Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Generali ha confermato la proposta di un dividendo di 96 centesimi per azione, ma suddiviso in due tranche: una di 50 centesimi pagabile in maggio (dal giorno 20) e una di 46 cent entro fine anno, «soggetta a verifica consiliare sulla sussistenza di requisiti patrimoniali e regolamentari». Nel frattempo l’a.d. Philippe Donnet, i componenti del group management committee e i dirigenti con responsabilità strategiche «riducono volontariamente del 20% la propria remunerazione fissa».
Prima di 6 mesi è impossibile che si torni a una parvenza di normalità e di ripresa dei normali cicli aziendali. E in sei mesi corriamo il rischio di bruciare 300 miliardi… Lo stillicidio di decreti di rinvio di tre settimane in tre settimane serve solo a perdere tempo». Francesco Manfredi, ordinario di economia aziendale LUM Jean Monnet di Bari, prorettore della Formazione manageriale postgraduate della stessa università, per la quale è anche direttore della School of Management, stima che la gestione dell’emergenza Coronavirus possa costare al sistema Italia una perdita a fine 2020 del 15% del pil. E per il Sud le previsioni sono nefaste: «La probabilità di uscita dal mercato delle imprese meridionali è diventata 4 volte superiore a quella del Centro-Nord». Il decreto sul credito alle imprese messo in campo dal governo? «Poco efficace per il presente e fallimentare per supportare la ripresa».
L’unica cosa certa è che la garanzia concessa dal fondo Pmi sul credito bancario erogato alle imprese sarà gratuita. Ma non è dato saper né per quale importo, né per quanto tempo. Questo perché è in atto da una ventina di giorni un vero e proprio pasticcio a colpi di decreti legge, varati l’uno di seguito all’altro, che generano il caos, modificando in corsa norme scritte dal governo e cambiate dallo stesso esecutivo non appena i vari provvedimenti sono entrate in vigore. Di più: sempre sullo stesso tema – il nuovo funzionamento del fondo di garanzia pmi – capita anche che ci siano emendamenti al decreto Cura Italia, voluti dal governo e approvati in Senato, che lo stesso governo sconfessa subito dopo, non recependoli nel maxiemendamento su cui l’esecutivo ha posto la fiducia. O che vengano modificate in Parlamento norme nel frattempo abrogate per decreto. Andiamo con ordine, cercando di districarci in questo ginepraio, ripercorrendo, una per una, le varie norme che nell’ultimo mese hanno modificato l’articolo 2, comma 100, lettera a) della legge n. 662/1996. In rigorosa successione temporale.
Commercianti e artigiani potranno richiedere la sospensione dei mutui prima casa. Questo secondo il modulo pubblicato ieri dal Mef alla luce del decreto liquidità (dl 23/2020). Il modulo rispecchia quanto scritto nella relazione tecnica al dl 23: il riferimento normativo all’art. 27 del decreto Cura Italia che escluderebbe, invece, gli iscritti alla gestione Ago (si veda ItaliaOggi di ieri) è stato oggetti di una rettifica pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La confusione ha portato lo stesso Mef a pubblicare due moduli, uno l’altro ieri e uno ieri: nel primo, venivano escluse le partite Iva iscritte alla gestione separata, nel secondo, invece, sono state ricomprese. La questione riguarda l’accesso al Fondo Gasparrini, il fondo che permette la sospensione delle rate dei mutui prima casa ai lavoratori in difficoltà, che il decreto Cura Italia (dl 18/2020) ha esteso anche ai professionisti, senza prevedere esclusioni a seconda delle varie iscrizioni previdenziali degli stessi.
L’assicurazione per gli infortuni sul lavoro e le malattia professionali dei soggetti beneficiari di reddito di cittadinanza (Rdc) impegnati in Puc (progetti utili alla collettività) copre anche gli infortuni in itinere. Costa 90 cent al giorno nel 2020 a seguito della rivalutazione. Ai relativi adempimenti provvedono i comuni. Lo spiega l’Inail nella circolare n. 10/2020 rinviando gli adempimenti al 18 giugno prossimo, al termine cioè di due mesi di sospensione fissati dal dl n. 18/2020 per l’emergenza coronavirus.
  • Ampliata trasparenza sulle quote
La Consob estende a 104 società quotate l’obbligo di comunicazione delle partecipazioni. Sono stati adottati due provvedimenti che, nell’ambito dei nuovi poteri conferiti all’autorità dal Decreto imprese, prevedono un regime di trasparenza rafforzata per quanto riguarda sia l’obbligo di comunicazione delle partecipazioni rilevanti in alcune società italiane quotate, sia la dichiarazione delle intenzioni in caso di acquisizione di partecipazioni nelle imprese quotate, come previsto dalla cosiddetta norma Anti-scorrerie. Entrambi i provvedimenti si applicano per tre mesi (salvo revoca anticipata), dall’11 aprile all’11 luglio, a 104 quotate a piazza Affari, individuate secondo il criterio della diffusione dell’azionariato. Restano fuori dal perimetro di applicazione le controllate di diritto. Per quanto riguarda le partecipazioni rilevanti, la Consob ha abbassato le soglie che fanno scattare l’obbligo di comunicazione, portandole rispettivamente dal 3 all’1% per le cosiddette non pmi e dal 5 al 3% per le pmi. Per effetto del decreto, che riconosce come unico criterio la diffusione dell’azionariato, l’ambito di applicazione del nuovo obbligo risulta ampliato.

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La decisione di Unipol. Costerà circa 300 milioni la restituzione ai propri clienti di un mese di Rc Auto. Intervista a  Carlo Cimbri Ad di Unipol Gruppo, che controlla anche il 19,8% di Bper
  • Generali pagherà il dividendo in due tranche
Generali: il dividendo promesso per il 2019 viene confermato; ma, con una soluzione salomonica che cerca di tener insieme le varie istanze sul tavolo, non viene pagato subito per intero. La prima tranche, pari a 50 centesimi, sarà in distribuzione tra poco più di un mese (la data stacco cedola è il 18 maggio) mentre la restante parte, 46 centesimi, sarà pagabile entro la fine dell’anno. Sempre che, per quella data, le disposizioni e le raccomandazioni delle autorità di vigilanza in fatto di dividendi lo consentano e che, a fine settembre, siano rispettati alcuni parametri interni (i limiti previsti dal Risk Appetite Framework di gruppo). Una soluzione che il cda del Leone alato ha preso dopo quasi tre ore di consiglio e il voto contrario di un solo membro (Roberto Perotti), eletto nella lista Assogestioni. Chissà se la soluzione adottata soddisferà in pieno — agli occhi dell’Ivass — i criteri di prudenza caldamenti raccomandati dall’autorità di vigilanza dei mercati.

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  • Generali, dividendo in due tempi. «Solidità patrimoniale e operativa»
Generali conferma il dividendo di 0,96 euro per azione, ma suddiviso in due tranche. Ieri si è riunito il consiglio del gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet proprio per decidere sulla remunerazione agli azionisti alla luce dell’emergenza coronavirus e delle raccomandazioni delle authority. Donnet e i top manager con responsabilità strategiche del Leone hanno inoltre ridotto «volontariamente» del 20% la propria remunerazione fissa. La prima tranche del dividendo, pari a 0,50 euro, verrà corrisposta in maggio, la seconda di 0,46 sarà pagabile entro fine anno «soggetta», si legge in una nota «a verifica consiliare sulla sussistenza di requisiti patrimoniali e regolamentari». Il consiglio di Generali ha spiegato le ragioni della conferma, ma suddiviso in due tranche, del dividendo. Anzitutto viene sottolineata la «solidità patrimoniale e operativa» del gruppo, che dispone di un indice di Solvency (il coefficiente di patrimonializzazione) pari al 200%. Inoltre il Leone ha in cassa una liquidità pari a 3-4 miliardi. Il board aggiunge poi di «riconoscere l’importanza del flusso cedolare per molti azionisti istituzionali e retail particolarmente nell’attuale contingenza».
  • Stretta Consob sugli obblighi di comunicare le partecipazioni
Consob ha ampliato da 48 a 104 le società quotate in Borsa per le quali vengono abbassate le soglie su cui scatta l’obbligo per gli investitori di comunicare le partecipazioni rilevanti. La Commissione nazionale per le società e la Borsa guidata da Paolo Savona ha inoltre deciso di portare dal 10 al 5% la soglia sulla quale scatta l’obbligo della dichiarazione di intenti «anti scorrerie». I due provvedimenti sono stati presi nell’ambito dei nuovi poteri conferiti all’autorità dal «decreto imprese» e prevedono un regime di trasparenza rafforzata per quanto riguarda sia l’obbligo di comunicazione delle partecipazioni rilevanti in alcune società quotate in Borsa sia la «dichiarazione delle intenzioni» in caso di acquisizione di partecipazioni nelle imprese quotate. Entrambi i provvedimenti si applicano per tre mesi da oggi, 11 aprile, fino all’11 luglio prossimo a 104 società quotate in Piazza Affari, individuate secondo il criterio della diffusione dell’azionariato.

  • Generali conferma la cedola ma la stacca in due tranche
Dividendo immutato a 0,96 euro a titolo ma in due tranche. Il consiglio di amministrazione delle Generali ha stabilito ieri, sulla scorta delle raccomandazioni giunte dai regolatori e in scia all’auspicio del collegio sindacale di procedere con prudenza, di non modificare l’ammontare della cedola ma di metterla in pagamento in due momenti successivi. In particolare, il board ha deliberato di versare a partire dal 20 maggio 0,5 euro ad azione e i restanti 0,46 euro entro fine anno. Il 12 marzo scorso il consiglio aveva deliberato di distribuire ai soci 0,96 euro a titolo, in crescita rispetto agli 0,90 euro dell’anno precedente. Successivamente aveva confermato di procedere in tal senso anche in un board successivo, il 23 marzo, ossia dopo il primo messaggio Eiopa. Poi però dopo un nuovo richiamo dell’autorità europea, una lettera Ivass e il monito del collegio sindacale di dare ascolto ai regolatori, la società ha deciso di rivedere l’approccio. E lo ha fatto ieri in un board convocato a sorpresa per dare tempo al mercato di comprendere una manovra che nulla ha a che vedere con la solidità patrimoniale del gruppo che di fatto, rispetto alla Solvency registrata lo scorso 6 marzo e pari al 200% non ha registrato variazioni significative.
  • Quota 100, la corsa al pensionamento è dimezzata
Nei primi tre mesi dell’anno all’Inps sono arrivate poco più di 30mila nuove domande di pensionamento agevolato con Quota 100, ovvero con 62 anni di età e 38 di contributi come requisiti minimi. Le richieste portano il totale delle istanze presentate dall’inizio di questa sperimentazione triennale a 260.282. Rispetto al 2019, quando la media era di circa 20mila domande al mese, nei primi 90 giorni dell’anno la corsa a Quota 100 sembra essersi dimezzata. Ma il trend deve ora fare i conti con un contesto completamente nuovo, quello della quarantena anti-virus. L’anno scorso sono arrivate all’Inps 229mila domande e a metà gennaio ne risultavano accolte 150mila. Circa il 70% dei candidati quotisti l’anno scorso lavorava, il 13% era beneficiario di Naspi, il 10% risultava silente, il 4% contribuiva volontariamente, il 3% era in mobilità. A fine marzo le domande accolte sono salite a 181.881. Questi neo-pensionati sono nel 75,1% dei casi uomini e per il 27,7% sono ex dipendenti pubblici. La loro età media è di 64 anni e l’anticipo rispetto al pensionamento standard è in media di 24 mesi. Ora la crisi del Coronavirus potrebbe cambiare le carte in tavola. Alla ripresa delle attività molti lavoratori potrebbero trovarsi a fare i conti con un’azienda in crisi o imprevisti piani di ristrutturazione. E chi ha i numeri per scegliere un’uscita agevolata dal mercato del lavoro, sia pure controvoglia, potrebbe essere indotto a farlo. Itinerari Previdenziali, a gennaio, aveva ipotizzato per il 2020 e il 2021 adesioni accolte non superiori a 50mila l’anno considerando che circa l’80% dei potenziali richiedenti avrà almeno il 65% della pensione calcolata con il metodo contributivo e con un anticipo fino a cinque anni perderebbero circa il 10% della pensione, senza considerare il limite imposto dal divieto di lavorare fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia.
  • Casse, da integrare le domande per i 600 euro: ridotti i beneficiari
I professionisti stanno integrando le domande inoltrate alle Casse di previdenza per ottenere il bonus di 600 euro in attesa che dal Governo arrivi un qualche segnale. L’operazione è necessaria perché il decreto legge liquidità (Dl 23 dell’8 aprile) ha cambiato i requisiti escludendo chi non è iscritto alla Cassa in via esclusiva. Questo taglia fuori chi svolge un’attività da dipendente e quindi ha una posizione Inps, e chi è iscritto a più di un ente previdenziale. Alcune Casse già erano pronte a ricevere le integrazioni altre stanno implementando i sistemi tecnologici (bisogna monitorare il sito dell’ente ed evitare di inviare l’autocertificazione se non viene richiesta). Cassa forense, che ha ricevuto circa 130mila domande ha già superato le 66mila integrazioni, Enpam (medici) è arrivata a 15.143 (sul oltre 20mila domande).

  • Il rapporto tra consulente e cliente al test del Covid-19
In tempi non sospetti, prima dello scoppio della pandemia con le conseguenti ripercussioni anche in ambito economico-finanziario, il 65% delle famiglie dichiarava di confidare nel colloquio con il proprio consulente finanziario per gestire l’emotività nei periodi di particolare incertezza e volatilità sui mercati. In più il 12% degli intervistati dichiarava di non aver nemmeno bisogno di un supporto perché era stato già preparato dal suo consulente ad affrontare le difficoltà. Evidenze che emergono dall’indagine coordinata da Nadia Linciano e Paola Soccorso dell’ufficio studi Consob, condotta su un campione di 200 consulenti finanziari e oltre 600 loro clienti in collaborazione con l’Ocf, Finer e l’Università Roma Tre. La ricerca mira ad analizzare l’efficacia dell’interazione tra operatori finanziari e investitori, ponendo in parallelo le medesime domande ai due panel intervistati. Rapporto tra consulente e cliente che, in un contesto estremo come quello attuale, viene messo a dura prova dai crolli registrati sui mercati e rischia quindi di deteriorarsi, ma che ha anche l’opportunità di rafforzarsi. «È vero che viviamo un periodo difficile, che siamo spaventati – spiega Massimo Caratelli, professore associato del dipartimento di economia aziendale dell’Università Roma Tre – e temiamo la situazione e i suoi effetti. Allo stesso tempo, questa crisi ci offre maggiori possibilità di riflessione, di ponderare le decisioni anche in ambito finanziario e dunque di interagire ancora meglio con il nostro consulente. C’è più tempo per il confronto, con la possibilità di valutare più adeguatamente lo stato degli investimenti e il servizio che ci viene offerto».