Medici, pensionati su del 4%

Diritto e fisco
Dati enpam
di Simona D’Alessio

Escalation nel 2018 della «gobba» previdenziale dei «camici bianchi» del nostro Paese: è nella scorsa annualità, infatti, che ha cominciato a far sentire i suoi effetti la riforma varata dall’Enpam (l’Ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri) nel 2013, facendo aumentare il numero dei pensionati a 116.198 (+3,96%), mentre gli iscritti attivi alla Cassa raggiungono quota 366.084. E, se l’impennata riguarda tutte le gestioni, in vetta per i soggetti andati in quiescenza c’è la medicina generale (+23% di nuovi percettori di prestazioni), ma percentuali a doppia cifra si rilevano pure nella specialistica ambulatoriale e nella «Quota B» (i liberi professionisti), che crescono rispettivamente del 10 e del 12%, uscite che, viene puntualizzato, non impediscono alla gestione previdenziale di poter vantare al 31 dicembre dell’anno passato «un saldo positivo di 1,16 miliardi di euro».

È lo scenario tracciato dal bilancio consuntivo per il 2018 dell’Ente presieduto da Alberto Oliveti, su cui i membri dell’assemblea nazionale hanno acceso il semaforo verde lo scorso sabato; tra i dati salienti del documento c’è l’avanzo economico che vale più di 1,3 miliardi, sorpassando le stime del bilancio preconsuntivo (che prevedeva un risultato positivo di 975,7 milioni), mentre il patrimonio lambisce oramai i 21 miliardi, con un progresso di circa il 6,4%, al confronto con il 2017, somme che fanno sì che la riserva legale (il «quantum» che, per legge, deve consentire di pagare le pensioni per almeno 5 anni, in assenza di contributi) si attesti a «12,76 anni». Malgrado le turbolenze sui mercati finanziari, l’Enpam ha chiuso i conti con circa 229 milioni portati nelle sue casse dall’amministrazione del patrimonio (mobiliare ed immobiliare), in crescita rispetto alle previsioni di 151 milioni. In particolare, segnala la Cassa, il «mattone» detenuto ha fruttato rendimenti pari al 3%, soprattutto grazie alla «buona performance dei fondi e alle plusvalenze generate dai progressi nella dismissione del comparto residenziale, a Roma, pari a 38,4 milioni».

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