Troppi buchi nella rete

Nel 2019 in Italia sono stati investiti appena 1,3 miliardi nella sicurezza informatica. Con l’Inps e gli ospedali sotto attacco lo sforzo dovrà crescere. E le assicurazioni sono pronte all’azione

di Anna Messia
Video chat per seguire le lezioni scolastiche, call e videoconferenze per lavorare in remoto. In un mese l’emergenza sanitaria ha stravolto le abitudini di tutti di fronte al rischio e all’incertezza crescente sulla condotta di vita da tenere nei prossimi mesi. Ma la fatica di stare chiusi in casa è stata almeno in parte alleviata da sistemi informatici, che ci hanno fatto scoprire tutte le potenzialità delle nuove tecnologie. Con più di qualche sorpresa positiva (insegnanti e alunni in pochi giorni si sono ritrovati all’improvviso a scuola in rete) ma anche con qualche imprevisto decisamente meno piacevole. Il sito dell’Inps è andato in tilt proprio nel giorno in cui milioni di italiani erano collegati per ricevere il bonus di 600 euro promesso a partite Iva e commercianti per fare fronte allo stop delle attività. Il sistema informatico dell’Istituto non ha retto alle migliaia di domande piovute in pochi secondi, mostrando falle nella privacy (con i dati di un utente diventati pubblici per tutti) cui si sono aggiunti attacchi informatici che, secondo quanto dichiarato dal presidente Pasquale Tridico, erano già partiti nei giorni precedenti. A indagare c’è la procura di Roma ma è evidente che la tenuta e la sicurezza dei sistemi informatici è tornata di colpo alla ribalta. Tante imprese che, per incentivare lo smart working, hanno messo i loro dati e i loro dipendenti a lavorare in rete. E gli attacchi stanno incredibilmente coinvolgendo anche gli ospedali. Sempre in settimana c’è stata una riunione straordinaria del Nucleo di sicurezza Cibernetica nazionale dopo che gli attacchi hanno colpito strutture in prima linea nella lotta contro il virus, come lo Spallanzani a Roma. «L’emergenza per il Covid19 ha stimolato l’appetito di criminali che tentano di sfruttare la situazione in un trend dei cyber attack che era già crescente», dice Gabriele Faggioli, amministratore delegato di Partners4innovation (a Digital360 company) e presidente del Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, aggiungendo che «gli ospedali sono una vittima facile da colpire perché i loro dati sono fondamentali per la cura dei pazienti e potrebbero essere portati a pagare se privi di sistemi di backup». Fenomeni che inevitabilmente spingeranno gli investimenti nella sicurezza informatica dell’Italia che oggi non brillano e che sembravano già destinati a crescere. Secondo l’ultimo Regional Risks for Doing Business Report 2019, realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con Zurich e Marsh, per la prima volta il cyber risk è risultato al primo posto nella top five dei rischi percepiti in Italia. Ma la strada da fare è ancora tanta se è vero che secondo il Global Security Index 2018 il Paese si collocava al 31esimo posto per investimenti in sicurezza informatica. I dati 2019 dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, di cui è direttore Faggioli, hanno evidenziato 1,3 miliardi di investimenti in Italia nel cyber security. «Una cifra troppo esigua», continua l’esperto. A spingere il mercato potranno essere le compagnie di assicurazione anche se la sensazione. «Le imprese non hanno ancora compreso in pieno i rischi che corrono», conclude Faggioli», mentre «l’offerta della compagnia risulta spesso poco chiara e con coperture spesso limitate». Le imprese non hanno ancora dati storici sufficienti per elaborare la loro offerta, ma le cose stanno velocemente cambiando. (riproduzione riservata)

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