Il private equity accelera ancora

Dopo un 2018 da record, l’avvio del 2019 registra un numero crescente di deal
Osservatorio Pem: nel primo trimestre 38 investimenti contro i 16 di un anno prima. Operazioni concentrate al Nord. Gli operatori internazionali pesano per il 44%. Oltre all’industria, bene le utility
di Ester Corvi

Dopo un 2018 record, il settore del private equity sta proseguendo il 2019 con un buon ritmo, visto che nei primi tre mesi ci sono stati 38 nuovi investimenti, 16 nel solo mese di marzo. Nello stesso periodo dello scorso anno, che si è rivelato molto soddisfacente, le operazioni erano state 33, a conferma della vivacità del settore. È quanto risulta dall’Osservatorio Pem di Liuc-Università Cattaneo, che elabora anche un indice trimestrale, il Private Equity Monitor-Pem, salito a quota 317, un valore mai registrato in questo periodo. Il Pem è calcolato rapportando il numero di operazioni nel corso del trimestre di riferimento al numero di investimenti realizzati nel primo trimestre 2003, utilizzato come base.
Tornando a marzo, le operazioni di buy out sono state predominanti sul mercato, con una percentuale ancora più elevata rispetto al trend consueto (69%), mentre le operazioni in capitale per lo sviluppo si confermano in ripresa (25% del totale). I due interventi di buy out rappresentano operazioni di add on, ovvero acquisizioni finalizzate alla crescita per linee esterne dell’impresa partecipata, sotto la regia dell’operatore di private equity.

Dal punto di vista geografico, l’attività si è concentrata nel Nord Italia (87%), e nello specifico in Lombardia, che da sola rappresenta il 56% del mercato. A livello di settori, il 37% delle operazioni è stata realizzata nel comparto dei prodotti per l’industria e il 25% in quello dei beni di consumo. Non sono però mancate iniziative in ambiti meno frequenti, come il cleantech, le utility e l’alimentare.
Le piccole e medie imprese rappresentano come sempre il principale bacino di riferimento degli operatori del private equity, anche se non mancano accordi di maggiore peso, come è successo lo scorso anno. Sul totale, le operazioni portate a termine dagli investitori internazionali sono state il 44%, a conferma dell’attenzione per le imprese italiane.
Fra i maggiori interventi, spiccano l’acquisizione di Phoenix Group da parte di Ambienta (con una valorizzazione degli asset aziendali oltre 200 milioni di euro), quella di Alice Pizza da parte di Dea Capital e di Offshore Lng Toscana condotta da First State Investment (400 milioni). Degni di nota l’ingresso di Tamburi Investment Partners in Oviesse (75 milioni) e quello di Dea Capital in Calvi Holding, con un investimento di 47,5 milioni di euro. (riproduzione riservata)

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