Hacker e speculatori all’assalto degli aiuti pubblici

di Francesco Bertolino

In attesa che i 400 miliardi di aiuti pubblici per le imprese italiane giungano a destinazione, Germania e Stati Uniti offrono indicazioni utili per evitare che le risorse manchino il bersaglio. I governi di Berlino e Washington sono stati infatti fra i più solerti nell’approvare e distribuire miliardi alle aziende in difficoltà per la pandemia. E anche i primi a registrare casi di frode o perlomeno di utilizzo improprio dei fondi.
Nonostante la proverbiale efficienza della burocrazia teutonica in Germania il programma di finanziamenti rapidi per le piccole e medie imprese è finito sotto attacco da parte degli hacker. Criminali informatici sono riusciti a impossessarsi dei dati anagrafici di migliaia di imprese inoltrando richieste di aiuto a nome loro per poi dirottare le risorse concesse dalle amministrazioni su conti personali spesso domiciliati nell’Est Europa o negli Stati Uniti. Le frodi hanno raggiunto un numero tale da costringere il Nordreno-Vestfalia, il più popoloso dei 16 Länder tedeschi, a sospendere per una settimana l’invio dei fondi pubblici. Giovedì in Sassonia la banca Sab è stata costretta alla medesima decisioni dopo aver constatato la mole di siti falsi da cui provenivano le richieste di finanziamento. L’istituto ha assicurato di aver preso tutte le misure necessarie a evitare lo sperpero di fondi pubblici, ma il rischio di frodi preoccupa non poco le banche tedesche, strette fra la necessità di concludere in fretta le istruttorie e il rischio di incorrere in richieste di risarcimento da parte del governo guidato da Angela Merkel in caso di cattiva allocazione dei fondi.
Negli Stati Uniti invece ha destato scalpore il tentativo di alcuni hedge fund e grandi catene di ristoranti di accedere al Paycheck Protection Program, il pacchetto di aiuti da 349 miliardi di dollari dedicato dall’Amministrazione di Donald Trump alle piccole e medie imprese americane. In entrambi i casi la richiesta era legittima perché destinata ad aziende con meno di 500 dipendenti per stabilimento, requisito soddisfatto sia dagli hedge fund di media dimensione sia dai singoli punti-vendita delle mega-catene di ristorazione. Tuttavia molti hanno giudicato tali richieste di aiuto pubblico abusive nei fatti, anche perché il pacchetto da 349 miliardi è andato esaurito in due settimane, lasciando scoperte molte pmi americane. Probabilmente smossa dalle polemiche, ieri la catena di hamburgerie Shake Shack (275 ristoranti, 595 milioni di ricavi e 128 di utile nel 2019) ha deciso di restituire i 10 milioni di prestito d’emergenza ottenuti nelle scorse settimane dal governo americano. (riproduzione riservata)

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