Piano Ue per spingere i flussi di capitali verso le attività ecosostenibili

La Commissione europea ha adottato ieri un ambizioso pacchetto completo di misure intese a favorire i flussi di capitale verso attività sostenibili in tutta l’Unione europeache va sotto il nome di «finanza sostenibile» e «tassonomia».
Saranno un elemento cardine del Green Deal, per promuovere gli investimenti «sostenibili» per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica, definendo quali attività economiche contribuiscono maggiormente al conseguimento degli obiettivi ambientali dell’Ue

Il pacchetto è funzionale al raggiungimento nella neutralità climatica e definisce il «lessico» per intendere ciò che è sostenibile da ciò che non lo è.

Nello specifico, la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure che include un atto delegato in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici del regolamento cd. tassonomia: il testo introduce la prima serie di criteri tecnici per definire le attività che contribuiscono in modo sostanziale al raggiungimento dei primi due obiettivi ambientali.

Secondo la Commissione, il campo d’applicazione dell’atto comprende le attività economiche di circa il 40% delle società quotate in borsa, in settori che in Europa sono responsabili di quasi l’80% delle emissioni dirette di gas a effetto serra. Include settori quali l’energia, la silvicoltura, l’industria manifatturiera, i trasporti e l’edilizia, ma non il gas e il nucleare (che saranno oggetto di un altro provvedimento). Rispetto alla versione di novembre, infatti, sono state rimosse le voci relative ai combustibili gassosi e liquidi e sostituite con «renewable non-fossil gaseous and liquid fuel» ovvero combustibili di origine rinnovabile. L’atto delegato dovrà essere approvato da Parlamento e Consiglio (in quattro mesi prorogabili una volta di altri due mesi) e entrerà in vigore nel gennaio 2022. Per ora restano esclusi gas e energia nucleare;

Si prevede la revisione della Non-Financial Reporting Directive (NFRD), che prende il nome di Corporate Sustainability Reporting Directive.

L’obiettivo è rivedere le norme della NFRD, estendendo gli obblighi Ue d’informativa sulla sostenibilità a tutte le grandi imprese e le società quotate. In questo modo, quasi 50mila imprese dovranno conformarsi ai nuovi standard, rispetto alle 11mila attuali. La Commissione propone, inoltre, di elaborare norme separate e proporzionate per le pmi, che dovranno essere specificate negli atti delegati (da adottare entro il 31 ottobre 2023 e che entreranno in vigore dal gennaio 2026). Le pmi non quotate potranno utilizzare i nuovi obblighi su base volontaria;

Infine sono previste modifiche a sei ulteriori atti delegati in materia di consulenza su investimenti e assicurazioni, sui doveri fiduciari e sul governo e controllo dei prodotti.

In questo, secondo la Commissione.

Esse incoraggiano il sistema finanziario a sostenere sia le imprese che hanno intrapreso la via della sostenibilità sia quelle che sono già sostenibili, rafforzando anche la lotta della Ue contro il finto ecologismo.

Giorgio Ambrosoli

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