di Michele Damiani

Stop alle cause per i medici e gli operatori sanitari impegnati a fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Il governo ha presentato un emendamento al decreto «Cura Italia», primo firmatario Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, che garantirà una sorta di scudo ai professionisti sanitari, per evitare l’incorrere di cause presentate dai parenti delle vittime (l’emendamento ha avuto anche il parere favorevole del ministro della giustizia Alfonso Bonafede). La modifica presentata da Marcucci, è stata al centro di una polemica nel weekend visto che un subemendamento (ora ritirato) prevedeva l’estensione della tutela a chiunque avesse avuto a che fare con l’emergenza (quindi anche dirigenti e politici).
D’altra parte, agiscono anche gli avvocati: Il Consiglio nazionale forense ha, infatti, diramato una nota con la quale avverte che monitorerà la situazione su quei «pochi avvocati che intendono speculare sul dolore e le difficoltà altrui».
L’emendamento per lo «scudo penale» per gli operatori sanitari prevede che la responsabilità civile dei medici sia limitata: in sostanza, il concetto di colpa grave verrebbe ancorato ad una serie di variabili contestualizzate all’emergenza sanitaria in corso. Ricorrerebbe la colpa grave, comunque, in caso di palese e ingiustificata violazione delle regole generali di base della professione sanitaria, nonché dei protocolli o programmi, anche sperimentali, per fronteggiare la situazione di emergenza. La proposta del senatore Pd è stata poi oggetto di alcuni sub emendamenti che hanno provocato la reazione ella Federazione nazionale dei medici (Fnomceo). Secondo il presidente Filippo Anelli, infatti, «dalla lettura dei vari emendamenti» le parole espresse da Anelli in una nota diffusa dalla Federazione, «proposti sulla responsabilità degli amministratori nel periodo della gestione emergenziale, al netto dei possibili profili di incostituzionalità, sembra che si voglia introdurre un generalizzato colpo di spugna su tutte le condotte tenute sinora», si legge ancora nella nota. «Se tuttavia è comprensibile pensare ad una maggiore tutela del sistema nella fase di riorganizzazione del servizio, a seguito dell’esplosione dell’emergenza, non altrettanto si può concepire per le condotte omissive o dolose che abbiano esposto il personale, sino a provocare lesioni o morte evitabili». La Federazione ha invitato a ritirare gli emendamenti e le varie forze politiche (dal Pd alla Lega) hanno provveduto a farlo. Ieri, infine, la Federazione insieme a quella degli infermieri (Fnopi) hanno incontrato Marcucci per definire i contorni della proposta; «arriveremo a un testo condiviso» le parole di Marcucci.
Se la politica arriverà nei prossimi giorni ad affrontare il problema, gli avvocati si sono già attivati. Il Consiglio nazionale forense, infatti, ha stabilito con una nota che provvederà a controllare l’operato dei legali che faranno causa ai medici. «Il Consiglio nazionale forense assicura alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri l’attenta e forte vigilanza di tutte le istituzioni forensi nell’individuare e sanzionare i comportamenti di quei pochi avvocati che intendono, speculare sul dolore e le difficoltà altrui, nel difficile momento che vive il nostro paese», si legge nella nota diffusa dal Cnf: La delibera: «censura e condanna con forza e convinzione ogni comportamento che in qualsiasi forma e modo integri grave violazione di principi etici condivisi, principi etici che informano e non possono non informare la professione di avvocato».
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