RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 17/04/2019

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La plenaria del Parlamento Ue ha approvato ieri in via definitiva il pacchetto bancario, la riforma delle autorità di vigilanza Ue e una revisione dello scudo anti-spread per le assicurazioni. Quanto al primo punto, a fronte di una stretta sui requisiti Mrel la normativa ha introdotto alcuni aspetti positivi per le banche italiane: «Siamo intervenuti con decisione per compensare i requisiti più esigenti di Basilea con misure mirate per i sistemi bancari votati all’attività commerciale come quello italiano», ha osservato ieri Roberto Gualtieri, presidente della commissione economica del Parlamento, che ha seguito i dossier, assieme a Banca d’Italia e Abi. «Si può sperare sempre di più ma questo pacchetto bancario è un passo avanti», ha detto il presidente Abi Antonio Patuelli.
I premi vita di puro rischio e le polizze malattia venduti in Romania da Generali Assicurazioni sono lievitati l’anno scorso di quasi il 70% mentre il settore danni non auto del gruppo assicurativo, nello stesso periodo, è cresciuto in Croazia per oltre il 50%. Sono alcuni effetti dell’accordo firmato a giugno 2018 dal gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet con Unicredit che ha coinvolto dieci Paesi dell’Europa Centro Orientale in cui l’istituto è presente con i suoi sportelli, dall’Ungheria alla Bulgaria, passando per la Croazia e la Slovenia. Per la banca guidata da Jean Pierre Mustier la partnership era, come noto, duplice: da una parte è stato firmato un accordo con Allianz per potenziare la vendita di polizze vita e danni, dall’altra con Generali l’attenzione è stata focalizzata prevalentemente sui prodotti cpi, ovvero le polizze legati ai mutui e ai prestiti.
Ania ha in fase di costituzione un fondo finanziato dagli assicuratori dedicato a investimenti infrastrutturali in Italia. Lo ha annunciato il presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, al convegno «Le infrastrutture materiali: solido pilastro di un processo di crescita». «Il fondo che sarà strutturato e gestito a condizioni di mercato e che riteniamo possa costituire un primo contributo del nostro settore, allo sviluppo di questi investimenti e alla attesa e necessaria ripresa economica e sociale del Paese», spiega. A livello europeo gli investimenti delle compagnie assicuratrici sono superiori a 11 mila miliardi di euro. «Sul piano nazionale, le imprese italiane hanno svolto un ruolo rilevante come collettori e gestori del risparmio; i loro investimenti sono circa 870 miliardi, circa metà del pil», sottolinea Farina. In conseguenza del prolungato scenario di bassi tassi di interesse e per meglio gestire i rischi, «le imprese assicuratrici hanno da tempo avviato un processo di diversificazione dell’asset allocation, riducendo il peso dei titoli di Stato in favore di bond societari, titoli azionari, minibond, private placement, e appunto, infrastrutture», ha sottolineato. «Il peso degli investimenti infrastrutturali nell’asset allocation degli assicuratori sta crescendo, ma sarebbe auspicabile una maggiore vivacità anche e soprattutto per le iniziative italiane». (riproduzione riservata)

Dal 2022 auto, furgoni, camion e autobus saranno equipaggiati con funzioni di sicurezza avanzate come l’assistenza intelligente alla velocità e il sistema avanzato di frenata d’emergenza e ci sarà miglior protezione per ciclisti e pedoni. Lo prevede un regolamento, approvato ieri dal Parlamento europeo con 578 voti favorevoli, 30 voti contrari e 25 astensioni, che sarà ora sottoposto all’approvazione formale del Consiglio dei ministri Ue per poi entrare in vigore dopo la pubblicazione. I veicoli a motore dovranno dunque essere dotati dei seguenti sistemi avanzati per veicoli: adattamento intelligente della velocità, interfaccia di installazione di dispositivi di tipo alcolock, avviso della disattenzione e della stanchezza del conducente, avviso avanzato di distrazione del conducente, segnalazione di arresto di emergenza, rilevamento in retromarcia e registratore di dati di evento («scatola nera»).

  • L’auto smart spinge l’internet delle cose
È stato l’anno dei contatori e delle auto smart. Sono questi i dispositivi che nel 2018 hanno trainato in Italia la corsa dell’Internet delle cose (IoT) verso i 5 miliardi di ricavi con un aumento di poco superiore a un terzo rispetto l’anno precedente e un trend allineato a quello delle principali economie della Eu. Più della metà del fatturato è realizzato da soluzioni per l’auto connessa e i contatori: in particolare l’exploit di questi ultimi è legato agli obblighi normativi che riguardano le unità per gas ed elettricità: nel 2018 la diffusione dei primi è arrivata al 43% mentre per i secondi al 22%. Anche l’auto si prepara ad un importante appuntamento con l’eCall: dispositivo obbligatorio dal marzo 2018 che in caso di incidente allerta automaticamente i servizi di soccorso. È quanto evidenzia l’Osservatorio «Buon compleanno Internet (of things)» del Politecnico di Milano che viene presentato oggi.
  • Abi: crescono prestiti e sofferenze
I prestiti concessi dalle banche italiane sono aumentati dello 0,8% annuo in marzo dopo il +1,1% di febbraio. È quanto emerge dal rapporto mensile dell’Abi. Nel dettaglio, gli impieghi al settore privato sono saliti dell’1% (+1,2% il mese precedente), così come quelli a famiglie e imprese (da +1,1% in febbraio, quando quelli alle aziende avevano visto una dinamica pari a -0,1% e quelli alle famiglie avevano fatto segnare un +2,6%).  Il tasso sui mutui è sceso all’1,87% in marzo, minimo dallo scorso agosto, dall’1,91% di febbraio: secondo il rapporto Abi sul totale delle nuove erogazioni di mutui quasi i tre quarti sono stati a tasso fisso: nell’ultimo mese la quota del flusso di finanziamenti a tasso fisso è risultata pari al 73,2% (70,8% il mese precedente). Quanto alle altre tipologie di prestito, il tasso medio su quelli alle società non finanziarie è stato pari all’1,43%, mentre il tasso medio ponderato sul totale dei prestiti a famiglie e società non finanziarie si è attestato al 2,58 per cento.
  • Previdenza Ue, i costi frenano la concorrenza
La concorrenza europea tra i fondi pensione parte con il freno a mano tirato. La causa? Le commissioni di trasferimento tra i Pepp, gli strumenti paneuropei di previdenza complementare che imporranno a chi intende trasferire la propria posizione un’onere fino allo 0,5% sul patrimonio previdenziale trasferito, oltre che le eventuali commissioni amministrative. Un balzello in grado di scoraggiare chi intenda preferire uno strumento previdenziale ad un altro, vanificando uno degli elementi distintivi per cui è stata predisposta l’architettura della previdenza complementare comunitaria, ossia la portabilità della posizione tra strumenti concorrenti. L’articolo 48 del Regolamento redatto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sui Pan-European Personal Pension Product (PEPP) indica infatti nel mezzo punto percentuale il limite massimo da applicare: il che ovviamente offre molto spazio ai provider per mantenersi a un livello decisamente inferiore. Tuttavia, è originale che l’indicazione dei costi sia relativa al patrimonio da trasferire.
  • Via libera al passaggio dall’Ape volontario e sociale a quota 100
Via libera anche al passaggio dall’Ape volontario (prepensionamento autofinanziato dallo stesso pensionando) a quota 100. In questo caso l’accoglimento della domanda di pensione anticipata comporterà la ridefinizione del piano di ammortamento del prestito che alimenta l’Ape stesso. Infatti il pensionando fruirà del finanziamento per un periodo inferiore a quello previsto inizialmente e di conseguenza si ridurrà il peso della rata di restituzione applicata sull’importo dei primi 20 anni di pensione. Queste sono alcune delle indicazioni fornite dall’Inps, sotto forma di domande e risposte, nel messaggio 1551/2019 pubblicato ieri e relativo a quota 100 e alle altre novità previdenziali introdotte quest’anno dal decreto legge 4/2019, tra cui l’opzione donna e il regime delle finestre della pensione anticipata, anche in cumulo contributivo.
  • Le Casse private potranno investire il 5% dei rendimenti in Welfare
Le casse di previdenza dei professionisti potranno investire il 5% dei rendimenti annuali nel Welfare attivo per stimolare lo sviluppo dell’attività professionale. Ma non è l’unica novità per il mondo delle Casse: a breve arriverà anche il regolamento sugli investimenti. È quanto ha anticipato il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, presente ieri a Roma al Forum In previdenza organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti. La norma del 5% potrebbe già entrare nel decreto crescita mentre il regolamento sugli investimenti potrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno: «L’ultimo veicolo possibile è la legge di bilancio 2020 – afferma Durigon – ma non escludo che venga licenziato prima».

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  • Axa è assicuratore di due aziende di ristrutturazione di Notre-Dame e di alcune opere esposte
La compagnia francese AXA ha detto di aver fornito la copertura assicurativa per due delle imprese appaltatrici che stavano lavorando al restauro di Notre-Dame prima dell’incendio che ha devastato la cattedrale.
Il fuoco ha strappato attraverso il tetto della cattedrale, dove gli operai da un certo numero di appaltatori stavano effettuando i vasti rinnovamenti ai supporti legno incorniciati della guglia.
Le due imprese di costruzione assicurate da AXA sono Europe Echafaudage e Le Bras Frères.
L’assicuratore francese ha anche detto di aver fornito una copertura assicurativa per alcune delle reliquie e delle opere d’arte religiosa esposte nella cattedrale.
Un portavoce di AXA ha rifiutato di stimare le potenziali responsabilità dell’azienda associate ai danni causati.
Il procuratore di Parigi Remy Heitz ha detto che non c’era alcuna indicazione evidente che l’incendio fosse doloso e che stavano lavorando sulla teoria che si trattava di un incidente.

Proprietario di Notre-Dame de Paris, lo Stato è anche il suo assicuratore. Ma se un’azienda dovesse essere ritenuta responsabile dell’inizio dell’incendio, i danni potrebbero essere a suo carico.
In ogni caso, l’incendio di Notre-Dame de Paris è anche un caso di studio per le compagnie di assicurazione. Lo Stato è proprietario della cattedrale fin dalla legge del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa, è stata segnalata al Ministero della Cultura, che non ha ancora fornito alcun dettaglio sull’aspetto assicurativo. Secondo diversi professionisti del settore intervistati da “Les Echos”, questo monumento storico non è assicurato in base al principio che lo Stato è il suo assicuratore. Spetta quindi alle autorità pubbliche assumersi i rischi e i danni.
Quasi il 37 per cento dei francesi sarebbe favorevole all’introduzione di un sistema di assicurazione obbligatoria della non autosufficienza al momento del pensionamento.
E’ quanto emerge da un sondaggio presentato martedì scorso e condotto su richiesta del think tank Le Cercle de l’Epargne e dell’associazione assicurativa Amphitéa, due organizzazioni vicine all’assicuratore AG2R La Mondiale Matmut.

Handelsblatt

 

  • Axa è assicuratore di due delle aziende di ristrutturazione di Notre-Dame.
In Francia si cerca la causa dell’incendio nella cattedrale di Notre-Dame. Non è ancora chiaro quali saranno i costi a carico di Axa. La compagnia ha annunciato che alcune delle reliquie e delle opere d’arte religiosa esposte nella cattedrale erano anch’esse assicurate da Axa.