Tra Leone e mattone

Paperoni/2 Oltre che in EssilorLuxottica il patrimonio di Del Vecchio si snoda tra real estate e altre partecipazioni strategiche, fronti dove non sono mancate occasioni di scontro e in cui vuole ancora crescere
di Teresa Campo

La battaglia in EssilorLuxottica naturalmente non impedisce (e tantomeno lo ha fatto in passato) a Leonardo Del Vecchio di muoversi, e crescere, anche su altri fronti. Il suo patrimonio del resto, oltre che enorme, ha un secondo importante pilastro nel mattone, mentre in termini di partecipazioni strategiche vede incursioni anche nei settori bancario e assicurativo. Sempre con la Francia, evidentemente partner d’elezione, oltre che la proprietà del colosso dell’occhialeria attraverso la cassaforte di famiglia Delfin condivide anche quella di un gigante del real estate come Covivio (nato dalla fusione tra Fonciere des Regions e Beni Stabili, quest’ultima portata in dote dallo stesso Del Vecchio), e di cui ora con il 27% detiene la quota di controllo.

Quarto maggiore Reit in Europa, quotata all’Euronext di Parigi e su Borsa Italiana dallo scorso 2 gennaio, Covivio vanta oggi 8 miliardi di capitalizzazione, 23 miliardi di euro di patrimonio gestito e 5 miliardi di progetti di sviluppo, principalmente a Milano, Parigi e Berlino, e 850 professionisti in tutta Europa. In termini di attività copre tutta la filiera immobiliare: progettazione, sviluppo e gestione di asset. Portafoglio e investimenti futuri sono focalizzati su uffici nelle principali capitali europee (Parigi, Milano, Berlino), ma in Germania è forte anche nel residenziale e in tutta Europa vanta investimenti e partnership con catene alberghiere. Standard and Poor’s ha appena alzato il rating della società a BBB+ con outlook stabile. La liaison con i francesi risale al 2007 e non è stata tutta rose e fiori. Anche in quel caso non sono mancate tensioni sulla governance fino ad arrivare a un sistema duale. Per evitare possibili imboscate tuttavia Del Vecchio, già maggiore azionista, nel frattempo rastrellò quote sul mercato, fino a portarsi a ridosso della soglia di opa, mettendo così fine alla questione.
Il controllo di Covivio non esaurisce però le ambizioni nell’immobiliare di Del Vecchio, che in Italia dallo scorso autunno si sta muovendo anche sul fronte sanitario, con focus sul business in Lombardia e, in particolare, a Milano, la città dove è nato nel 1935 e in cui vorrebbe creare un nuovo polo ospedaliero. Anche qui il cammino è lastricato di intoppi: l’idea era di veicolare nuovi progetti attraverso lo Ieo fondato da Umberto Veronesi ed Enrico Cuccia attraverso auna maxi donazione da 500 milioni di euro. Ma il piano, mai formalmente presentato in cda e differente rispetto al business plan impostato dal management dello Ieo, capeggiato dal presidente Carlo Cimbri e dall’ad Mauro Melis, era stato dapprima bocciato dai grandi azionisti (Mediobanca , UnipolSai , Intesa Sanpaolo , Pirelli e Generali ) e infine ritirato. Non abbastanza per indurlo a mollare. Una mano gli è stata data a febbraio da Unicredit che ha ceduto le sue quote nello Ieo alla Fondazione di Del Vecchio, contabilizzando una perdita di 39 milioni, «perché per il bene dell’Italia e degli italiani riteneva avesse senso avere un polo di ricerca oncologico e cardiologico», ha commentato il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier. «E ora vediamo che succede».
Con Delfin l’imprenditore di Agorso negli ultimi tempi ha ridefinito anche il futuro delle partecipazioni industriali, irrobustendo gli investimenti finanziari strategici, per esempio con i continui acquisti in Generali , dove punta al 5% del capitale (ma qualcuno sostiene che potrebbe andare anche oltre). Obiettivo: difenderne l’italianità e contare di più nel cda. (riproduzione riservata)

Fonte: