RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 24/04/2019

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La cessione di Unipol Banca a Bper ha ridisegnato il perimetro del gruppo bolognese guidato da Carlo Cimbri e saldato il legame con l’istituto modenese di Alessandro Vandelli. In carico alla compagnia ora è rimasta UnipolRec, la bad bank nata lo scorso anno dalla scissione di Unipol Banca, che si è liberata da una zavorra di 2,9 miliardi di npl. A questo stock di partenza si aggiungono ora gli ulteriori 1,3 miliardi che, in base all’accordo annunciato a febbraio, Bper potrà vendere alla società. A bocce ferme, quindi, Unipol avrà in carico un portafoglio dal valore nominale di 3,2 miliardi di euro, che per dimensioni si avvicina a quello di molte banche medie.
Tesla sfida Uber e Lyft nel servizio trasporto passeggeri: nel 2020 la società californiana punterò a portare su strada 1 milione di robo-taxi, ovvero vetture a guida autonoma prenotabili via app. La società di Elon Musk farebbe quindi proprio quello che oggi fanno le due compagnie leader negli Stati Uniti. Solo che al volante non ci saranno autisti. Lo ha spiegato il ceo in una conferenza riservata a media e analisti. Rispetto a Uber e Lyft, Tesla è d’altronde anche produttore di auto.
Deutsche Bank e Ubs sono in trattative per fondere le loro divisioni di asset management. Secondo il Financial Times, i colloqui fra le due banche sono «seri» e vanno avanti da circa due mesi. Più o meno, cioè, da quando Deutsche ha ufficializzato il negoziato per la fusione con Commerzbank . Il piano prevederebbe lo scorporo dell’unità di gestione del risparmio di Ubs che verebbe poi conferita in Dws, la società di asset management controllata al 79% da Deutsche e quotata l’anno scorso a Francoforte.

«Il sistema sanitario nazionale non regge. Era stato impostato su bisogni che negli anni sono fortemente cambiati. Oggi c’è richiesta di prevenzione e in più l’invecchiamento della popolazione impone risposte che il ssn non è in grado di fornire, tra l’altro nell’impossibilità di aumentare la spesa pubblica. Il fatto è che nessuno sembra porsi il problema del che fare e intanto la sanità scivola verso il privato tanto che tra 5 anni si calcola che ogni cittadino pagherà di tasca propria, per ottenere le cure, 900 euro, oltre a quanto paga per il ssn, in media 1,8 mila euro di tasse finalizzate al ssn»: Marco Vecchietti è l’ad di Rbm, una delle tre principali società (le altre sono Generali e Unipol) che si occupa di assistenza integrativa, le strutture di cura convenzionate (pubbliche e private) sono oltre 400.
Tetto massimo di 15 milioni di euro a titolo di aiuto per il finanziamento del rischio in favore delle pmi, da parte dei fondi pir (piani individuali di risparmio) e fondi venture capital. È questa una delle novità contenuta nella bozza del decreto ministero dello sviluppo e ministero dell’economia che dà attuazione alle disposizioni della legge di Bilancio 2019 sulla finanza per le pmi.
Contribuenti più tutelati dopo l’ultima riforma sul processo esecutivo (d.l. 83/2015). Pensione pignorabile e sequestrabile in sede penale solo per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale quando l’accredito in banca è antecedente la misura.
Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17386 del 23 aprile 2019, ha accolto il ricorso di un anziano il cui conto bancario era stato sottoposto a sequestro preventivo per un importo, a parere della difesa, troppo elevato.
In crescita la previdenza integrativa in Italia. Nel 2017, il mercato ha segnato un progresso del 42%, dopo il +26% registrato nel 2016. Nei prossimi cinque anni, il settore pensionistico privato avrà a disposizione un tesoretto di oltre 90 miliardi di euro. È quanto emerge dallo studio realizzato dalla Holding Progroup, società attiva nel mercato della previdenza integrativa.

 


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  • Donne manager penalizzate in Borsa guadagnano sei volte meno dei maschi
Tra i 250 manager più pagati della Borsa di Milano nel 2018, le donne sono solo 17. Rare come panda e costrette oltretutto ad accontentarsi di stipendi molto più bassi di quelli dei loro colleghi: i dieci maschi più ricchi del listino si sono messi in tasca in media una busta paga di 8,7 milioni a testa. Le dieci super-dirigenti al femminile si sono dovute accontentare (si fa ovviamente per dire) di 1,4 milioni. Nel 2011 il 93% dei consiglieri d’amministrazione erano maschi. L’introduzione della Legge Golfo-Mosca, che obbliga le aziende a garantire alle donne un terzo dei posti in consiglio, ha avuto l’effetto di smuovere un po’ le acque e oggi la percentuale al femminile dei cda è salita (per fortuna) dal 7 al 36%. Nel 2018 solo 14 delle quasi 300 aziende quotate aveva una donna come amministratore delegato.  E sul fronte delle remunerazioni le differenze restano abissali. Quarantanove dei 50 dirigenti più pagati in Borsa sono maschi. Percentuale anacronistica, rispettata anche scendendo di un piano alle buste paga tra i 500 mila euro e il milione, dove gli uomini stravincono un’altra volta 108 a 11.

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  • Quota 100? Lasciano solo in 128 mila
Andranno in pensione anticipata con «quota 100» meno della metà dei lavoratori previsti dal governo quest’anno e appena un terzo nel triennio 2019-2021. Lo Stato, nel triennio, spenderà circa 7,2 miliardi in meno rispetto ai 21 miliardi stanziati. Un bel tesoretto che solo per l’anno in corso vale 1,6 miliardi di euro. Lo prevede uno studio dell’Osservatorio Previdenza della Cgil. Che con Roberto Ghiselli chiede al governo di utilizzare i risparmi per accogliere le richieste del sindacato: uscita flessibile per tutti dopo i 62 anni, misure a sostegno delle donne e dei precoci, introduzione di «una pensione contributiva di garanzia per i giovani». Secondo le elaborazioni della Cgil «quota 100» sta tirando la metà rispetto alle attese. Evidentemente la riduzione implicita dell’assegno dovuta al pensionamento anticipato (meno contributi versati e coefficiente di calcolo più basso perché tiene conto del fatto che l’assegno verrà preso per più tempo) ha scoraggiato molti lavoratori.

  • Quota 100, ora la Cgil stima uscite anticipate per un terzo della platea
I nuovi pensionamenti anticipati con “quota 100” potrebbero fermarsi quest’anno attorno a 128mila, circa 162mila in meno della platea di 290mila stimata dal governo. La previsione è della Cgil, che ieri ha diffuso un report dell’Osservatorio previdenza della Fondazione Di Vittorio con le prime analisi prospettiche sull’impatto delle principali misure previdenziali contenute nel decreto 4/2019, esclusa l’Ape sociale. Nel triennio di sperimentazione le uscite effettive con “quota 100” – secondo questa analisi presentata ieri da Ezio Cigna, responsabile Previdenza della Cgil – si fermerebbero a un terzo del previsto: 325mila anziché 973mila. Allargando la proiezione anche all’impatto derivante dal blocco dell’adeguamento dei requisiti per le pensioni anticipate alla speranza di vita e di “Opzione donna”, nel triennio non verrebbero utilizzati 7,2 miliardi dei 21 miliardi stanziati in legge di Bilancio. Quest’anno dei 3,968 miliardi messi in campo non verrebbero utilizzati 1,6 miliardi, nel 2020 si prevede il mancato utilizzo di 2,9 miliardi e nel 2021 di altri 2,6 miliardi.
  • Cipolletta: «I Pir devono finanziare economia reale e venture capital»
La quadratura del cerchio è a portata di mano. Il matrimonio tra Pir e fondi di venture capital si può fare. Ne è convinto Innocenzo Cipolletta: in attesa della pubblicazione del decreto attuativo che dovrà dare vita ai nuovi Pir, il presidente dell’Aifi (l’associazione dei fondi di private capital) offre al «Sole 24 Ore» le soluzioni per superare ogni singolo “intoppo” che nel 2019 ha bloccato i nuovi Pir. Soluzioni che partono da un presupposto ben preciso: il tessuto economico italiano è costituito in gran parte da piccole e medie imprese non quotate in Borsa, per cui se si vuole far confluire parte del risparmio delle famiglie sull’economia reale da qui bisogna partire. Cioè dalle Pmi non quotate. «Bisogna sdrammatizzare – commenta Cipolletta – altrimenti non ci si muove più».
  • Deutsche, tra i piani B anche le nozze con Ubs nel risparmio gestito
Monta la speculazione intorno alle nozze Deutsche Bank- Commerz che rischiano di non arrivare all’altare. Mentre spuntano potenziali piani B. Uno scenario è stato evocato dal ceo di Ing, Ralph Hamers, che all’assemblea annuale ha rivelato agli azionisti l’interesse a considerare acquisizioni cross- border, a certe condizioni. Una considerazione che è suonata come una conferma alle indiscrezioni secondo le quali il gruppo olandese avrebbe messo nel mirino Commerzbank, dovessero appunto fallire i negoziati per la fusione tra le due banche tedesche. Per Ing la Germania – dove già è il terzo player bancario – è il mercato più importante dopo il domestico. Hamers ha ripetuto che Ing potrebbe considerare la crescita esterna per acquisire tecnologie o competenze che non ha.
  • Musk: auto autonome nel 2020 Ma il mercato non si fida più
Elon Musk spinge l’acceleratore dell’ottimismo per la sua Tesla. Alla vigilia d’un bilancio trimestrale che si preannuncia cruciale e in perdita, l’imprenditore-miliardario dell’auto elettrica che ama la ribalta con dichiarazioni e tweet shock, ha promesso l’avvento di una nuova generazione di robotaxi, veicoli interamente autonomi targati Tesla, entro il 2020. Per l’anno successivo le ambizioni sono ancora più grandi: le sue vetture non avranno neppure più bisogno di volanti oppure di pedali. Wall Street, che da inizio anno ha ormai spinto il titolo in ribasso di oltre il 20%, sembra però aver preso misure più caute degli annunci di Musk e chiede oggi prove su strada più che promesse. «Sembra un piano traballante», ha commentato uno degli analisti più caustici, Jeffrey Osborne di Cowen, parlando della rete di taxi robotizzati presentata da Musk durante il Tesla Autonomy Investor Day.

Covéa, la mutua francese, principale azionista di SCOR, non comunica le proprie intenzioni prima dell’assemblea generale di SCOR, di cui è il maggiore azionista con poco più dell’8% del capitale. Interrogato su questo punto martedì, a margine della presentazione dei risultati d’esercizio, il gruppo mutualista francese non si è pronunciato sulle sue intenzioni di voto. L’Assemblea generale dovrebbe avvenire in un clima di forte tensione dopo che la scorsa estate SCOR ha respinto un’offerta pubblica di acquisto presentata da Covéa e ha avviato un procedimento penale contro l’assicuratore e il suo amministratore delegato, Thierry Derez.