Un balzello sull’auto? All’Italia costerebbe 2 miliardi

Subran (Euler Hermes): l’incertezza politica rallenta gli investimenti e costa ogni trimestre lo 0,3% di minor crescita del pil
di Francesco Bertolino

E se l’attesa dei dazi fosse essa stessa un dazio ben più oneroso? L’incertezza nel negoziato commerciale fra Stati Uniti e Cina potrebbe costare al mondo lo 0,5% di crescita del pil, le tariffe «soltanto» lo 0,3%, calcola Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes, la società di assicurazione crediti commerciali del gruppo Allianz . Ciò non significa che le minacce di Trump siano da sottovalutare: l’imposizione di dazi al 25% sulle auto europee, per esempio, potrebbe causare un danno all’export italiano di due miliardi di euro. Tuttavia a frenare la crescita mondiale e italiana sono più le future incognite che le presenti difficoltà. In un orizzonte geopolitico così confuso le imprese preferiscono rimandare gli investimenti a quando si avrà maggiore visibilità sul futuro degli scambi globali, valuta Subran che dal prossimo ottobre sarà chief economist del gruppo Allianz . Il peso dell’incertezza è particolarmente elevato in Italia dove le convulsioni interne su deficit, debito pubblico e fiscalità costano ciascun trimestre lo 0,3% di minor crescita.

Euler Hermes prevede così un’espansione del pil italiano dello 0,2% nel 2019 e dello 0,4% nel 2020. La ritrosia a investire delle aziende italiane è ben riflessa dalla minor richiesta di finanziamenti bancari. La differenza fra domanda e offerta di credito in rapporto al pil in Italia è scesa dal 10% del 2015 al 4% del 2019 (un gap di 70 miliardi). Il dato è dovuto però più a una contrazione della domanda di prestiti che a un aumento dell’offerta bancaria. «Le aziende italiane stanno utilizzando la cassa per fare investimenti», spiega Subran, «senza il supporto bancario resta però il problema degli investimenti a lungo termine su macchinari, diversificazione e trasformazione digitale». La minor leva finanziaria sta poi spingendo le imprese a utilizzare molto di più i fornitori come sostituto della banca, come si evince dall’aumento dei mancati pagamenti. Stando al report L’Italia delle imprese 2019 di Euler Hermes, l’anno scorso sul mercato interno il numero di insoluti è aumentato del 36% e il loro ammontare del 38%, mentre sul mercato export la frequenza è salita del 30% e la severità del 35%. D’altro lato, sottolinea Massimo Reale, direttore commerciale Euler Hermes Italia, «i solidi fondamentali finanziari sono un fattore chiave di resilienza dell’industria italiana che potrebbe resistere meglio a un’eventuale crisi economica». (riproduzione riservata)

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