Il vino annega senza liquidità

Ricognizione di ItaliaOggi tra player del settore. La filiera è a rischio senza interventi mirati
Per i produttori il decreto è complesso. Oppure inutile
di Emanuele Scarci

Mondo del vino diviso più che mai. Il decreto legge Liquidità (n. 23/2020) con i 200 mld di euro di crediti garantiti dallo Stato è valutato in vario modo. Mentre dei 200 mld, formalmente a sostegno del credito all’export, ma non menzionati nel decreto (si veda ItaliaOggi del 10/4/2020), le imprese sembrano non accorgersi. Forse perché ora è urgente sciogliere il nodo della liquidità dopo il colpo di freno a quasi tutte le attività commerciali e produttive. «Il Governo ha scelto la direzione giusta, anche per l’entità delle garanzie», interviene Matte Lunelli, ceo di Ferrari Trento. «Tuttavia oggi la politica economica dev’essere veloce: se l’azienda soffoca non c’è più niente da fare». Nel merito del decreto Liquidità Lunelli osserva che «è complesso e troppo segmentato. Avrei alzato la soglia dei 25 mila euro per le piccole filiere, compresi gli hotel, per i cui procedimenti non c’è istruttoria. Anche se poi è possibile, con i Confidi, arrivare fino a 800 mila euro. Non avrei inoltre escluso le aziende con qualche difficoltà pregressa nei pagamenti. Ciò detto, Governo, Abi e imprese devono ora sedersi a un tavolo e velocizzare le procedure». Quanto al business, Lunelli sottolinea che «in aprile Ferrari ha pagato i fornitori, ma, dall’altra parte, ristoranti, hotel e bar hanno fermato i pagamenti. Se il decreto non interviene sulle piccole imprese rischiamo un duro colpo non solo per gli insoluti ma anche la perdita di pezzi di filiera». Il mix vendite di Ferrari è diviso equamente tra grande distribuzione e Horeca. «Questo non è il momento migliore per le bollicine», aggiunge Lunelli, «oggi solo le catene commerciali acquistano. L’estero si è chiuso quasi del tutto. Sono curioso di vedere i dati di sell-out di Pasqua».
Andrea Sartori, contitolare dell’omonima azienda veronese e presidente del Consorzio della Valpolicella, teme che il decreto Liquidità non sia adeguato a un’azienda come la sua. «In questo momento però», sostiene, «con l’attività quasi completamente ferma, è più urgente per il vitivinicolo allungare i tempi di scadenza dei fondi Ocm Vino (sono 100 milioni di incentivi per promozione all’estero, ndr). Inoltre, si profila una vendemmia abbondante, forse del 20-30%, e si rischia di non avere spazio per gli incantinamenti. Stiamo infine discutendo con la Regione un taglio delle rese del 15-20%».
E le spedizioni di vino fino a tutto marzo? «I numeri non sono brutti», risponde Sartori. «Gli imbottigliamenti sono in crescita per Valpolicella e Ripasso mentre l’Amarone perde un paio di punti. Nell’ipotesi che si riprenda progressivamente da maggio, a fine 2020 potremmo perdere il 20-40% dei volumi».
La musica non cambia in Toscana. «Nella grande distribuzione abbiamo poco», dichiara Giovanni Geddes da Filicaja, ceo di Frescobaldi, «e patiamo lo stop dell’Horeca. In marzo l’acquisizione degli ordini è crollata del 70%. In aprile anche peggio perché si è chiuso il mercato americano, in particolare California ed East coast. Un po’ meno Chicago». E il decreto Liquidità? «Non serve tanto a noi», risponde il top manager, «quanto ai nostri clienti. In tanti ci chiamano e ci pregano di allungare i pagamenti quando riapriranno».
Duro Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini: è convinto che il decreto liquidità «così com’è serve ad aiutare le aziende a morire. I soldi alle imprese arriveranno in grave ritardo e non è vero che fino a 25 mila euro non ci sia istruttoria. Poi un’impresa della filiera come fa a restituire il credito dopo 18 mesi di inattività? Tanto ci vorrà perché si torni alla normalità». Per Mazzoni alle aziende più grandi si dovrebbero rilasciare garanzie fino al 25% del fatturato a tasso zero e restituzione a 25 anni. «Un modo per premiare anche le aziende oneste», conclude.
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