Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Partirà da giugno, come anticipato da MF-Milano Finanza, il pacchetto da 540 miliardi di euro di sostegno anti-crisi che include anche il Mes. Su questo punto i leader europei riuniti in videoconferenza per un Consiglio straordinario hanno trovato l’intesa. Un passaggio che in Italia rischia di creare più di un grattacapo politico a Giuseppe Conte, anche nella sua stessa maggioranza, mettendo in secondo piano i progressi sul cosiddetto Recovery Fund, che viene appositamente creato. I leader hanno chiesto alla Commissione di «analizzare l’esatto fabbisogno» di cui sarà dotato il prossimo Fondo per il rilancio post-crisi pandemica. L’ordine di grandezza, come chiarito dalla presidente dell’esecutivo europeo, Ursula von der Leyen, sarà di migliaia di miliardi. Si cerca inoltre un bilanciamento tra i finanziamenti a fondo perduto (soluzione gradita dai Paesi del Sud Europa) e i prestiti: uno spread di non poco conto che rischia di far naufragare sul nascere la fragile intesa. A fare da sprone le parole della presidente della Bce, Christine Lagarde, che accusa i leader europei di aver fatto «troppo poco e troppo tardi» contro il Covid-19. Ecco perché al termine della videoconferenza il premier Giuseppe Conte ha potuto rivendicare l’ingresso del Recovery Fund con titoli europei nella cassetta degli attrezzi di Bruxelles, come strumento «necessario e urgente».
Sono sei i principali paletti che dovranno essere rispettati dalle imprese per avere accesso ai prestiti bancari superiori a 25 mila euro garantiti da Sace e necessari a far fronte all’emergenza economica generata dal coronavirus. L’obiettivo è offrire liquidità alle imprese che hanno visto il business frenare a causa del lockdown, ma non a quelle che avevano già una situazione di precarietà finanziaria. Uno scenario che non sembra affatto gradito alle imprese, con Confindustria pronta a dare battaglia per modificare il decreto Liquidità e includere anche le società in turnaround, in modo da vanificare gli sforzi di rilancio, oltre che per prevedere un salvagente per i crediti unlikely to pay (utp). Nell’accordo siglato tra Abi e Sace per fissare le regole della garanzia e dei prestiti viene invece ricordato che, per il via libera all’operazione, la banca, al 29 febbraio scorso, deve avere classificato in bonis il cliente, il quale deve essere privo di esposizioni scadute e deteriorate, inadempienze probabili e sofferenze. Paletti cui si aggiungono altri tre vincoli fissati dalle banche: in particolare, si prevede che l’incidenza della perdita di esercizio rispetto al patrimonio netto sia inferiore al 50% e il rapporto tra l’ammontare dei debiti rispetto al patrimonio netto negli ultimi due anni deve essere inferiore a 7,5.
Il processo di valorizzazione di Amissima Vita e Danni (controllate da Apollo), che doveva partire a fine febbraio è stato inevitabilmente rinviato almeno a fine giugno, a causa dell’emergenza sanitaria. Ma intanto le compagnie guidate da Alessandro Santoliquido hanno messo in campo le iniziative utili per contrastare gli effetti del coronavirus. Come il piano di sostegno per le 400 agenzie del gruppo, che tra le altre cose prevede anticipi provvigionali, incentivi straordinari e prestiti (con Carige) a tassi convenienti.

Verso «conti correnti bancari dedicati per tracciare meglio i prestiti fino a 25 mila euro garantiti dallo Stato». In più, lo Stato «potrebbe valutare di prevedere un espresso obbligo di dichiarare la finalità cui è diretto il finanziamento, per consentire controlli delle autorità sull’effettiva destinazione delle somme mutuate alla finalità dichiarata»: a proporre il tutto, ieri alla Camera dei deputati, è stato il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Giovanni Sabatini, nel corso dell’audizione sul decreto legge liquidità (n. 23/2020), presso le commissioni riunite finanze e attività produttive.
Intanto, dal territorio giungono a ItaliaOggi svariate segnalazioni di richieste anomale, che alcuni istituti di credito propongono alle imprese a caccia di liquidità.
La più eclatante tra queste riguarda gli imprenditori che chiedono finanziamenti coperti da garanzia Sace (cioè dallo stato); per intascare il prestito un importante istituto bancario li obbliga a stipulare una polizza vita o ad aderire a una polizza collettiva con premio unico valido per tutta la durata del finanziamento.
Il congelamento dei mutui segna il passo. Una delle misure più rilevanti approvate per dare ossigeno ai bilanci degli enti locali azzoppati dalla crisi innescata dal Covid 19 stenta a spiegare i propri (attesi) effetti benefici sui conti di comuni, province e città metropolitane. La Cassa depositi e prestiti ha finora agito solo sui c.d, mutui Mef, che rappresentano una piccola porzione dell’indebitamento locale complessivo, mentre per le restanti posizioni si attende l’emanazione di una circolare che non ha ancora visto la luce. Per i mutui erogati dagli altri istituti di credito la scadenza per le richieste è fissata al 15 maggio, ma ad oggi solo poche banche hanno aderito al protocollo d’intesa sottoscritto dall’Abi.

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  • «Sette errori gravi con le Rsa ma il sistema era già in crisi E in Europa è andata peggio»
«In Italia come nel resto d’Europa il problema è simile: durante l’esplosione della pandemia le case di riposo non sono state considerate tra le priorità di intervento delle politiche pubbliche. Il tutto è avvenuto in un settore già fortemente in crisi». Elisabetta Notarnicola, insieme con Andrea Rotolo, docenti del Cergas Bocconi, stanno svolgendo un’analisi su cosa non ha funzionato nelle residenze sanitarie assistenziali, le ormai note Rsa. Qui secondo l’Oms si conta quasi un decesso su due dei morti totali da coronavirus. Nessuno si è preoccupato di proteggerle, come dimostrato dalle inchieste del Corriere delle ultime settimane, prima che diventassero cimiteri. 1) Le Rsa sono rimaste sole nella gestione degli anziani positivi e nella prevenzione di ulteriori contagi. 2) I rapporti con la rete ospedaliera, ma anche con la Sanità territoriale, sono stati bloccati per proteggere gli ospedali da un eccesso di ricoveri. 3) Le relazioni con i medici di famiglia sono state sporadiche. 4) In Regione Lombardia è anche stato chiesto alle Rsa di ospitare malati di Covid-19 dimessi dagli ospedali nonostante i rischi a cui si andava incontro. 5) Anche per la distribuzione di dispositivi di protezione individuale e altri presidi fondamentali per la gestione dei casi è stata data priorità agli ospedali. 6) I singoli gestori hanno dovuto attrezzarsi in autonomia, cercando fornitori di Dpi certificati spesso su mercati esteri per cercare di procurarsi le mascherine necessarie, andando incontro a enormi difficoltà, con ritardi nella distribuzione e inefficienze. 7) L’attività di screening tramite i tamponi non è stata (e non è tuttora) prevista in modo sistematico e omogeneo per le Rsa. I test non vengono eseguiti né sui casi sospetti tra gli ospiti né tra gli operatori».
  • Azimut, via libera alla cedola
L’assemblea degli azionisti di Azimut ha approvato il bilancio 2019, chiuso con un utile neto pari a 370 milioni. Via libera anche al dividendo ordinario, pari a 1 euro.

  • Garanzie e finanziamenti in base alla dimensione d’impresa
I finanziamenti bancari richiedibili dalle imprese con garanzia di Sace e Fondo di garanzia sono in fase di partenza e il sistema bancario è chiamato a una prova di efficienza, da un lato, ma anche di selezione del credito, dall’altro. Anche le imprese, tuttavia, devono operare scelte tra una forma di finanziamento e l’altra, offerte dai diversi istituti di credito: mentre fino a prima del Covid-19 le variabili chiave erano la dimensione, la struttura e il costo del finanziamento, oggi i principali elementi di discrimine sono anche altri.

  • Nel bel mezzo della crisi, gli assicuratori francesi stanno investendo in società tricolore
Il fondo, sostenuto dagli assicuratori francesi, ha aumentato la sua partecipazione nel capitale del produttore chimico Arkema, diventando il maggiore azionista. Questa è la seconda operazione in un mese per questo veicolo, poiché lo Stato sta esercitando pressioni sugli assicuratori per rafforzare il capitale delle imprese francesi.