Generali festeggia 190 anni di storia: è l’ora di un’altra zampata

di Angelo De Mattia
La compagnia di assicurazione Le Generali compie i primi 190 anni di vita. Ma il clima della giornata non è propriamente di festa. Francesco Gaetano Caltagirone, il secondo azionista dopo Mediobanca, potrebbe manifestare un dissenso nei confronti della gestione, fino ad astenersi dal votare. Nei mesi scorsi si era arrivati a ipotizzare un avvicinamento all’altro azionista importante, Leonardo Del Vecchio – impegnato anche nell’accrescere la propria partecipazione in Mediobanca – per i rilievi critici e possibili proposte alternative. Se le riserve (chiamiamole così, per ora) di Caltagirone trovassero conferma, si sarebbe ben oltre la semplice visione differente, anche per il tipo dell’eventuale decisione che fosse assunta.

Ma intanto sul mercato di riferimento le Generali hanno bisogno di confrontarsi ad armi pari con Allianz ed Axa e, dopo la fase delle alienazioni di asset, andrà a rafforzare il patrimonio mettendo mano a una ricapitalizzazione della quale si parla da almeno un quindicennio. Qui vengono, allora, in ballo il rapporto con Mediobanca che non può più essere quello dei tempi di Enrico Cuccia, la struttura della governance, il rapporto con gli azionisti, l’organizzazione anche territoriale, la tempestività delle decisioni. Una serie di problemi segnalati dalla presidenza di Cesare Geronzi all’inizio dello scorso decennio fu negata con grande leggerezza; successivamente, uno per uno, quei problemi sono stati affrontati. A quell’epoca qualcuno con scarsa intelligenza scrisse che Geronzi voleva correre, contrariamente ai passi lenti, abituali della compagnia, come se fosse stato un errore operare per imprimere rapidità alle scelte e alle innovazioni. E, invece, proprio agire con tempestività era necessario.

Diverse delle questioni odierne non si sarebbero poste. È una lezione che vale per l’oggi e in previsione dell’assemblea del 2022 quando si dovranno rinnovare gli organi deliberativi e di controllo della Società. Si è spesso detto che il Leone è un patrimonio in senso lato dell’Italia. Nella sua lunga storia gli interessi aziendali sono spesso coincisi con quelli superiori del Paese. Oggi avviare un progetto di rilancio che tocchi aspetti societari, funzionali e operativi sarebbe una scelta meritoria. Si rafforzerebbe pure un possibile raccordo con aspetti dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Non sembra, invece, attuale l’idea di aggregazioni bancario-assicurative che vedano coinvolte le Generali, almeno in questa fase, anche perché si tratterebbe di un progetto di grande complessità al quale, semmai, bisognerebbe, qualora se ne riscontrasse l’opportunità, predisporsi, avendo prima affrontato le problematiche strettamente aziendali. È arrivato il momento in cui è lecito attendersi una zampata del Leone. (riproduzione riservata)

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