La falsa copia di un atto pubblico in realtà inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale

GIURISPRUDENZA RCA

Lo confermano le sezioni unite dell a Cassazione n. 35814, 28 marzo 2019

Autore: F. Sulis e M.R. Oliviero
ASSINEWS 319 – maggio  2020

È reato formare la falsa copia di un atto pubblico inesistente, come ad esempio un’autorizzazione del Ministero dei Trasporti che in realtà non esiste proprio, ma è stata creata ad arte da un privato al computer? Per rispondere a questo interrogativo e per dirimere i contrasti giurisprudenziali sorti in merito, sono intervenute le sezioni unite della Cassazione con la sentenza n. 35814 del 28.03.2019 che ha chiarito che “la formazione della copia di un atto inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale”.

Per giungere a tale risposta gli ermellini hanno preliminarmente ricostruito il quadro giurisprudenziale di riferimento ed i diversi orientamenti in materia, rapportandolo alle norme incriminatrici del nostro ordinamento.

I diversi orientamenti giurisprudenziali
Secondo un primo indirizzo giurisprudenziale la mera utilizzazione di una copia contraffatta integra il reato di falso solo in presenza di alcuni requisiti di forma e sostanza, tali per cui l’atto in fotocopia appaia come un documento originale o come una copia autentica di esso.

Per i sostenitori di tale orientamento, dunque, ciò che rileva è che la copia sia idonea e sufficiente a dimostrare l’esistenza di un originale, che sia dotata della forza probatoria riconosciutagli dall’ordinamento. Viene, in tal caso, valorizzata la forza probatoria di un atto pubblico: una copia priva di attestazione di conformità all’originale è inidonea a svolgere una funzione probatoria e non avrebbe valore giuridico di documento correlato, con la conseguenza che non ha rilevanza la falsità di una copia (anche se di un atto inesistente) laddove sia presentata come mera copia. Ne discende che non rileva, ai fini del reato di falso, aver formato una copia, priva dei predetti requisiti, ma idonea a trarre in inganno terzi: condotta, quest’ultima, che potrebbe eventualmente essere sanzionata a titolo di truffa.

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