Per valutare i Pir il rendimento conta più della raccolta

di Marco Capponi
Su Eltif e Pir serve un cambio di paradigma: il dato della raccolta non è l’unico che conta. Tutt’altro. Una visione espressa, tra gli altri, da Simone Bini Smaghi, vicedirettore generale e responsabile direzione commerciale di Arca, durante l’evento Pir, Eltif & C… Quanta benzina arriverà per le pmi, panel nell’ambito della terza giornata della rassegna MilanoCapitali 2021 di Class Editori. «La verità è che si deve porre l’accento sui risultati per i clienti, che sono stati positivi: investire in pmi, quotate e non, rende», ha detto il manager. Questo è tanto più vero se si considera che il momento attuale è propizio: «La massa di liquidità presente nei conti correnti», ha sottolineato Francesco De Astis, responsabile italian equity di Eurizon, «dovrà essere messa al lavoro nella ricerca di rendimenti», aggiungendo a questo fattore «la fiducia portata dall’insediamento di Draghi e dal rimbalzo dei mercati». Eppure, la raccolta di fondi di tipo Pir risulta ancora negativa: per De Astis le ragioni vanno ricercate «nel fatto che il legislatore ha pensato questi prodotti per un pubblico retail, quello più colpito dalle incertezze pandemiche».

Un ritorno di interesse è possibile? Per Massimo Trabattoni, head of italian equity di Kairos, la risposta è positiva: «Draghi e Next Gen Eu sommano fiducia e possibilità di rendimento», ha ribadito, ricordando però che «in Italia non c’è ancora la cultura degli investimenti a lungo termine». Se gli investitori non vedono ritorni nei primi anni, infatti, «possono preferire i parcheggi, senza rendersi conto delle alternative». Molto è già stato fatto, anche a livello normativo. «Il legislatore è stato innovativo nel cercare di portare linfa alle imprese», ha spiegato Giovanni Landi, vicepresidente e cd di Anthilia, «non solo con gli sgravi fiscali, ma anche con coperture in caso di minusvalenze».

L’imperativo categorico è quello di ricreare un circolo virtuoso per mezzo della quotazione delle piccole aziende. Franco Gaudenti, presidente e ad di EnVent Capital Markets, ha segnalato che «la cultura è l’elemento essenziale, sia dal lato degli investitori sia da quello delle imprese». Le quotazioni sull’Aim sono significative, ma i numeri risultano ancora piccoli, e l’avvento degli Eltif «serve proprio a sbloccare il mercato, purché le imprese siano pronte a puntare sull’equity e non solo sul debito». Le aziende non devono snobbare le ipotesi di ipo. «Molte società si affacceranno alla quotazione, tra 50 e 100 ogni anno per i prossimi anni», ha concluso, ottimista, Kevin Tempestini, ceo e fondatore di Kt&Partners: «Il mercato Aim può quasi raddoppiare, e quindi crescerà l’offerta di occasioni d’investimento». C’è però anche un tema di sistema: «I Pir possono costituire centri d’acquisto per le quotate, ampliando così la diversificazione». (riproduzione riservata)

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