I Pir2 dividono Tria e gialloverdi

Nel dl Crescita è previsto un arrivo graduale al 3,5% in pmi e venture capital
Il testo uscito dal Mef intende risolvere la non immediata applicabilità delle norme previste dalla manovra 2016. Per Lega e M5S però così come strutturato depotenzia lo strumento
di Elena Dal Maso e Andrea Pira

Pir2 entrano nel decreto crescita. Lo schema entranto un documento di 74 pagine chiuso martedì 2 aprile, alle ore 14, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed entrato in pre-Consiglio torna sugli incentivi alle pmi. E, secondo quanto ha potuto leggere MF-Milano Finanza, il testo, che vede l’intervento del Mef, ha previsto un articolo 13 dedicato ai nuovi Pir, gli strumenti di investimento nel venture capital e nelle piccole e medie imprese, depotenziandoli in maniera significativa. Non è la prima volta che questo accade. Un primo tentativo era avvenuto lo scorso 27 marzo, con una bozza uscita dal Ministero delle Finanze molto simile a quest’ultima sul fronte degli investimenti nelle pmi. Peccato però che il testo atteso oggi in Consiglio dei ministri troverà i voti contrari del governo, sia fronte Lega, sia M5S, quando sarà discusso, «La bozza di pre-consiglio entra in un modo, esce in un altro», ha comnmentato una fonte romana a milanofinanza.it. E ha poi specificato: «Questo non significa che la posizione del ministro Tria sia in dubbio».
Che cosa hanno definito gli uffici del responsabile delle Finanze, Giovanni Tria? Una norma Pir2 a step, a gradini, che parte con un obbligo per i fondi comuni di investire in pmi e venture capital un iniziale 0,71% nel 2019, percentuale che salirebbe al 2,14% nel 2020 e al 5% nel 2021. In questo modo Via XX Settembre intende corregge quelle che sono percepite come storture della legislazione prevista nell’ultima legge di Bilancio. Norme utili all’intento di sostenere le pmi, si legge nella relazione illustrativa, «ma non di immediata applicazione da parte degli operatori, stante l’attuale situazione di mercato. Ciò ha provocato una oggettiva riduzione degli investimenti effettuati utilizzando l’agevolazione Pir». I decreti attuativi su cui ha lavorato il ministero dello Sviluppo economico di concerto con il Mef, dove sono per ora fermi, prevedono invece ben altro. Ovvero l’obbligo dei fondi comuni di nuova costituzione di investire il 3,5% della raccolta in pmi (quotate e non) e il 3,5% nel venture capital.

Al centro della proposta, far crescere il segmento delle piccole e medie imprese di Piazza Affari, l’Aim. E in tal senso il governo mira a includere almeno i due terzi dell’Aim fra le società investibili dalla nuova normativa. I decreti attuativi sui Pir2, rimasti fermi un mese al ministero dello Sviluppo economico, sono approdati, dopo una serie di revisioni, a metà marzo al Mef, dove vi ha lavoranto un’equipe di esperti, che ha messo a punto una decina di pagine di articoli nei quali alla fine risultano essere Pir2-compliant, investibili, circa 70 delle società attualmente scambiate sul segmento Aim di Piazza Affari. E questo è uno dei due interventi del governo sulle pmi.
L’altro, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è contenuto in nuce nel Decreto Crescita e riguarda la defiscalizzazzione degli Eltif. Sono i fondi chiusi di nuova generazione che investono in pmi non quotate e quotate per un arco temporale minimo di 5 anni, anche se esiste la possibilità che l’obbligo venga allungato a 7 anni. In questo caso l’incentivo sarebbe importante, ovvero la possibilità di detrarre il 30% di quanto investito. La specifica fiscale verrà invece messa a punto in un secondo momento attraverso un emendamento parlamentare. Sono state le stesse società di gestione a chiedere alla politica una misura specifica per gli Eltif, perché essendo fondi chiusi non hanno l’obbligo di definire quotidianamente il valore delle partecipazioni, soprattutto quando queste ultime sono in società non quotate. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf