Unipol a tutto campo

Sotto la guida di Cimbri la compagnia è diventata leader nelle polizze Danni e Salute e controlla Una, la prima catena italiana 
di hotel. Ora si concentra su Bper, futura protagonista del m&a bancario
di Anna Messia

Assicurazioni, banche e persino alberghi. In poco più di sei anni il group ceo di Unipol, Carlo Cimbi, a suon di operazioni straordinarie e aggregazioni ha fatto crescere considerevolmente il business e il raggio d’azione della compagnia. Unipol è oggi la prima assicurazione Danni in Italia, ha il primato nel settore salute, controlla la prima catena alberghiera italiana del Paese (gli hotel di Una) e in queste settimane ha visto crescere il suo ruolo anche nel settore bancario, dove è azionista di riferimento di Bper.

Cimbri ha aspettato quasi tre anni prima di far sentire la sua voce nella gestione della banca. Nel 2018, quando la compagnia deteneva già il 10% dell’istituto, il manager decise di restare dietro le quinte e fuori dal consiglio di amministrazione. Dopo un anno di presenza in cda, in occasione del rinnovo dei vertici della banca, Roberto Galante – allora direttore pianificazione strategica di Unipol – decise di fare un passo indietro e Cimbri dichiarò di non avvertire alcuna necessità di inserire propri rappresentanti nel board. Nulla cambiò neppure nel 2019, quando la compagnia portò la sua quota al 18,89%. Ma ora è il momento di avviare un nuovo corso per Bper, divenuta nel frattempo quinta banca italiana con l’acquisizione di parte delle filiali Ubi da Intesa Sanpaolo, e l’azionista di riferimento di Bologna è determinato a dire la sua. Così nei giorni scorsi Unipol ha presentato una lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione, in totale discontinuità con l’attuale gestione di Alessandro Vandelli. Un banchiere di lungo corso, Piero Montani (ex Antonveneta, Bpm e Carige), è stato indicato per il ruolo di amministratore delegato e tra i sette candidati figura Gianni Franco Papa, fino al 2019 direttore generale di Unicredit, che potrebbe essere selezionato per il ruolo di presidente. In competizione per lo stesso ruolo con Flavia Mazzarella, ex vicedirettrice dell’Isvap e attualmente presidente di Banca Finnat, anch’essa nella lista di Bologna. Insomma, da un solo consigliere espresso dalla compagnia si è passati in tre anni a designare i ruoli chiave dell’istituto: in un momento determinate per il riassetto bancario in Italia che di certo vedrà Bper tra i protagonisti, Cimbri è uscito dunque allo scoperto. «Come azionisti abbiamo il dovere di guardare al futuro e di creare le condizioni per passare dal buono al grande», ha sintetizzato il capo azienda nei giorni scorsi, aprendo, anche se non nell’immediato, a nuove operazioni d’aggregazione della banca, muovendosi ad ampio raggio. Da Banca Popolare di Sondrio (che dovrà però prima trasformarsi in spa e che è già partner bancassicurativa di Unipol) a Carige, senza dimenticare la più volte promessa sposa Banco Bpm. Di sicuro nel futuro prossimo della banca ci saranno nuove aggregazioni che potranno portare benefici al core business di Unipol, come è già stato con le 620 filiali rilevate da Ubi-Intesa. Nell’ambito di quell’operazione Unipol, già partner bancassicurativo di Bper, ha infatti acquisito i rami d’azienda riferibili alle compagnie vita partecipate dall’ex-Ubi con un apporto di circa 10 miliardi di riserve.

Del resto Cimbri non si è mai lasciato sfuggire l’occasione per crescere tramite acquisizioni e ristrutturazioni: dall’integrazione con FondiariaSai nel 2014 (proprio in questi giorni è stato chiuso con un accordo il contenzioso legale con i Ligresti e gli ex manager incassando 42,2 milioni rispetto ai 60 milioni inizialmente richiesti) alla cessione di UnipolBanca a Bper, di cui la compagnia felsinea è diventata nel frattempo azionista. Quest’anno si chiuderà il piano industriale 2019-2021 che per UnipolSai prevede dividendi cumulati di 1,3 miliardi e 600 milioni per la controllante Unipol. Per quest’ultima l’incognita è legata al regolatore che ha invitato le compagnie assicurative alla prudenza (finora sono stati pagati solo 201 milioni), ma l’obiettivo dei 600 milioni resta confermato, ha ribadito Cimbri. Per UnipolSai si prevede invece di superare in scioltezza i traguardi fissati, considerati i risultati già raggiunti finora. Nel 2019 la compagnia ha infatti staccato cedole per un totale di 453 milioni cui si sono aggiunti altri 538 milioni sul bilancio appena chiuso. All’appello mancano quindi 309 milioni e nonostante le incertezze legate alla pandemia, l’obiettivo potrà essere facilmente superato, ha assicurato Cimbri. A stretto giro bisognerà poi iniziare a lavorare al nuovo piano, che sarà presentato presumibilmente nella primavera del 2022.

Per quanto riguarda il comparto alberghiero, la pandemia ha inevitabilmente colpito il gruppo Una (frutto della fusione tra Una e Atahotel) con i ricavi che sono diminuiti del 73% rispetto al 2019, passando da 128 milioni a 34,5 milioni, riflettendo il crollo delle prenotazioni e la chiusura di oltre la metà delle strutture nei periodi marzo-maggio e novembre-dicembre. La conseguenza è stata una perdita a bilancio di circa 23 milioni, anche se la società resta pur sempre il leader italiano negli hotel a quattro stelle, pronta a ripartire appena i viaggi e il turismo riprenderanno vigore. (riproduzione riservata)

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