L’hi-tech? Dev’essere democratico

La trasformazione digitale esalti le competenze delle aziende
di Marco A. Capisani

Non solo Intelligenza Artificiale: «L’AI è oggi considerato il trend principale della trasformazione digitale delle imprese ed è giusto che sia così, ma il vero cammino da intraprendere è la democratizzazione delle tecnologie, ossia fornire a manager e imprenditori gli strumenti per gestire facilmente e al meglio le aziende. E l’intelligenza artificiale è un mezzo che sarà a disposizione dei più a partire da domani; oggi invece sono le applicazioni low code che possono subito rendere più snello e competitivo un brand». È questa la visione del futuro del business secondo Alessandro Salibra Bove, partner di Macfin group, società di consulenza specializzata nell’organizzazione aziendale con l’obiettivo di rendere più snelli e integrati i processi interni. Salibra Bove, tra i protagonisti del Milano Marketing Festival 2021, cita i Top 10 Strategic Technology Trends for 2020 di Gartner, gruppo internazionale di consulenza strategica che, non a caso, prevede entro il 2024 che lo sviluppo di applicazioni in modalità low-code riguarderà oltre il 65% delle attività complessive di sviluppo.
Ma cosa sono le tecnologie low code (o smart operational process-sop management)? «Si tratta di software che permettono di disegnare, come un diagramma in una slide di power point, i vari passaggi di un flusso aziendale, sia che si tratti della gestione dei nuovi dipendenti assunti sia dei contatti post-vendita coi clienti. Ma mentre io disegno i singoli passaggi la piattaforma realizza già, in tempo reale, per esempio il sistema di gestione delle assunzioni prevedendo il controllo dei nominativi dei candidati, dei loro requisiti, condividendo questi dati con tutti i responsabili aziendali interessati, ripartendo le loro schede tra chi prosegue nell’iter di selezione e chi no», risponde Salibra Bove. «Qui la democratizzazione delle tecnologie sta nel fatto che a progettare l’intera procedura, fino alla stampa dei singoli report, non serve un programmatore, non serve un esperto informatico ma lo può fare in azienda chiunque conosca o abbia la responsabilità di quell’iter».

Insomma, si parte dalle competenze e non dalla tecnologia; si applicano le conoscenze aziendali alla piattaforma software e non viceversa. Non si devono più studiare le specifiche di quella tecnologia, impararle e solo successivamente capire se e come tradurle in azienda. È un po’ come quando, in passato, chi voleva costruirsi il proprio sito web doveva mettersi a scrivere lunghe stringhe di codici mentre oggi ha a disposizione interfaccia intuitive che si mettono a realizzare per loro il portale online desiderato.

Tanto più che «è meglio che a immaginare un flusso ideale in azienda sia chi lo gestisce concretamente ogni giorno, piuttosto che un programmatore», rilancia Salibra Bove. «Se poi sfugge qualcosa anche al responsabile aziendale, o se il sistema evolve nel tempo, si può intervenire con modifiche che vengono recepite immediatamente». Per approcciare le tecnologie low code, tutte le aziende (anche quelle piccole) possono farlo; l’investimento di partenza nella tecnologia è nell’ordine dei 3 mila euro l’anno, a giudizio del partner di Macfin group.

Come fa un’azienda a sapere se il sop management risponderà alle sue esigenze? «Se usa i fogli excel e la posta elettronica, allora la risposta è sì», spiega Salibra Bove, «perché vuol dire che gestisce flussi che possono essere migliorati, con benefici su sicurezza e qualità dei dati ma anche nella facilità di stilare report di sintesi di quei dati, che poi i vertici aziendali usano per prendere decisioni strategiche». Non a caso si affida alle tecnologie low code un’ampia platea di aziende come le banche, le assicurazioni, gli intermediari finanziari (che devono gestire moli ingenti di dati e rispettare numerose normative) ma anche tutte quelle imprese che operano su più mercati (e devono monitorare tanti rischi di natura differente) o ancora i marchi che hanno l’esigenza di fidelizzare la clientela rispondendo a specifiche richieste di assistenza. «Il low code è un nuovo approccio che va spiegato», chiosa Salibra Bove, «ma, se oggi parliamo di ripartenza, allora è meglio concentrarsi subito su come far funzionare al meglio le nostre imprese».

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