L’intreccio Unipol-Mediobanca

di Anna Messia

Unipol torna in Mediobanca e non molla la presa sull’operazione Ubi, che le consentirebbe di mettere le mani su una fetta importante del mercato bancassicurativo italiano. Per quanto riguarda la partecipazione della compagnia assicurativa bolognese nel capitale di Mediobanca, anticipata ieri da MF-Milano Finanza, l’acquisto dell’1,96% risale al 2019 ma è emerso solo dopo che Consob per evitare speculazioni lo scorso 17 marzo ha vietato le vendite allo scoperto e soprattutto ha abbassato all’1% la soglia per le comunicazioni. Così la mossa di Unipol è venuta allo scoperto. Ai valori attuali di mercato (la merchant di Piazzetta Cuccia capitalizza 4,46 miliardi) l’investimento della società guidata Carlo Cimbri vale 87,4 milioni, ma l’impegno finanziario è stato di certo maggiore considerando i cali di borsa delle ultime settimane. Si tratta di un investimento «puramente finanziario», hanno chiarito fonti vicine ad Unipol. Ma significativo, visto che Mediobanca è il primo azionista (con il 13%) delle Generali, ossia il principale concorrente di Unipol. L’acquisto va letto anche alla luce dell’ottimo rapporto personale tra Cimbri e Alberto Nagel, numero uno di Mediobanca, e dello storico legame tra Piazzetta Cuccia e Unipol, che risale ai tempi dell’acquisto di Fondiaria-Sai di Ligresti da parte della compagnia di Bologna nel 2012. Unipol all’epoca aveva ereditato da FonSai anche il 3,8% di Mediobanca e faceva parte del patto di sindacato, ma fu costretta poi a cedere la quota su input dell’Antitrust. Questa volta, come visto, l’investimento è solo finanziario, ma il legame resta saldo ed è stato recentemente rafforzato, considerando che Mediobanca è advisor dell’offerta pubblica di scambio che Intesa Sanpaolo intende lanciare su Ubi e nella quale Unipol ha ruolo cruciale. Tra l’altro tale operazione oggi, alla luce del Covid19, ha una «maggiore valenza», ha sottolineato nei giorni scorsi il ceo di Intesa Carlo Messina. I cantieri restano quindi aperti anche per Unipol. La compagnia di Bologna con il 19% è il primo azionista di Bper, chiamata a rilevare 400-500 filiali che l’eventuale nuova maxi-gruppo dovrà cedere per non incappare nel veto dell’Antitrust e che consentirà all’istituto guidato da Alessandro Vandelli di diventare la quarta banca italiana. Ma dall’operazione Unipol avrà anche benefici diretti per il suo business. Perché UnipolSai Assicurazioni ha già sottoscritto con Intesa l’accordo per la successiva acquisizione di rami d’azienda delle compagnie assicurative oggi partecipate da Ubi Banca. In ballo ci sono BancAssurance Popolari, Lombarda Vita, la joint venture con Cattolica e Aviva Vita, jv con la compagnia inglese. Il prezzo è ancora da definire ma le regole per stabilirlo sono chiare. Il ramo assicurativo di BancAssurance Popolari (Bap), già interamente detenuto da Ubi, potrà essere trasferito velocemente facendo riferimento al patrimonio netto. Mentre per quanto riguarda le altre due società, il corrispettivo sarà determinato sulla base dei criteri che verranno adottati per la determinazione del prezzo che sarà corrisposto da Ubi per l’eventuale acquisizione del controllo di Lombarda Vita e Aviva Vita. In pratica l’esborso di Unipol dipenderà dal prezzo che la Ubi pagherà agli attuali soci assicurativi per rilevare le loro quote. Trattativa in questo caso tutta da avviare, considerando che nella joint venture con Cattolica non è prevista una put option che stabilisca il prezzo e la compagnia di Verona è tutt’altro che propensa a sciogliere la partnership, che rappresenta una fetta importante del suo business. Tanto che nel frattempo lo scorso febbraio ha rilevato l’1% di Ubi ed è entrata nel Car, il patto anti-Intesa che raccoglie il 19% dell’istituto guidato dall’ad Victor Massiah. (riproduzione riservata)

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