Il ritorno dei Paperoni in Italia: +20% nel 2019. E ora?

Il 2019 è stato l’anno del ritorno dei Paperoni in Italia. Il numero di individui con un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari è aumentato del 21% a 10.701, secondo il Wealth Report 2020 della società Knight Frank che ha sondato 620 consulenti internazionali responsabili della gestione di 3.300 miliardi. Si tratta del maggior incremento in Europa (secondo nel mondo solo alla Corea del Sud), che colloca l’Italia al 7° posto globale davanti a Canada, Russia e Svizzera. Ciò non significa che il Paese sia diventato più ricco: come è noto, il pil nazionale è ormai fermo da quasi 20 anni. Da che cosa dipende allora la moltiplicazione dei Paperoni? Il 2019 da record dei mercati globali ha contribuito, ma come fenomeno mondiale non giustifica la sovraperformance italiana. La Ronaldo-Tax, ossia l’imposta forfettaria sui redditi esteri per i nuovi residenti ad alto patrimonio, può aver favorito l’importazione di Paperoni stranieri e il rientro di Paperoni italiani in fuga. Nessuno dei due elementi pare però sufficiente a spiegare un rialzo tanto significativo. La spiegazione potrebbe allora avere a che fare con la crescente polarizzazione della ricchezza in Italia, dove i patrimoni tendono a salire verso la cima della piramide. L’aumento degli individui con un patrimonio compreso fra 1 e 30 milioni (Hnwi), del resto, è stato molto più modesto (4%) e negli ultimi 10 anni la classe media italiana ha perso il 10% del reddito. «Il capitalismo e la globalizzazione non sono riusciti a distribuire la ricchezza in maniera efficiente», nota Alberto Gallo, cfa di Algebris. «I tassi di crescita sono in declino dal Dopoguerra per ragioni strutturali note, come la stagnazione secolare. Ciononostante la remunerazione del capitale è rimasta sempre superiore a quella del lavoro. I salari reali mediani sono rimasti stagnanti negli ultimi 30 anni, mentre i profitti societari e la disparità di ricchezza sono saliti alle stelle. Compagnie e rentier hanno plasmato il sistema economico a loro vantaggio, con sistemi fiscali laschi e normative antitrust tolleranti nei confronti dei monopoli». La crisi pandemica aumenterà la polarizzazione o favorirà la redistribuzione della ricchezza? Se si prende come riferimento la crisi del 2008, è ragionevole attendersi un’ulteriore concentrazione patrimoniale. Nel breve termine, infatti, i 513 mila Paperoni globali dovranno fare i conti con il crollo dei mercati, in cui fra azioni e bond è investito il 40% dei loro patrimoni. Nel lungo termine però è probabile che saranno loro ad approfittare più degli altri dell’inevitabile rimbalzo, avendo le disponibilità liquide per incrementare l’esposizione in borsa, per di più a forte sconto. Secondo Goldman Sachs, negli Stati Uniti a fine 2019 l’1% più abbiente controllava il 56% dei 39 mila miliardi in azioni e fondi comuni detenuti in totale dalle famiglie americane, con un incremento di 1.800 miliardi rispetto al 2009. In Italia (stima Bankitalia) fra 2006 e 2016 la quota di attività finanziarie in mano al 50% di famiglie più povere è scesa sotto l’11%, mentre quella del 10% più ricco è salita al 53%. La crisi finanziaria del 2008, insomma, ha finito per gonfiare i portafogli dei Paperoni. Il mercato sembra scommettere che l’esito della crisi pandemica sarò lo stesso: in borsa il superlusso di Ferrari (supercar) e San Lorenzo (yacht) ha fatto +18 e +16% nell’ultimo mese. Molto però dipenderà dalla direzione data dai governi ai piani di salvataggio e ripresa. «La nostra società aperta basata sul libero mercato deve cambiare per sopravvivere», avverte Gallo. «I contribuenti chiederanno conto alle società che oggi ricevono finanziamenti a basso interesse e valuteranno i loro comportamenti in futuro». I limiti a dividendi e buyback potrebbero arginare l’accumulo di ricchezza, favorendo investimenti e stipendi. In settimana, del resto, il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, ha invitato governo e grandi imprese ad aumentare il salario minimo a 15 dollari l’ora. Il reddito di base universale, ha aggiunto Ray Dalio, ceo di Bridgewater, «è un necessario trasferimento di ricchezza: credo ci sia una fantastica opportunità di ristrutturare il sistema per aumentare la torta e dividerla equamente». (riproduzione riservata)

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