Raccomandazioni dal Global Compact Italia su come approcciare la crisi

Lo scorso 3 aprile si è tenuto il primo webinar del ciclo straordinario di appuntamenti organizzato dall’Academy del Global Compact per supportare le aziende di tutto il mondo nella gestione della crisi provocata dalla pandemia di Covid-19.

Sono intervenuti: Amina J Mohammed, UN Deputy Secretary-General; Lise Kingo, CEO e Executive Director del Global Compact; Alan Jope, CEO di Unilever.

Subito dopo il webinar Global Compact Italia, network nazionale che fa parte dell’organizzazione mondiale per la promozione dello sviluppo sostenibile, che opera sotto l’egida dell’Onu, ha raccolto e ulteriormente sviluppato i suggerimenti condivisi dall’Academy, al fine di raccomandare un modello di approccio alla crisi, di cui si descrivono a seguire i punti cardine:

  • Leadership forte e flessibile. È fondamentale che i leader aziendali riescano a mantenere la concentrazione ed un approccio ponderato alle sfide, velocizzando i processi decisionali rispetto al passato e applicando una logica più “tattica” e meno “pianificata”. Capacità di riorganizzare, pensiero “agile” e coinvolgimento attivo delle prime linee, sono considerate risorse importanti per gestire le molteplici criticità connesse all’emergenza.
  • Benessere dei lavoratori. La pandemia ha rimesso l’essere umano al centro dell’attenzione mondiale. Proprio per questo, è molto importante considerare in modo ancora più prioritario il benessere fisico e psichico di tutte le persone coinvolte nei processi produttivi ai vari livelli. Le misure di distanziamento sociale e la conseguente situazione di isolamento, unitariamente alle precarietà finanziarie, possono generare situazioni di disagio nelle persone, che necessitano di un approccio molto consapevole da parte dei datori di lavoro e dei responsabili HR. Un coordinamento attento e flessibile, unitariamente al potenziamento di un buon clima interno, appaiono soluzioni necessarie. In questa logica, sarebbe importante offrire riconoscimenti tangibili e intangibili alle persone che, in fase di emergenza, sono chiamate a svolgere in presenza funzioni necessarie.
  • Attenzione di genere. Da sempre, le donne hanno il ruolo di caregiver all’interno delle famiglie e, in una fase di emergenza diffusa ed isolamento sociale, sono le persone che più assorbono i carichi di assistenza e cura legati ai genitori anziani, ai familiari disabili o ammalati, ai figli piccoli a casa da Scuola. Il loro posto di lavoro va tutelato soprattutto nei casi in cui si riscontrino situazioni di necessità specifiche, attraverso misure di flessibilità straordinarie che consentano alle lavoratrici di supplire ad un sistema di welfare “in sovraccarico” o “sospeso”. Le donne, inoltre, sono più esposte a contratti a termine o forme di lavoro flessibile che, proprio durante la pandemia, non andrebbero interrotti per recuperare efficienze di costo aziendale.
  • Innovazione adattiva. Le aziende hanno l’opportunità di ripensare il proprio business in termini di conversione innovativa degli output di produzione e di servizio, per dare un contributo concreto alla gestione dell’emergenza. Un adattamento della catena degli approvvigionamenti aziendale, che sia coerente con gli scenari contingenti, può inoltre essere una leva importante per la business continuity e per la competitività.
  • Inclusione e valorizzazione dei giovani. È il tempo dell’ascolto, delle voci nuove, portatrici di proposte innovative. È il momento della “fiducia” verso le persone giovani che sono fortemente attratte ed ispirate da principi etici, e del loro coinvolgimento attivo nei progetti e nelle attività organizzativi. La crisi che stiamo attraversando ha fatto nuova luce sull’importanza delle “competenze”, mettendo in evidenza la rilevanza di un investimento per lo sviluppo di abilità specifiche e del loro giusto impiego nel mondo del lavoro.
  • Coinvolgimento degli stakeholder. La necessaria velocizzazione dei processi decisionali, non deve avvenire a discapito dell’inclusione del punto di vista delle parti interessate dai processi produttivi. Le imprese che già avevano meccanismi di dialogo attivi sia verso l’interno che l’esterno, sono invitate a considerare che, a seguito all’esplosione ed al propagarsi della pandemia, la mappa degli stakeholder aziendali potrebbe aver subito delle variazioni, così come potrebbero essere mutati i bisogni e gli interessi specifici degli stessi o la loro rilevanza nell’ambito dei processi aziendali.
  • Gestione etica dei fornitori. In una fase di emergenza, occorre rafforzare la “logica di filiera”. Ciascun elemento della catena produttiva, è invitato ad agire mantenendo senso di responsabilità ed attenzione rispetto a tutti altri elementi che la compongono. Tutela trasversale del diritto alla salute, flessibilità nella gestione degli approvvigionamenti, trasparenza e puntualità rispetto agli accordi economici, valorizzazione delle “filiere corte”, sono i punti cardine di una supply chain etica in tempo di crisi.
  • Comunicazione responsabile. I tempi della comunicazione in fase di crisi sono necessariamente più stringenti e veloci. È molto importante, però, diffondere sia all’interno che all’esterno informazioni sullo stato di emergenza attendibili e di cui siano state verificate le fonti. Verso la dimensione interna, è molto importante garantire un’informazione accurata, chiara ed estesa a tutti, sulle misure di prevenzione del contagio e tutela della salute dei lavoratori adottate dall’azienda. Circa il flusso verso l’esterno, è fondamentale che la comunità sia informata su eventuali variazioni avvenute al livello di possibilità di accesso ai prodotti o servizi erogati.
  • Paesi del Sud del mondo. I Paesi del Sud del mondo, nei quali spesso risiedono i supplier di grandi aziende multinazionali, hanno sistemi sanitari fragili e di sovente non gratuiti. L’emergenza ha sottolineato come sia cruciale per le aziende assicurare la salute e la sicurezza sul posto di lavoro per i propri dipendenti e collaboratori, concetti spesso dati per scontato in alcuni paesi ed ignorati in altre parti del mondo. È necessario un approccio olistico e inclusivo, senza discriminazioni fra i lavoratori sulla base della regione in cui operano (casa madre-catena di fornitura) o della mansione svolta. Per il perdurare della pandemia, quindi, sarebbe importante valutare supporti assicurativi per le aziende fornitrici che in aree critiche e supporti protettivi straordinari per i loro lavoratori. Collaborazioni coi i Governi e le istituzioni locali per agevolare le procedure di sicurezza, sono altrettanto importanti.

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