Ansie, dipendenze e comportamenti compulsivi. L’isolamento forzato per via del coronavirus sta mettendo a dura prova l’equilibrio psicologico ed emotivo degli imprenditori italiani, ma anche del resto delle persone, che cercano conforto nel web. Raffaele Lovaste è direttore dell’Istituto europeo per il trattamento delle dipendenze (Ieud), una struttura all’avanguardia per il trattamento delle dipendenze, nata da un gruppo di imprenditori fiorentini, con base a Milano.
«Riceviamo tante richieste di aiuto e assistenza per risolvere dipendenze legate perlopiù a pornografia, alcol e droga — dice —. È un modo per affrontare la solitudine e rifugiarsi in un mondo protetto qual è il web. La clausura forzata di questi giorni mette evidentemente di fronte a queste realtà difficili chi è affetto da dipendenze, tutte da esercitare in solitudine. L’isolamento forzato genera una consapevolezza dei pericoli cui si va incontro, da qui l’aumento delle richieste di aiuto. Riceviamo molte chiamate sia da uomini che da donne fra i 30 e i 50 anni: il 29% dalla Lombardia, il 16% dal Lazio, il 9% dalla Campania e il 6% dall’Emilia».
Ieud conta su una struttura, formata da un équipe terapeutica composta da due psichiatri, due psicologi e due tecnici, aiuta le persone affette da dipendenza da cocaina, alcol e cannabis e da dipendenze comportamentali (affettive, pornografia, social network e gioco d’azzardo) a intraprendere un percorso per riprendere il controllo della propria vita. «Arrivavano molte richieste di assistenza al Sud. Per questo abbiamo avviato terapie online», dice Lovaste.
Per qualcuno è più semplice esprimersi con la mediazione di un pc o di uno smartphone, piuttosto che entrare e farsi assistere in un consultorio pubblico: vorrebbe dire uscire allo scoperto.
Il mercato della digital health, cioè l’uso di tecnologie digitali per la salute, in questi anni sta facendo passi da gigante. Valutato 86,4 miliardi di dollari nel 2018 dal Global Market Insight, dovrebbe crescere secondo le previsioni di circa il 30% entro il 2025. Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina, ricetta elettronica, video-visita (in linea con le misure sulla privacy), e poi chatbot, teleassistenza e teleriabilitazione, oltre 300 mila app presenti sul mercato: tutto ciò non solo semplifica la vita di medici e pazienti ma, in tempi di Covid-19, consente di operare a distanza.
Gli stessi trattamenti specialistici della Ieud sono accessibili da casa o dall’ufficio grazie a software specifici che consentono un sostegno personalizzato da remoto, in base alle esigenze dei pazienti.
Secondo Healthware Group, a crescere in futuro saranno proprio le cure e le terapie digitali a distanza basate sull’uso di software: dovrebbero raggiungere, secondo le stime, i 9 miliardi di dollari entro il 2025, con più di 170 aziende impegnate nello sviluppo e nella produzione di tali soluzioni.
Barbara Millucci

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