicurativa per personale in smart working (22%), cessazione di attività (20%), cyber risk (19%), rischio credito (18%).

Rimane alta l’attenzione ai costi. La pandemia ha aumentato la propensione all’acquisto delle polizze per una pmi italiana su tre e per una azienda straniera su due. I tre motivi principali che hanno spinto la domanda assicurativa in Italia sono la maggior consapevolezza dei rischi (48%), la volontà di evitare ulteriori impatti negativi sull’attività d’impresa (42%) e la maggiore vulnerabilità finanziaria (40%). Il prezzo rimane, però, un aspetto rilevante nella scelta di acquisto delle coperture assicurative. Infatti, per il 38% delle pmi Italiane è il secondo aspetto più importante nella scelta, dopo la fiducia verso l’intermediario (45%).

Pandemia e rischio cyber i maggiori pericoli percepiti. Tra le 5 principali categorie di rischio, il cyber risk viene individuato dalle pmi italiane (33%) come il primo rischio aggiuntivo da cui ritengono necessario proteggersi e non già previsto dall’attuale copertura assicurativa. Segue il rischio pandemico (32%), più distanti si collocano rischi «tradizionali» come quello sistemico di natura economico-finanziaria (18%), rischio climatico (17%) e rischio catastrofale (13%).

Polizze sempre più flessibili. Gli analisti evidenziano che l’80% del campione si dimostra favorevole a un modello elastico di copertura assicurativa che risulti coerente con gli specifici bisogni aziendali, la dimensione, le peculiarità degli asset aziendali e le politiche di prevenzione del rischio. In particolare, il 78% delle pmi italiane si mostra favorevole a un modello flessibile di copertura assicurativa che possa essere modificata nel corso dell’anno.

Cresce l’interesse verso operatori non tradizionali. Il canale fisico resta centrale per la fase di acquisto ma il canale digitale è ormai prevalente nella gestione della copertura, sia in fase di prevendita che in fase di post-vendita. Le pmi, inoltre, si mostrano favorevoli all’acquisto di coperture e servizi assicurativi da operatori «non tradizionali». A giudizio degli esperti, tale interesse verso operatori «non tradizionali» per l’acquisto di coperture assicurative deve essere letto come un’occasione importante per il settore assicurativo per rivedere le logiche di sviluppo dell’offerta, valutando l’attivazione di partnership con questi operatori. Il tema del digitale assume più connotazioni a beneficio delle pmi: informarsi per decidere a quale provider assicurativo rivolgersi (34%), semplificare il processo di gestione della copertura assicurativa (52%), creare un nuovo canale per la denuncia di un sinistro (46%), semplificare il monitoraggio dello status del sinistro (61%). Tra gli operatori assicurativi, prevale la figura dell’intermediario (72%), per ricercare il prodotto assicurativo più adatto in funzione dei bisogni del proprio business (53%), ricevere una consulenza di risk management (36%), ottenere maggiore convenienza di pricing (31%). «Come si capisce dalle evidenze del nostro studio, nell’attuale contesto di mercato il settore assicurativo può far leva sui propri asset distintivi per rispondere ai nuovi e mutevoli bisogni delle pmi, puntando alla specializzazione e all’arricchimento del modello di servizio e, al tempo stesso, prestando attenzione alle opportunità derivanti dall’evolvere dello scenario competitivo, che crea spazio per possibili nuove occasioni di partnership per lo sviluppo di offerte integrate», commenta Onorato.
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