Globalizzazione sanitaria: ci faranno diagnosi radiologiche dall’India

Il mercato spinge a sviluppare medicine e tecnologie innovative
Anche nella sanità il digitale porta all’abbattimento di confini

Ovviamente nei paesi ricchi la vita media è più lunga, ma il progresso a livello generale è sicuramente impressionante mentre marciamo verso la soglia degli 8 miliardi di persone al mondo. E’ pur vero che la logica di mercato applicata alla sanità ha prodotto danni inenarrabili: dall’insulina salvavita che negli Usa ha prezzi da ristorante stellato, allo stress del personale medico in tutta Europa, alla mancanza di risorse importanti in paesi poveracci come la Grecia ed a breve, l’Italia. E’ proprio il mercato che spinge a sviluppare medicinali e tecnologie innovative, perché a mangiar poco e bene non si arricchiscono imprese farmaceutiche, biomedicali ed assicurative.

Con digital healthcare si intende un insieme di tecnologie che hanno lo scopo di personalizzare le attività di diagnostica e di controllo delle condizioni del paziente. Si va dai wearable come Fitbit che consentono di monitorare movimento, calorie, ore di sonno, all’utilizzo di intelligenza artificiale per accelerare lo sviluppo delle nuove molecole farmacologiche. Effetto collaterale della democratizzazione della medicina attraverso il digitale è che proviamo a curarci con Google, o peggio mettiamo in dubbio le raccomandazioni dei medici andando a compromettere la salute nostra e dei vicini, come nel caso dei vaccini.

Questa stessa democratizzazione informatica porta a maggior stress del sistema sanitario pubblico, perché il mercato porta all’adozione di servizi remoti (diagnosi radiologiche fatte in India) e di conseguenza di protocolli di sicuro standard, a tutto beneficio delle industrie farmaceutiche ed assicurative che fanno lobby pro domo loro. Ecco quindi che come nell’economia, dove il ceto medio europeo si lamenta della perdita di potere di acquisto senza considerazione dell’eliminazione della povertà in Cina, anche per la salute, il digitale porta all’abbattimento di confini che non sono necessariamente utili per il paziente e la sua qualità della vita. Ciò che importa è che ognuno di noi sia padrone delle nuove tecnologie digitali.

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