Bancari, la pensione non aspetta

di Giorgio Migliore

«In Italia aderisce a un fondo pensione un lavoratore su tre, in Germania più di uno su due. E, nonostante ne abbiano più bisogno, proprio i giovani ci puntano poco. Insomma, c’è da fare molto, moltissimo, anche in settori di punta come quello bancario nel quale una storia di contrattazione porta a punte di adesione oltre il 90%». Questo il pensiero del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, emerso nel corso del dibattito online «Fondi pensione: strategie di investimenti per il welfare dei giovani e il rilancio del Paese» organizzato dalla Federazione autonoma bancari italiani. Il dibattito sarà trasmesso sabato e domenica su Class Cnbc. «L’entrata in vigore a regime del metodo contributivo determinerà una riduzione secca delle pensioni: gli assegni saranno nettamente più bassi, rispetto a quanto accadeva in passato, dell’ultima retribuzione. Saranno penalizzati soprattutto i giovani, che spesso (per fortuna non accade in banca, grazie alle conquiste del sindacato) fanno lavori precari e pure discontinui. La previdenza complementare sarà cruciale per assicurare la sostenibilità del sistema previdenziale pubblico e sarà importante per evitare un futuro di pensionati con vitalizi drammaticamente bassi. Nonostante siano così importanti, però, i fondi pensione non sono ancora particolarmente sviluppati. Sicuramente lo sono meno rispetto a quanto accade in altri Paesi europei» ha aggiunto il segretario generale della Fabi secondo il quale «le istituzioni devono promuovere campagne di informazione serie e documentate, e altrettanto devono impegnarsi a fare le parti sociali senza rinchiudersi in miopi interessi di bottega. Bisogna capire, oggi più che mai, che la pensione è la casa del futuro: noi, a partire da oggi, con questo evento, vogliamo dare il nostro contributo nell’interesse di tutti. Buona parte dei problemi della previdenza saranno ingigantiti dalla profonda crisi economica che viviamo. I limiti della previdenza complementare sono un sintomo di un riflesso culturale. Consideriamo purtroppo l’investimento sulla pensione come qualcosa di più facilmente rinunciabile, quasi superfluo.
Come se il futuro per i giovani non esistesse. Occorre, e non è opinione solo mia, investire sulla previdenza complementare molto di più. Devono farlo i genitori cominciando a costruire salvadanai per i figli sin da piccoli, se non da appena nati».Ma quello della previdenza complementare è un tema fondamentale anche in chiave ripresa economica e post Covid. Secondo il segretario generale della Fabi «forse già a settembre, il governo Draghi sarà chiamato a indicare ai mercati la via per il ritorno a un equilibrio per le nostre finanze pubbliche. Draghi dovrà anche varare misure per rilanciare l’economia. Per risolvere la situazione con lungimiranza, non basterà aumentare le tasse, ma bisognerà far leva sull’aumento del prodotto interno lordo, facendo ripartire investimenti e crescita. In questo senso, saranno determinanti tutte le risorse in arrivo dall’Europa: ma non basteranno i 37 miliardi di euro del Pandemic Mes e i 191 miliardi del Recovery Fund. Servirà anche uno sforzo italiano, interno: secondo diverse stime, serviranno circa 50 miliardi aggiuntivi. La profonda crisi economica causata dalla pandemia ha imposto ai vari governi, anche quello italiano, di usare risorse pubbliche. Si è trattato di decisioni opportune e inevitabili che, però, hanno fatto crescere esponenzialmente il debito pubblico italiano: non c’erano altre scelte, vista l’emergenza e la situazione straordinaria». Sileoni ha detto che «è possibile esplorare la soluzione di chiedere ai cosiddetti investitori istituzionali, tra i quali sono compresi i fondi pensione, uno sforzo per il rilancio dell’economia. I fondi pensione potrebbero comprare volontariamente titoli pubblici a lunga scadenza con rendimenti adeguati: mi riferisco a emissioni speciali di btp emessi dal Tesoro con scadenze che vanno da 20 a 50 anni. Lo Stato così potrebbe avere importanti risorse da investire per esempio per le opere pubbliche. Si potrebbero far nascere speciali fondi di investimento che puntano all’economia reale, a cui i fondi pensione hanno già dimostrato di essere interessati. Naturalmente, dal punto di vista di rappresentanti dei lavoratori, tutto ciò deve avvenire tutelando gli investimenti previdenziali. Servono nuove norme che spingano gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale, ma con altissime garanzie per i lavoratori: perché nei fondi finiscono i contributi dei lavoratori e il loro tfr» ha aggiunto il segretario generale della Fabi. «Quanto alla sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti: come sindacato siamo estremamente sensibili a questo argomento. Bisogna investire in aziende che non discriminano, che rispettano i diritti dei lavoratori e le differenze di genere: questo criterio deve diventare un pilastro per chi rappresenta la nostra organizzazione all’interno dei consigli di amministrazione dei fondi. Ed altrettanto vale per la questione della sostenibilità ambientale degli investimenti: vanno premiati quelli che rispettano il futuro delle giovani generazioni» ha osservato Sileoni. (riproduzione riservata)

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