Al contante l’Italia non rinuncia

LO RIVELA I L RAPPORTO SUL CASHLESS DI THE EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI. IL TREND È IN INVERSIONE
di Irene Greguoli Venini
Per quanto riguarda i pagamenti l’Italia è ancora legata al contante. Tuttavia, sta aumentando la propensione a usare strumenti di pagamento elettronici, anche se ci sono alcuni ostacoli. Tra i principali, il timore di possibili frodi e i problemi nell’accettazione di questi metodi da parte di alcuni esercenti. Ma gli investimenti previsti dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) possono contribuire a invertire la tendenza, generando transazioni digitali aggiuntive grazie a interventi in ambiti come il turismo, la p.a. e la sanità.

Italia dipendente dal contante. Secondo il rapporto Cashless 2022 di The European House – Ambrosetti (che si occupa di consulenza e ricerche), l’Italia è 29ª al mondo per incidenza del contante sull’economia ed è 24ª su 27 paesi Ue considerando il Cash Intensity Index 2022, ovvero un indicatore che misura il livello di dipendenza dal contante. A livello regionale, per i pagamenti elettronici, si conferma il primato della Lombardia, seguita dal Piemonte e dalla Toscana, mentre le aree meno evolute sono il Molise e la Basilicata. Le performance positive delle regioni sono trainate principalmente dalle città che hanno un peso rilevante sull’economia e che sono l’ambito di elezione per lanciare sperimentazioni.

Inoltre, l’Italia rimane terzultima in Europa per numero di transazioni con mezzi alternativi al contante pro-capite: 61,5 nel 2020 (in diminuzione rispetto alle 61,7 del 2019) contro una media europea di 142. In termini assoluti e tradotta sulla popolazione italiana, la differenza equivale a 4,8 miliardi di transazioni. Anche aggiungendo la caratteristica principalmente italiana delle carte prepagate, si arriva a registrare 81 transazioni con carta pro-capite, un numero pari alla metà della media europea di 156.

Verso un maggior utilizzo degli strumenti di pagamento cashless. Nel 2021 si è consolidata la propensione a pagare senza contanti, ma restano alcune criticità relative al timore di frodi e ai problemi nell’accettazione dei pagamenti. Secondo lo studio, infatti, oltre 7 italiani su 10 vorrebbero usare di più gli strumenti di pagamento elettronici (72,8%), con un incremento del 13,1% rispetto al 2020. Anche l’utilizzo di queste soluzioni è cresciuto: l’anno scorso il 57% ha aumentato l’utilizzo dei pagamenti senza contante rispetto al 2020, contro il 37,8% che ha dichiarato di averlo diminuito. Tuttavia, la frequenza con cui si fa ricorso agli strumenti di pagamento alternativi al contante rimane limitata: solamente il 34,1% si serve di mezzi di pagamento elettronici più volte a settimana o ogni giorno, mentre la restante parte li utilizza meno di una volta a settimana o mai.

Gli ostacoli. Il timore di frodi è il principale ostacolo alla diffusione dei pagamenti alternativi ai contanti, seguito dai costi di utilizzo, nonostante oltre il 60% delle persone reputi le soluzioni cashless più sicure del contante. Tra le criticità ci sono anche i problemi nell’accettazione, visto che un italiano su 4 ne ha riscontrati nel 2021. Un valore in linea con quello del 2020 ma circa il 6% inferiore a quello del 2019.

I fattori trainanti. Nel futuro i pagamenti elettronici troveranno più spazio, anche perché ci sono alcuni fattori che li porteranno a crescere. Tra questi, per esempio, c’è il fatto che i sistemi di mobilità nell’era digitale stanno evolvendo sempre più nella direzione di un paradigma di Mobility-as-a-Service (MaaS), ovvero verso servizi che, grazie a un unico provider, ossia una piattaforma digitale (nella maggior parte dei casi una app per smartphone), consentono agli utenti di pianificare, prenotare e pagare più tipi di servizi di mobilità, il che potrebbe abilitare fino a 2,5 miliardi di transazioni cashless per un valore di 10,3 miliardi di euro. In questo processo evolutivo della mobilità verso il paradigma del MaaS, un ruolo chiave è rivestito dai pagamenti elettronici: è, infatti, la bigliettazione elettronica che consente un’integrazione tra diversi tipi di servizio di trasporto. In tal senso la valorizzazione dei pagamenti digitali abilita benefici sia in termini di ampliamento della scelta di opzioni di mobilità sia di possibili tariffazioni più adeguate alle preferenze di consumo degli utenti.

Lo studio individua, inoltre, alcune aree di intervento del Pnrr con effetti importanti sui pagamenti elettronici. Tra queste, per esempio la digitalizzazione del turismo, con la realizzazione di un hub del turismo digitale che possa permettere di integrare l’offerta turistica (museale, archeologica, e così via), il che potrebbe abilitare fino a oltre 10 milioni di transazioni e 78 milioni di euro di valore transato entro il 2026. Poi c’è la digitalizzazione della pubblica amministrazione: il piano prevede un significativo aumento nell’adozione di PagoPA nelle pubbliche amministrazioni italiane, passando dall’attuale 53% all’80% entro il secondo trimestre del 2026, che potrebbe abilitare fino a 59,7 miliardi di euro entro il secondo trimestre del 2026 (rispetto ai 33,9 miliardi del 2021), con un aumento delle transazioni del 75%, passando dai 185,8 milioni del 2021 a 324,6 milioni. Altra area che si muoverà in questa direzione è la sanità: la completa digitalizzazione delle strutture sanitarie, grazie anche all’adozione di PagoPA, potrà consentire di aumentare i pagamenti digitali dei ticket sanitari. Portare al 50% la quota di ticket pagati online al 2030 abiliterebbe fino a 12,8 milioni di transazioni aggiuntive, ovvero un incremento del 194%.
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