Paola Valentini
L’Italia condivide con Taiwan il gradino più basso della valutazione di Morningstar sui costi a carico dei fondi. Gli investitori avranno modo di verificare a breve le spese sostenute nel 2021 nel documento sui Rendiconti costi e oneri, che ogni intermediario finanziario italiano è tenuto a inviare ai propri clienti entro il mese di aprile. Il prospetto è stato introdotto quattro anni fa dalla normativa europea Mifid II per far sì che l’industria finanziaria fosse più trasparente nella comunicazione delle commissioni dei prodotti e servizi di investimento perché in poche pagine dovrebbe fornire una fotografia chiara e dettagliata delle spese. Il 2019 fu il primo banco di prova e in quell’occasione un’indagine di Moneyfarm e del Politecnico di Milano rilevò mancanze rilevanti nei rendiconti sul 2018 dei più importanti intermediari operanti in Italia. Ad esempio solo il 44% conteneva la parola “costi” o “oneri” nell’intestazione. Inoltre nessuno intermediario si è distinto per tempestività nella pubblicazione, nonostante le indicazioni dell’Autorità di Vigilanza europea (Esma) fossero quelle di provvedere «il prima possibile»: due report sono stati inviati a maggio 2019, 2 a giugno, 11 (la maggioranza assoluta) a luglio, 2 in agosto e 1 addirittura a settembre. Questa situazione aveva indotto a inizio dell’anno successivo la Consob a intervenire raccomandando l’invio entro fine aprile, con l’eccezione nel 2020 per via del Covid.

Dopo questo pressing lo scorso anno i prospetti sono arrivati prima, anche se la spedizione non sempre è avvenuta entro il termine del primo quadrimestre. «In Moneyfarm, abbiamo cercato di essere non soltanto aderenti ai requisiti normativi minimi richiesti, ma anche di essere il più trasparenti ed efficaci possibile», afferma Andrea Rocchetti, head of investment advisory di Moneyfarm di cui [/CAP-APRE-2]MF-Milano Finanza pubblica in esclusiva un fac-simile del rendiconto che i clienti stanno per ricevere (si veda pagina accanto). «Ci stiamo infatti impegnando a mandarli in anticipo rispetto allo scorso anno», dice Rocchetti. In attesa di verificare se quest’anno la scadenza del 30 aprile sarà rispettata da tutti, quel che è certo che il rendiconto è un appuntamento importante al quale, presto o tardi, i risparmiatori devono dare attenzione. Deve essere inviato almeno una volta l’anno, con riferimento ai costi e oneri, in valore assoluto e in percentuale, sostenuti dal cliente nell’anno precedente con l’impatto che gli stessi hanno prodotto sui rendimenti del portafoglio. E nel caso non siano soddisfatti i clienti hanno la facoltà di chiedere il rendiconto in forma analitica per avere un dettaglio ulteriore. Si tratta di un’opportunità da non sottovalutare che permette di prendere visione di tutte le caratteristiche dei singoli strumenti in portafoglio, della loro struttura commissionale (eventuali commissioni di performance, di ingresso, di uscita), della quota dei pagamenti di terzi ricevuti dall’intermediario (retrocessioni) strumento per strumento.Intanto sul fronte dei fondi, il report biennale Global Investor Experience Study di Morningstar ha analizzato 26 mercati fra America del Nord, Europa, Asia e Africa. Al suo interno il capitolo dedicato alle spese ha valutato i costi ricorrenti che un investitore in fondi comuni deve sostenere. Australia, Paesi Bassi e Stati Uniti si sono aggiudicati il voto più alto poiché Morningstar ritiene che questi siano i mercati più vantaggiosi per gli investitori in termini di commissioni e spese. Per Italia e Taiwan, ancora una volta, la valutazione è la più bassa, indicando che questi mercati prevedono oneri più alti. La classifica dei costi sintetizzati dall’indicatore asset-weighted median expense ratio, un indice di spesa mediano ponderato sulle masse dei fondi, è stata elaborata da Morningstar considerando, oltre alle commissioni di gestione, le retrocessioni e le commissioni di performance. Morningstar ha valutato i mercati analizzando oltre ai valori medi di spesa ponderati per gli asset, la struttura e la trasparenza delle commissioni di performance, nonché la possibilità per gli investitori di accedere alle classi di fondi più economiche. Oltre ai due estremi, le posizioni di mezzo sono occupate da Corea, Norvegia, Sud Africa, Svezia e Regno Unito (inseriti nel gruppo above average), seguono Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, India, Giappone, Nuova Zelanda, Spagna, Svizzera e Tailandia (average), poi Canada, Cina, Francia, Hong Kong, Messico e Singapore (below average). Perché l’Italia è in fondo alla classifica? Oltre al fatto che i fondi domiciliati in Italia hanno tra i più alti costi ponderati per il patrimonio Morningstar spiega che «l’Italia si trova nelle ultime posizioni, insieme a Taiwan, perché gli investitori sono gravati generalmente da commissioni di retrocessione e spesso da costi iniziali di sottoscrizione». Inoltre, «le classi di azioni senza commissioni di retrocessione sono registrate nel Paese, ma non facilmente accessibili ai clienti finali perché il sistema di distribuzione è dominato dalle banche». Infine, aggiunge la società di analisi, «i fondi in Italia possono addebitare commissioni di gestione con una componente asimmetrica, ovvero senza un’uguale riduzione delle commissioni per sottoperformance». In questo contesto spicca il Regno Unito che ha introdotto valutazioni annuali dei fondi, uno degli sviluppi normativi più significativi rispetto allo studio Morningstar del 2019. In base a queste disposizioni, gli asset manager devono verificare il valore che ogni fondo ha fornito agli investitori nel contesto delle commissioni addebitate. Per avere un’idea di quanto in Italia i sottoscrittori dei fondi hanno pagato nel 2021 a fronte delle performance ottenute, la tabella in pagina presenta le spese correnti (comprendono le commissioni di gestione, ma non quelle di ingresso, uscita e di performance) dei fondi di diritto italiano ed estero, leggendole alla luce dei rendimenti dello scorso anno. In attesa dei rendiconti, infatti, le spese correnti, pubblicate nei Kid entro febbraio di ogni anno offrono un’anticipazione del costo dei fondi. (riproduzione riservata)
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