Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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I numeri della raccolta di marzo, ancora parziali ma significativi, hanno evidenziato una raccolta netta positiva di circa 3 miliardi: i consulenti finanziari hanno dimostrato con i fatti di essere in grado di continuare a svolgere il loro lavoro anche con le enormi difficoltà determinate dal Covid19, e sono pronti a fare la loro parte per sostenere la ripresa economica delle imprese italiane. Mentre lavorano alla messa a punto del primo esame della categoria realizzato in remoto, per consentire ai mille iscritti alle prove di aprile e maggio di portare a termine il faticoso lavoro dei mesi passati, evitando blocchi e rallentamenti e tenendo a mente il valore del risparmio, ancora di più in questo momento difficile per il Paese. «I primi dati di marzo, che censiscono sei società che rappresentano circa il 75% del mercato, hanno mostrato una raccolta netta di 3 miliardi», spiega a MF-Milano Finanza il segretario generale di Assoreti e vicepresidente dell’Ocf, l’organismo di vigilanza e tenuta dell’albo dei consulenti, Marco Tofanelli, in leggera flessione rispetto a febbraio quando erano stati 3,2 miliardi a parità di campione.
Ieri il titolo è salito del 2,06%. Gli analisti e il mercato hanno decisamente apprezzato la scelta di Generali Assicurazioni, annunciata il 10 aprile, di confermare il dividendo di 0,96 euro per azione, suddiviso in due tranche: 0,50 euro pagabili a maggio e il resto di 0,46 euro entro fine anno ma soggetto a verifica del cda sulla sussistenza dei requisiti patrimoniali e regolamentari. La compagnia non ha certo problemi di solvibilità, con il Solvency II che lo scorso 6 marzo era al 200%, e in cassa ha anche 3 miliardi a disposizione per le acquisizioni utili ad accelerare la crescita. Ovvio quindi che gli investitori abbiano gradito la mossa, ma la scelta di Generali, come quella delle altre compagnie europee, è legata a filo doppio a un’altra partita: la discussione aperta in seno all’Eiopa (l’authority che raggruppa le Ivass europee) per ammorbidire le regole di Solvency II alla luce dell’alta volatilità che l’emergenza sanitaria sta creando sui mercati.
  • Fmi: virus peggio dei subprime
L’economia globale «si contrarrà bruscamente del 3% nel 2020, molto peggio rispetto alla crisi finanziaria del 2008-2009», a ritmi mai visti dalla Grande Depressione degli anni 30. Lo si legge nel World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, che si basa su uno scenario che «presume che la pandemia svanisca nella seconda metà del 2020 e che gli sforzi di contenimento possano essere gradualmente ridotti». In questo contesto «si prevede che l’economia globale crescerà del 5,8% nel 2021 man mano che l’attività economica si normalizzerà, aiutata dal sostegno politico». Il pil italiano scenderà del 9,1% nel 2020, secondo le previsioni del Fmi, per poi risalire del 4,8% nel 2021. Rispetto all’aggiornamento del Weo pubblicato a gennaio, la stima è peggiorata di 9,6 punti percentuali per il 2020 e migliorata di 4,1 per il 2021. Le perdite complessive del pil mondiale per la pandemia del coronavirus ammontano a quasi 9 mila miliardi di dollari fra il 2020 e il 2021, più delle economie del Giappone e della Germania insieme, ha osservato la capo economista del Fmi, Gita Gopinath.  La risposta fiscale «è stata rapida e considerevole in molte economie avanzate, come Australia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti». Queste misure fiscali «dovranno essere adattate se gli arresti all’attività economica sono persistenti o se la ripresa dell’attività sarà troppo debole». Al contempo, le grandi banche centrali nelle ultime settimane hanno adottato misure importanti, che «hanno supportato la fiducia e contribuiscono a limitare l’amplificazione dello shock, garantendo così che l’economia sia nella posizione migliore per recuperare».

Il Mondo del vino diviso più che mai. Il decreto legge Liquidità (n. 23/2020) con i 200 mld di euro di crediti garantiti dallo Stato è valutato in vario modo. Mentre dei 200 mld, formalmente a sostegno del credito all’export, ma non menzionati nel decreto (si veda ItaliaOggi del 10/4/2020), le imprese sembrano non accorgersi. Forse perché ora è urgente sciogliere il nodo della liquidità dopo il colpo di freno a quasi tutte le attività commerciali e produttive. «Il Governo ha scelto la direzione giusta, anche per l’entità delle garanzie», interviene Matte Lunelli, ceo di Ferrari Trento. «Tuttavia oggi la politica economica dev’essere veloce: se l’azienda soffoca non c’è più niente da fare». Nel merito del decreto Liquidità Lunelli osserva che «è complesso e troppo segmentato. Avrei alzato la soglia dei 25 mila euro per le piccole filiere, compresi gli hotel, per i cui procedimenti non c’è istruttoria. Anche se poi è possibile, con i Confidi, arrivare fino a 800 mila euro. Non avrei inoltre escluso le aziende con qualche difficoltà pregressa nei pagamenti. Ciò detto, Governo, Abi e imprese devono ora sedersi a un tavolo e velocizzare le procedure». Quanto al business, Lunelli sottolinea che «in aprile Ferrari ha pagato i fornitori, ma, dall’altra parte, ristoranti, hotel e bar hanno fermato i pagamenti. Se il decreto non interviene sulle piccole imprese rischiamo un duro colpo non solo per gli insoluti ma anche la perdita di pezzi di filiera». Il mix vendite di Ferrari è diviso equamente tra grande distribuzione e Horeca. «Questo non è il momento migliore per le bollicine», aggiunge Lunelli, «oggi solo le catene commerciali acquistano. L’estero si è chiuso quasi del tutto. Sono curioso di vedere i dati di sell-out di Pasqua».

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  • L’auto resta parcheggiata ma l’assicurazione corre
Tutti a casa. Con auto, moto e furgoni parcheggiati mentre il costo delle polizze Rc auto corre, nonostante i giorni di stop forzato tra 10 marzo e 3 maggio compreso, che corrispondono a 54 giorni di contratto pagati a vuoto: considerando il costo medio di un contratto, pari a 404 euro, ogni automobilista perde in questi giorni 59,4 euro per il mancato utilizzo del proprio mezzo. Il governo ha preso in carico la questione e messo una prima pezza, regalando 15 giorni di validità dei contratti in scadenza tra il 17 marzo e il 31 luglio. In sostanza le auto e le moto con contratti in scadenza nell’arco di questo periodo saranno “coperte” per ulteriori 30 giorni (15 come già previsto dalle norme e 15 “regalati”). C’è anche chi, come Unipol, annuncia la «restituzione del costo di un mese di polizza Rc auto». Intanto esistono delle strade per difendersi dal blocco della circolazione pagando meno: molte aziende consentono la sospensione dei contratti e il loro congelamento può allungarne la validità per un tempo uguale a quello dello stop. Ma va tenuto conto delle norme, molto stringenti: una volta sospesa la polizza, è obbligatorio chiudere l’auto o la moto in aree private. Una condizione che potrebbe bloccare un gran numero di richieste soprattutto nelle grandi città dove spesso la strada, resta l’unico parcheggio possibile. Ecco perché, secondo le associazioni dei consumatori, occorre cercare altre vie. Come quella adottata negli Usa dove alcune compagnie hanno concesso riduzioni delle polizze pari ai mesi di fermo.
  • Fmi: crolla il Pil mondiale Con -9,1% Italia maglia nera Disoccupazione al 12,7%
Ieri il Fondo monetario internazionale, che ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook, ha sentenziato che la caduta del Pil, quest’anno, sarà nel nostro Paese del 9,1 per cento. Nemmeno quattro mesi fa si discettava se la Penisola potesse raggiungere l’obiettivo del governo che, allora, era quello di un Pil dello 0,6 per cento o se ci si avvicinasse ad una leggera recessione. Nel 2009, dopo la crisi di Lehman Brothers, le cose andarono comunque meglio di oggi: il Pil si contrasse di 5 punti. Nella disperazione totale l’Italia riesce comunque a dare sempre il peggio: siamo la maglia nera nel mondo (ci batte solo la Grecia che fa — 10 per cento). Ma gli altri, che comunque pagano un prezzo salato, fanno tutti meglio di noi: a partire dai nostri partner più vicini: Germania (-7,0) e Francia (-7,2). Tanto per memoria gli Stati Uniti lasciano sul terreno il 5,9 per cento del Pil e la Cina, la più colpita, deve accontentarsi di una crescita dell’1,2 per cento. L’economia globale si contrae del 3 per cento (perse solo lo 0,6 nel 2009). Secondo uno studio della Confcommercio, uscito ieri, il crollo dei consumi è stato nel solo mese di marzo del 31,7 per cento. Secondo altre fonti, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, il tiraggio di energia elettrica si è ridotto del 20 per cento. Dati attesi e che ormai non sorprendono più di tanto nella crisi generale.
  • Inail, indennità a parenti di un sanitario deceduto “È infortunio mortale”
È il primo caso in Piemonte. L’Inail ha riconosciuto il primo caso di infortunio mortale per infezione da Covid-19 sul lavoro. Il caso riguarda un operatore sanitario di un ospedale di Torino, prima ricoverato in terapia intensiva e poi deceduto alla fine di marzo. Ai fini del riconoscimento dell’infortunio, secondo l’Istituto, è sufficiente la presunzione dell’origine professionale, vista l’elevata probabilità che questa tipologia di lavoratori entri in contatto con il virus. La rendita ai superstiti prevede l’erogazione di una prestazione economica e l’assegno per le spese funerarie.

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  • L’allarme del Fondo Monetario: recessione globale, Italia meno 9%
Prepariamoci a un tremendo choc: il «Grande Lockdown» ci porterà alla peggiore recessione dalla Grande Depressione, avverte il Fondo monetario internazionale, tagliando drasticamente le stime sulla crescita globale, indicata in caduta del 3% quest’anno nello scenario migliore. Per l’Italia la previsione è catastrofica: nel 2020 la flessione del Pil dovrebbe essere del 9,1%, segnala il Fmi, che lo scorso ottobre aveva previsto +0,5% nel 2020 e +0,8% nel 2021. Peggio di noi farà solo la Grecia (- 10%), evidenzia il Fondo pur lodando il rinvio delle scadenze fiscali e le altre misure introdotte dal governo per sostenere imprese e lavoratori. Però la disoccupazione nel nostro Paese crescerà al 12,7% quest’anno e il deficit esploderà all’8,3% sul Pil, anche se meno che in Francia e Spagna. Nel 2021 l’economia italiana salirà del 4,8%, stima il Fmi, ma il rimbalzo non basterà a recuperare il terreno perduto. Se questo è quello che ci aspetta, bisogna dire sì ai fondi del Mes, il Meccanismo di stabilità europeo, al vaglio del Consiglio Ue il 23 aprile, perché potrebbe garantire all’Italia 35-37 miliardi di risorse per la sanità senza condizioni, raccomanda Confindustria.
  • Droni pronti al decollo
Il prossimo mese di luglio entrerà in vigore il regolamento per l’impiego dei droni preparato dall’agenzia europea Easa per la sicurezza dell’aviazione. «È una tappa importante e per il nostro Paese rappresenta una sfida per rafforzare un settore prezioso per l’innovazione e l’economia evitando che la concorrenza straniera, magari più rapida nell’adeguarsi alle nuove regole, possa prevalere nel mercato italiano». Michele Lovera alla guida dell’Osservatorio Droni del Politecnico di Milano lancia un allarme e un invito a cogliere un’opportunità in un’area in crescita come dimostra il rapporto «Droni: pronti al decollo», preparato dall’Osservatorio. «Nell’ ultimo anno c’è stato un notevole incremento a livello nazionale — dice Lovera — e ora si prevede un triennio ancora più dinamico. Ma bisogna compiere scelte importanti». In Italia sono state censite 700 aziende impegnate ad offrire beni e servizi che generano un mercato di cento milioni di euro nell’ambito delle attività professionali di cui si occupa il rapporto. Le altre riguardano il mondo militare e il consumer dove c’è una schiacciante presenza di prodotti cinesi. Il boom in Italia si è verificato perché il nostro Ente nazionale dell’aviazione civile Enac è stato il primo nel 2013 a livello internazionale a emanare delle regole. Il 93 per cento delle imprese è però di dimensioni troppo piccole.
  • Gaia e Camilla, le cause della tragedia «Determinante la velocità dell’auto»
Nessun dubbio che la notte fra il 21 e il 22 dicembre, in Corso Francia a Roma, Genovese abbia agito con «imprudenza, imperizia e negligenza» marciando, non completamente lucido (aveva bevuto e il suo tasso alcolemico era pari a 1,4), alla velocità di 90 chilometri orari, dove sarebbe stato necessario non superare i 50. Nessun dubbio che Gaia e Camilla stessero correndo, procedendo a una velocità pari a 3,5 metri al secondo (fra i 12,5 e i 17,3 chilometri orari). Ed ecco quel secondo e mezzo, cifra della disgrazia, spuntare dai calcoli del consulente della Procura, Mario Scipione: «Alla velocità costante di 50 chilometri orari — scrive — la Renault avrebbe percorso la distanza che la separava dai pedoni in circa 3,50 secondi e quindi sarebbe giunta nei pressi della zona di investimento con un tempo di ritardo di circa 1,5 secondi durante il quale i pedoni avrebbero completato l’attraversamento della carreggiata in direzione Roma centro». Il nesso fra velocità e incidente non è in discussione: «La velocità di marcia della Renault — si legge ancora — ha avuto un’incidenza causale con l’incidente stradale: il sinistro non si sarebbe verificato se Genovese avesse marciato alla velocità massima di 50 chilometri orari». La tragedia di Gaia e Camilla deriva dall’eccesso di velocità. Per Pietro Genovese è stato chiesto il giudizio immediato: è accusato di omicidio stradale

  • «Così i Pir alternativi potranno mobilitare miliardi per le Pmi»
In questi giorni non si contano gli appelli per mettere a disposizione dei campioni del made in Italy – le piccole e medie imprese, spesso non quotate – almeno una parte del tesoro degli italiani, cioè il risparmio. È la fase due dell’emergenza, che andrà orchestrata una volta superata – si spera – l’urgenza della liquidità. Sul “come” le idee sono tante. Sul tavolo ce n’è anche una, targata Assogestioni, che aveva preso forma prima della pandemia ma che ora ambisce a diventarne uno dei rimedi (si veda Il Sole del 27 marzo). Sono i Pir alternativi, «strumento parallelo e complementare che non intende prendere il posto dei Pir tradizionali ma valorizzarne l’esperienza in ambiti confinanti», spiega a Il Sole 24 Ore Tommaso Corcos, il presidente dell’associazione dei gestori. Che, dopo aver raccolto le prime aperture dal Governo e dalle authority oltre che naturalmente dall’industria del risparmio, rilancia quello che può anche diventare uno strumento per il reshoring di capitali emigrati all’estero in cerca di soddisfazioni in epoca di tassi a zero.
  • La falsa (ri)partenza dei vecchi Pir
I Pir tradizionali, quelli che hanno esordito sul mercato nel 2017, dopo un debutto con il botto non hanno avuto vita semplice. Congelati per tutto il 2019, il 2020 avrebbe potuto essere l’anno della rinascita. Grazie alle modifiche normative che hanno permesso ai piani individuali di tornare alla versione originale, la maggior parte delle Sgr era pronta a spingere di nuovo sull’acceleratore, ma le cose sono andate diversamente, almeno per il momento. Performance deludenti, mercati volatili, totale incertezza per il futuro, soprattutto per le realtà imprenditoriali medio piccole, non sono certo elementi che stimolano lo spirito di iniziativa degli investitori, che infatti continuano a liquidare le posizioni (-308 milioni la raccolta nei primi due mesi del 2020) e a riposizionare il portafoglio su asset class più tranquille. Uno scenario cambiato radicalmente se si pensa che nel 2017 con una raccolta positiva per 11 miliardi i Pir si sono ritagliati un ruolo di rilievo nell’intero segmento dei fondi comuni. Ruolo che hanno consolidato nel 2018 quando con un incasso di 4 miliardi, hanno tenuto le redini della raccolta totale dei fondi aperti, precipitata a 71 milioni dagli oltre 70 miliardi rastrellati nel 2017.
  • Al mercato piace la cedola in due tranche di Generali
Un ottimo compromesso. Una soluzione coraggiosa. Una decisione che comunque, ai prezzi attuali, garantisce un rendimento prossimo al 4%. I giudizi del mercato rispetto alla recente scelta del board di Generali di spacchettare in due tranche il dividendo da 0,96 euro e di pagarne subito 0,50 euro e i restanti 0,46 euro in autunno, ha ricevuto l’ok del mercato. Tanto che ieri le azioni del Leone di Trieste hanno chiuso in progresso di oltre il 2% in un listino generalmente ben intonato. «Nonostante la solidità patrimoniale del gruppo (Solvency al 224% a fine anno e oggi attorno al 200%), le indicazioni di Ivass ed Eiopa in relazione al pagamento dei dividendi e i differenti approcci adottati da diversi peers europei, avevano creato incertezza sulla possibilità che Generali confermasse il dividendo per azione. La conferma del dividendo rappresenta quindi una notizia positiva per il titolo, che tratta 7,5 volte gli utili per azione 2021», sottolineavano ieri gli esperti di Equita. Dello stesso avviso anche Kepler che, tuttavia, complice lo scenario generale ha tagliato il prezzo obiettivo a 14,4 euro (da 18,9 euro). Peraltro se oggi la prima tranche vale un dividend yield vicino al 4%, la cedola intera garantisce oltre il 7%.

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  • Trump dice agli assicuratori di pagare le richieste di risarcimento per interruzione di attività se le pandemie non sono escluse
Il presidente Donald Trump si è impegnato a difendere la sua posizione in una battaglia legale sulle rivendicazioni di interruzione dell’attività: a meno che la polizza non escluda le pandemie, gli assicuratori dovrebbero pagare.
Trump ha parlato della questione per un minuto e mezzo durante il suo briefing quotidiano della task force per il coronavirus venerdì scorso, dopo che un giornalista gli ha chiesto se è preoccupato per l’aumento del debito da carta di credito derivante dalla chiusura dell’attività. “Ci sono persone che non hanno mai chiesto un’assicurazione contro l’interruzione dell’attività e che per anni hanno pagato un sacco di soldi per il privilegio di averla e poi quando finalmente ne hanno bisogno, la compagnia di assicurazione dice ‘Non gliela daremo'”, ha detto Trump. “Non possiamo permettere che accada”.
Trump ha detto di aver acquistato un’assicurazione contro le interruzioni di attività per alcune delle sue imprese quando era nel settore privato.

  • Gli assicuratori francesi riluttanti a coprire le perdite aziendali
Emmanuel Macron ha chiesto agli assicuratori di esserci “all’appuntamento della mobilitazione economica”. Hanno proposto una serie di impegni a favore delle imprese, ma si rifiutano di compensare le perdite delle aziende che sono state chiuse.
“Il mondo delle assicurazioni sarà forse, finalmente, presto al fianco delle aziende”, ha detto martedì Roland Héguy, il presidente confederale dell’Unione dei commercianti e delle industrie alberghiere (Umih). Nella stessa ottica, l’organizzazione che rappresenta le piccole e medie imprese, la CPME, ha chiesto nelle ultime settimane l’istituzione dello stato di catastrofe sanitaria per chiamare in gioco l’assicurazione a favore delle imprese in difficoltà. Gli assicuratori hanno promesso di lavorare all’attuazione di tale sistema, con l’aiuto dello Stato per il futuro. Per il momento, tuttavia, gli assicuratori hanno chiuso la porta a qualsiasi copertura di perdite aziendali. Naturalmente, ci sono contratti che consentono alle aziende di compensare un calo di attività. Tuttavia, in genere operano in caso di danni. Se ci sono casi specifici di copertura senza danni in caso di pandemia, ad esempio in Covéa, “quasi tutti i contratti che coprono le imprese escludono l’eventualità di un’epidemia”, spiega la Federazione francese delle assicurazioni (FFA).
  • In tutto il mondo, gli assicuratori di tutto il mondo sono chiamati ad aiutare le imprese
Non è solo in Francia che gli assicuratori sono nell’occhio del ciclone. In diversi paesi gravemente colpiti dalla pandemia di Covid-19, nel mondo politico si levano voci che chiedono un maggiore aiuto da parte del settore. Questo è in particolare il caso degli Stati Uniti. In diversi stati, i legislatori hanno proposto una legislazione per costringere l’industria a pagare le perdite subite dalle aziende le cui attività sono state chiuse da misure di contenimento. Questo è motivo di preoccupazione per i rappresentanti del settore. “Quando la pandemia o altre cause di perdita non sono incluse nei contratti o nei pagamenti dei premi, richiedere agli assicuratori di coprire le perdite con effetto retroattivo potrebbe minacciare seriamente la stabilità del settore assicurativo globale”, ha dichiarato all’inizio di aprile la federazione globale delle associazioni assicurative, la GFIA, la federazione globale delle associazioni assicurative.