La tecnologia? Salva i bilanci

LA SFIDA RILEVATA DA ACCENTURE: LE IMPRESE DEVONO DIVENTARE LEADER DEL CAMBIAMENTO
Pagina a cura di Antonio Longo

Le aziende che innovano vedono crescere i propri ricavi cinque volte più velocemente rispetto alle più ritardatarie, grazie soprattutto all’utilizzo delle nuove tecnologie. Il divario digitale è aumentato a seguito d ella pandemia, sono i leader del cambiamento che definiscono i nuovi scenari. Sono i trend che emergono dallo studio «Leaders wanted: Masters of Change at the Moment of Truth», curato dagli analisti di Accenture, in cui si sottolinea come le aziende leader stiano racchiudendo un decennio di trasformazione digitale nel ristretto spazio di uno o due anni. Secondo Accenture, nel corso della pandemia la tecnologia ha rappresentato un’autentica ancora di salvezza che ha favorito la nascita di nuovi modi di lavorare e di fare business. «In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione», osserva Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato di Accenture Italia, «l’Italia è un paese maturo e, in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. Pur mantenendo la propria identità e salvaguardando l’eccellenza che le contraddistingue, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione».


Cambiamento permanente. L’indagine ha coinvolto più di 6.200 leader tra responsabili di business e tecnologici. Il 92% del campione ha dichiarato che la propria azienda sta innovando con urgenza, con l’intenzione di agire entro questo anno. Il 91% dei dirigenti concorda che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza fin da ora. Secondo gli esperti di Accenture, plasmare il futuro richiederà alle aziende di diventare protagoniste del cambiamento rispondendo a tre imperativi. In primis, la leadership richiede necessariamente una leadership tecnologica, in quanto il cambiamento è ormai uno stato permanente. In secondo luogo, i leader non dovranno aspettare la nuova normalità ma dovranno agire costruendo nuove realtà attraverso approcci e modelli radicalmente diversi. Infine, i leader assumeranno una responsabilità più ampia come cittadini globali, dando vita a un mondo più sostenibile e inclusivo.

Le tendenze dei prossimi tre anni. Dalla lettura del report emergono le cinque tendenze principali individuate da Accenture con le quali le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni per accelerare e gestire il cambiamento in tutti i settori della loro attività. Il 90% dei dirigenti intervistati afferma che gli ecosistemi di organizzazioni interoperabili possono aiutare le aziende a ottenere maggiore resilienza e adattabilità e creare nuovi modi per accedere al mercato. L’88% dei dirigenti ritiene che la democratizzazione della tecnologia stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione in tutta l’organizzazione aziendale. Tutte le funzioni aziendali hanno a disposizione nuove capacità e questo innesca un movimento dal basso in grado di alimentare le strategie di innovazione delle imprese. Ogni dipendente può essere un innovatore. L’83% dei leader concorda sul fatto che le strategie aziendali e tecnologiche della propria impresa stiano diventando inseparabili e indistinguibili. Stanno nascendo nuovi scenari di concorrenza, in cui le aziende competono sull’architettura dei propri sistemi It.

Il 65% degli intervistati prevede un aumento degli investimenti della propria organizzazione in gemelli digitali intelligenti: le aziende leader iniziano a utilizzare gemelli digitali per creare modelli viventi di intere fabbriche, catene di approvvigionamento, cicli di vita dei prodotti. Mettere insieme dati e intelligenza per rappresentare il mondo fisico in uno spazio digitale creerà nuove opportunità per lavorare, collaborare e innovare. Infine, durante l’emergenza sanitaria, il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale e il 48% in strumenti e tecnologie cloud per sostenere la forza lavoro da remoto. Le persone hanno la possibilità di replicare l’ambiente di lavoro ovunque, i leader possono ripensare lo scopo del lavoro nei diversi luoghi e cogliere l’opportunità di reinventare la propria attività.

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Nel digitale avanza il nuovo: dall’intelligenza artificiale alla blockchain
Il mercato digitale italiano ha fatto registrare nel corso del 2020 un andamento piuttosto stabile (-0,1% rispetto al precedente anno), con una proiezione di crescita per il 2021 del 4,2%. Ma mentre il mercato dell’It «tradizionale» ha perso il 2,8% nel 2020 e arretrerà dello 0,5% nel 2021, il mercato delle nuove tecnologie digitali, quali cloud, intelligenza artificiale, machine learning, 5G, blockchain, è cresciuto del 2,5% nel 2020 e crescerà ancora del 6,8% quest’anno. Sono i risultati riportati nella Digital Business Transformation Survey di The Innovation Group che ha delineato i principali trend che caratterizzano la fase di transizione del mercato digitale italiano.

L’emergenza sanitaria è stata un fattore determinante per l’accelerazione della digital transformation, il 43% degli intervistati prevede un incremento del budget dedicato all’Ict per l’anno corrente rispetto al 2020, mentre il 28% stima un budget pressoché stabile. Il 47% delle aziende, in particolare le pmi operanti nell’ambito industria e servizi, prevede un aumento del budget dedicato ad attività e progetti sostenibili. Crescono anche gli investimenti in cloud e sicurezza, alimentati dall’esigenza di fornire tempestivamente strumenti di lavoro per lo smart working.

E ancora, se il 75% delle aziende intervistate dichiara una presenza molto marginale dell’intelligenza artificiale nelle proprie strategie di innovazione digitale, tale percentuale si modificherà radicalmente tra cinque anni, quando tutto il campione ha dichiarato di prevedere di utilizzare tali soluzioni.

Ma la strada da percorrere è ancora lunga se solo il 6% delle imprese è «arrivato al traguardo» o comunque è nel tratto finale della strada della duplice transizione ecologica e digitale, mentre quasi 2 imprese su 3 sono ancora ai blocchi di partenza. È quanto emerge dall’indagine di Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Gugliemo Tagliacarne. Secondo la ricerca, sono poche le imprese green & digital che nel 2020 hanno raggiunto la meta avendo già investito sia in eco-innovazione sia in digitalizzazione, il 26% dell’imprenditoria manifatturiera si trova a metà strada, avendo investito nella sostenibilità ambientale o in industry 4.0. La maggioranza delle imprese (62%) non ha investito e non ha intenzioni di investire né in sostenibilità ambientale né in digitalizzazione. Mentre una piccola quota di imprese (6%) pur non avendo ancora investito nella duplice transizione ha messo in programma di investire nel green e/o nel digitale. È al sud che si registra il maggiore ritardo e appena il 3% degli imprenditori under 35 ha compiuto la duplice transizione.

«Dietro al dato medio della grande crescita della digitalizzazione si nasconde ancora un digital divide importante e multidimensionale, le donne sono meno propense al digitale degli uomini, gli anziani continuano ad avere meno familiarità con la tecnologia e il sud rimane pesantemente penalizzato», avverte Andrea Poggi, innovation leader di Deloitte North and South Europe.

Un’attenzione particolare va rivolta al canale e-commerce. «A causa della pandemia, molte aziende sono dovute correre ai ripari dotandosi di una presenza e-commerce per mantenersi in attività e per continuare a rimanere in contatto con i propri clienti, mentre le realtà già presenti online hanno potuto capitalizzare gli investimenti del passato e, in diversi settori, hanno visto una crescita esponenziale delle vendite», spiega Mirella Bengio, head of partnership Italia di PayPlug, evidenziando l’importanza di fattori – chiave quali la fidelizzazione dei clienti, il successo dei marketplace locali e la crescita della compravendita di prodotti di seconda mano, l’omnicanalità.

«Un e-commerce di successo dialoga in armonia con gli store fisici e con tutti i canali di interazione che servono a costruire una relazione di valore e duratura con l’utente», conferma Giovanni Scarzella, retail industry director di GFT Italia, «l’esperienza di acquisto è diventata ibrida, un mix fra l’esperienza in store e digitale. Obiettivo primario deve essere quello di attivare una relazione coinvolgente tra il consumatore e il brand».

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